[Autori] Hans Christian Andersen

Il triste anatroccolo

Dalla rivista: Oggi – 13 Aprile ’05 n°15
Il mondo festeggia il bicentenario della nascita di Andersen
Ma è stato molto infelice. Era ipocondriaco, aveva paura di tutto e non si è mai sentito amato.

di Alessandra Casella

Un giorno una povera lavandaia danese chiese a una veggente di predirle il futuro del figlio, un bambino alto alto, magro magro, con mani e piedi enormi e un naso lunghissimo. Solo gli occhi azzurri e sognanti lo salvavano da una bruttezza senza speranza. La veggente disse che un giorno l’intera città Odense, dove era nato e viveva il piccolo, sarebbe stata illuminata a festa in suo onore. Cosa che regolarmente accadde nel 1875, alla morte del ragazzino ormai vecchio. E che accade anche oggi, in cui Odense e Copenaghen festeggiano con un anno di iniziative il bicentenario della sua nascita. Perché quel bambino si chiamava Hans Christian Andersen, e sarebbe diventato il più famoso autore del mondo di fiabe per bambini. Sulla vita di Andersen in Italia non è stato pubblicato quasi nulla, mentre le sue fiabe si trovano nel catalogo di qualsiasi editore per l’infanzia.
Varmer Hjordis e Brogger Lilian hanno raccontato in un libro per ragazzi “La favolosa vita di Hans Christian Andersen“, interessantissimo anche per gli adutli, e Alison Lurie dedica ad Andersen un capitolo del suo illuminante e divertente studio psicologico sugli autori per l’infanzia, “Bambini per sempre“. Eppure la vita di Andersen ha avuto davvero i contorni di una favola: una fiaba un po’ triste, come quelle che scriveva (la maggior parte non ha lieto fine), ma certo magica e avvincente, tanto che lui stesso intitolò la sua autobiografia “La fiaba della mia vita“. Era figlio di un ciabattino (che morì quando aveva undici anni) e di una lavandaia con una propensione al bicchiere che sfociò in alcolismo.

Cantando riuscirà a sopravvivere alle fatiche del lavoro in una teleria e in una fabbrica di sigari. Ma Hans Christian sa bene che il suo destino è un altro: sogna di diventare attore, e a soli 14 anni va a Copenaghen. Come ballerino è ridicolo, e fame e freddo gli tolgono l’unica vera chance, la sua bella voce. Ma Hans Christian, che ormai ha 17 anni, non demorde. Finalmente, Jonas Collin, consigliere del re, decide che il ragazzo ha talento, e lo manda a studiare “a spese del re”. Hans Christian aveva una vera ossessione per i ricchi e soprattutto per i nobili: l’essere accolto nelle case più importanti era per lui il vero metro del successo, e le sue origini gli causavano grande vergogna, tanto che, pur mandando dei soldi alla madre, la lasciò morire nell’ospizio dei poveri. La fama cominciò ad arrivare con la pubblicazione delle sue poesie e dei suoi libri di viaggio (Il bazar di un poeta, resoconto del suo viaggio in Italia). Fazi Editore ha appena proposto un suo romanzo per adulti, Solo un violinista. Ma è con le fiabe, pubblicate solo nel 1835, che il suo sogno di gloria si avvera. Il suo sogno d’amore, invece, è destinato a rimanere tale: per quanto s’innamorasse sia di uomini sia di donne, fu sempre rifiutato. Aveva una personalità bipolare, che lo faceva passare dalla gioia al dolore, era ipocondriaco e affetto da fobie. Se c’è una fiaba che rispecchia l’aspetto di Andersen e il suo doloroso senso di esclusione, questa è Il brutto anatroccolo. Ma sono le sue favole a essere diventate cigno per lui, e a far sì che tutto il mondo quest’anno ricordi l’uomo triste che nessuno aveva saputo amare.

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