Celti: La Magia della parola

La musica doveva avere grande importanza nel mondo celtico, anche se la documentazione al riguardo è scarsa.
Già nei secoli in cui si diffuse la cultura di Hallstat era usata per l’intrattenimento nelle occasioni conviviali e nei rituali funebri.
Tra gli strumenti utilizzati vi era la lira a quattro corde, i flauti a più canne, i flauti singoli o doppi e il corno ricurvo (utilizzato probabilmente come mezzo di segnalazione, così come alla tromba doveva essere riservato un utilizzo bellico); non si hanno prove invece dell’uso della zampogna o della cornamusa prima del Medioevo.
La tradizione letteraria è più ricca di riferimenti per quanto riguarda l’arpa druidica. I Druidi, probabilmente utilizzavano l’arpa come strumento di guarigione. L’abilità nel suonare questo strumento fu una delle credenziali che il dio Lug esibì per essere accolto nel consesso dei Tuatha de Danaan esibendo la “melodia del sonno”, quella “della commozione” e quella “della felicità”. Il dio Dagda possedeva, invece, un’arpa in grado di muoversi da sola se veniva invitata a farlo con gli appellativi di “dolcissima mormoratrice”. o “cornice quadrangolare dell’armonia”.
Il telaio dell’arpa veniva ricavato,fino al 1700, dal legno di salice, mentre il numero di corde andò aumentando con il passare del tempo.
Dopo la vittoria degli inglesi nel 1601, fu proibita la musica d’arpa e dopo due anni fu proibito suonarla anche a poeti e arpisti d’irlanda. I pochi sopravvissuti coltivarono in semi clandestinità la loro arte e la buona parte delle composizioni fu perduta.

Il Canto

Per quanto riguarda il canto riportava sorprendenti affinità con delle forme tradizionali indiane.
Il canto tradizionale irlandese non accompagnato da strumenti musicali viene oggi chiamato “sean-nos”(= “vecchio stile”), questo termine venne usato per la prima volta in una competizione nel 1904 come traduzione dall’inglese “traditional singing (in the old style)” ovvero: “canto tradizionale (alla vecchia maniera)“, per differenziarlo dal più diffuso stile vibrato.
Il successo della definizione “sean-nos” arrivò col revival celtico (a partire dal 1893); la moda cittadina irlandese, portata avanti dalla sofisticata borghesia che amava parlare inglese, richiedeva chevenisse ben distinto il gradevole canto inglese moderno dall’indigesto vecchio modo di cantare in gaelico.
In realtà il sean-nos possiede delle caratteristiche proprie, e non è una mera distinzione dal canto moderno English-style.
Sean O’ Riada (nel 1962) e Saoirse Bodley (nel 1972) hanno individuato le caratteristiche principali del sean-nos:

  • Una voce nuda (non dolce, e con una certa fierezza naturale);
  • Niente vibrato;
  • Niente dinamica (forte/piano);
  • L’emozione è espressa attraverso l’uso dell’ornamentazione vocale, che varia da cantante a cantante;
  • Ritmo libero, non metronomico;
  • Il significato delle parole impone un canto dal cuore, con anima;
  • Spesso enfasi sulle consonanti L, M, N, R per facilitare il ritmo libero e creare un effetto di drones;
  • A volte nasalizzazione;
  • La musica ha la precedenza sul testo;
  • Spesso vengono introdotte sillabe senza significato;
  • Uso della pausa drammatica (glottal stop);
  • Assenza di accompagnamento;
  • Principio di variazione (la melodia varia di verso in verso e da una performance all’altra);
  • Canto in lingua irlandese.

Nonostante questa precisa categorizzazione, in generale il termine sean-nos viene comunemente usato per indicare qualsiasi canto in gaelico senza accompagnamento.
Tre sono gli stili principali in Irlanda, riferibili alle tre conteediUlster, Connacht, e Munster, ma anche nelle altre contee (specie nella contee di Cork) esistono tradizioni di sean-nos.
Molto spesso il sean-nos è accompagnato da danze create appositamente per essere eseguite senza accompagnamento strumentale.
Seamas Mac Mathuna ha scritto:

“Il canto Sean-nos è contemporaneamente la più amata e la più oltraggiata, la meno ascoltata e la meno compresa parte di quel corpo musicale generalmente ritenuto Musica Irlandese Tradizionale. … E’ la meno compresa perché, tecnicamente ed emozionalmente, è la parte più complessa di questo corpo musicale.”

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