Celti: cicli narrativi

Gli antichi Irlandesi facevano una distinzione nel loro patrimonio culturale fra le storie principali (vicende guerresche, racconti di razzie clamorose, avventure, viaggi, grandi amori, tragedie e catastrofi) e le storie secondarie (visioni, viaggi nel “mondo parallelo”, nascite speciali o comparsa miracolosa di nuovi elementi nel paesaggio e satira).
per quanto riguarda la tradizione leggendaria irlandese può essere suddivisa in cicli narrativi.
Ad un primo gruppo sono da associare tutti i racconti mitologici relativi alla formazione del paesaggio irlandese e ai popoli che l’hanno abitato. Si narrava di cinque invasioni, successive ad un “Grande Diluvio”.
La prima invasione narra dell’abbattimento della locale stirpe dei Fomori, viste come creature demoniache con una sola gamba o come pirati del mare, da parte dei Tuatha de Danaa, la tribù della dea Dana, che dopo varie vicende cedette il potere al figli di Lil e si ritirò nel Sidh. Le storie degli uomini s’intrecciano con quelle degli dèi:
meno solenne è il successivo ciclo degli Ulaidh o dell’Ulster che mette a fuoco la figura dell’eroe, in particolare di Cu Chulain. I protagonisti di queste storie sono esperti in arti magiche, hanno stretti contatti con gli dèi e compiono di frequente viaggi nell’aldilà.
Quella che i druidi definivano “condotta virile” trova espressione in questo ciclo, anche se sono presenti importanti figure femminili, come quella della regina Maeve (o Medb). Costei regnava sulla regione del Connaught ed entrò in conflitto con il re Aillil. Oltre che trasparente richiamo alla distruttività che si scatena quando i due sessi si pongono in un rapporto conflittuale, il racconto è anche la prova dell’indipendenza e del potere che la donna poteva conseguire nel mondo celtico sfruttando anche la sottile arte della seduzione. In effetti altro argomento del ciclo è il corteggiamento, consiste in una serie di prove che l’eroe deve affrontare per essere degno dell’amata.
Di tre secoli successivo è il ciclo di Finn, in cui l’eroe guerriero Finn Mac Cumaill (o Fion Mac Cool), capo carismatico di una banda di uomini armati (fian) uniti da un destino comune, al servizio di una causa o di un sovrano. Attraverso queste storie, si presuppone, nacquero i primi spunti per l’ideologia cavalleresca medioevale.
Nel ciclo storico o dei re, infine, si raccontano vicende dinastiche e avvenimenti di corte relativi ai sovrani Irlandesi dal III al VII secolo d.C. non senza concessioni magiche…
Un cenno a parte il Mabinogion, un manoscritto medioevale che raccoglie le tradizioni leggendarie del Galles. La figura dominante è quella di Pwill, signore di Dyfed. Da quest’opera sono state tratte informazioni preziose circa il modo di concepire l’Aldilà da parte dei Celti.
Nel Mabinogion è presente anche il Calderone della Rinascita, da dove sembra essersi sviluppata la leggenda del Graal.

Il ciclo di Artù

Nell’immagine del Calderone dell’Abbondanza o della Rinascita sarebbe da ricercarsi l’origine delle storie sul Graal e del ciclo di Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.
Il recipiente in grado di ridare la vita e di fornire nutrimento e benessere a chiunque sarebbe diventato la coppa dove Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo portandola con sé, poi, in Inghilterra e affidandola poi ad un gruppo di “prescelti”.
Con il passare del tempo la reliquia scomparve e alla sua ricerca si dedicarono i cavalieri più nobili e coraggiosi.
In una versione della leggenda fu Uther Pendragon a ricostituire su suggerimento di un mago, Merlino, la Tavola Rotonda, per raccogliervi attorno i servitori del Graal
La versione che attribuisce questo compito a re Artù sembra essere frutto di un’ulteriore mediazione cristiana.
Gli “ingredienti” celtici nel ciclo arturiano sono: l’affinità tra le prove affrontate dai cavalieri nella cerca del Graal; i tratti spiccatamente druidici del Mago Merlino; la presenza nei racconti di località più o meno reali già presenti nelle leggende non cristiane, come Avalon e Glastonbury.
Altra storia non direttamente connessa al ciclo arturiano, ma dello stesso periodo è “Tristano e Isotta”, un triangolo amoroso provocato da un filtro bevuto inavvertitamente dai due protagonisti.

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