[Il Grande fiume] Bestiario Podiense

Il Bestiario Podiense

(Gazzetta del Po n.6 del 10 Febbraio 2007)

Ed eccoci qui, al tavolo di un’osteria, a parlar con la gente, a raccontare storie di strane creature, dei quali si dice di aver visto chi un’ombra, chi delle impronte, chi ne ha sentito l’acuto verso, chi solo i fruscii di foglie e di canne.
Storie create per spaventare o avvertire i più giovani a rispettare le regole; ed è da questi racconti che nacque, nel 1984, il Bestiario Podiense (S. Scansani, M. Setti), una raccolta di 21 tavole, ognuna dedicata ad una diversa creatura, le quali rappresentano, attraverso la loro storia ed i modi di dire che le accompagnano, i vizi, le virtù, le paure e le ansie degli uomini. Tutt’oggi, nonostante lo sviluppo tecnologico/culturale della popolazione, queste figure riaffiorano nei sogni, nelle battute spontanee, in un lapsus. Abbiamo così al Babau, un fantasma abitatore delle tenebre che, senza forma o dimensione, sbuca all’improvviso: «V’è via putìn, se no a salta föra al Babau!».
Oppure c’è al Pidrüs, un animale anch’esso inesistente, che rappresenta la balordaggine: «Andöm in d’la val a ciapàr al Pidrüs.». Se si è pigri si assomiglia al Dormalora, se si è testardi si può esser bonariamente paragonati al Marturel e se si è degli approfittatori «At’se mé na Begasüchera».
Queste e molte altre sono le creature nate dalla fantasia degli anziani che, fin da tempi remoti, amavano narrare, nei filòs, le storie per inorgoglire se stessi, rendere più coraggiosi i giovani e stupire donne e bambini.
Storie di creature che si nascondono tra le foreste di pioppi, immerse nella nebbia, in quelle zone lontane dal progresso dell’uomo, dove ancora oggi si narra siano assopite.

fiore

Approfondimento: Un bestiario, o bestiarum, è un compendio che descrive animali non convenzionali, o bestie.
Nel medioevo si trattava di una particolare categoria di libri che raccoglievano brevi descrizioni di animali (reali ed immaginari) accompagnate da spiegazioni moralizzanti e riferimenti tratti dalla Bibbia. Altre raccolte, simili per l’impostazione ma di diverso argomento, sono riscontrabili nei lapidari (che raccoglievano le proprietà delle rocce e dei minerali) e negli erbari (spesso di carattere medico, descrivevano le virtù delle piante).
L’origine remota di questi testi, che non hanno alcuna valenza scientifica o naturalistica, è da ricercarsi nell’opera greca Physiologus, fisiologo (studioso della natura) che offriva l’interpretazione degli animali e delle loro caratteristiche in chiave simbolica e religiosa (quindi, per esempio, il leone, re degli animali, è associato a Cristo). Il testo fu tradotto anche in latino e nel corso della storia si è arricchito di dettagli ed immagini sviluppandosi nei bestiari veri e propri.
Altre fonti sono invece da ricercare in autori latini tra cui Plinio il vecchio, Solino, S. Ambrogio. Benché normalmente incluse nel testo dei bestiari le sezioni sugli uccelli possono, in qualche caso, essere estrapolate e conservate in manoscritti i cui testi sono detti aviarii. I bestiari si diffusero soprattutto tra Francia e Inghilterra nel XIII-XIV secolo anche se non mancano testimonianze posteriori tuttavia molto inferiori dal punto di vista della realizzazione artistica. Le cause di raccolte di animali immaginari in appositi Bestiari, frutto della pura fantasia dell’uomo sono molteplici. Determinanti le minori conoscenze scientifiche e quindi l’attaccamento alle tradizioni locali e leggende pervenute da lontano, ma incrementarono la fantasia umana la condizione storica geografica e territoriale. Quei tempi erano caratterizzati dal fatto che i paesi erano fortificati e isolati a causa delle numerosissime invasioni ed erano collocate a ridosso di un bosco il quale garantiva un’ottima rifornitura di legname, molto usato ai tempi. Nasceva un legame di dipendenza con la foresta ma anche una sorta di fascino e inquietudine dato che al tramontare del sole il bosco era profondamente sinistro data la sua macchia fitta e profondamente buia, frequentato solo dai suoi inquilini selvaggi come lupi o altri animali. La suggestione del luogo portava la gente a tenersi lontana durante la notte e i suoni degli animali venivano interpretati come demoniaci e sovrannaturali. Dopotutto anche noi, dotati di infinite nozioni scientifiche nell’era della scienza e della tecnologia, ci facciamo coinvolgere dalle paure più comuni come temere un bosco di notte e interpretare ogni suono come proveniente da sconosciuti mondi. L’uomo inoltre tende a mitizzare ciò che non conosce e di cui non sa o non è capace a controllare per esorcizzarne il terrore per esso. Un aspetto molto importante per la miniatura medievale è la presenza di ricchi cicli di illustrazioni, sia per quanto riguarda gli animali (quadrupedi, pesci od uccelli), sia per quanto riguarda temi più direttamenti attinenti alla religione (storia della creazione degli animali dal libro della Genesi).

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