Celti: La religione

Quello che affronterò ora è un discorso molto particolare in quanto ogni singola tradizione celtica è un ammasso di leggende, racconti e superstizioni da prendere con le pinze. Bisogna, innanzitutto, tenere ben presente del numerosissimo frazionamento in piccole tribù delle popolazioni celtiche, ogni tribù aveva un suo Druido, uno suo custode del sapere, e di conseguenza la visione della cosmologia celtica variava da una tribù all’altra anche in modo piuttosto evidente.

Gli Ulati, la popolazione più “primitiva” che giunse in irlanda prima di tutti (con la 2a migrazione), narravano che in principio non vi era nulla se non un ammasso di energia ribollente talmente potente da non poter essere compreso in nessuna forma, nessun tempo, spazio o parola.
Qualcuno disse che il suo nome era composto da 13 lettere scelte puramente a caso e ripetute 256 volte. Dunque il suo nome, fondamentalmente, non era mai lo stesso.
Questo ammasso di energia dormiente un giorno, mentre si muoveva su se stesso, si rigirò completamente, le scie che si lasciò dietro, prodotte dal suo movimento, crearono il cosmo per come noi lo conosciamo.
Le scie a loro volta si divisero in tre strati: il primo è il mondo degli dei, dove l’energia rimane pura e le forme non servono; il secondo è il mondo materiale, riflesso del primo ma bloccato dalla barriera formata dall’Ordine; il terzo, infine, è il mondo dei morti, il mondo in cui la luce degli dei si smorza e dove ogni cosa riposa prima di essere risistemata, cancellata e rispedita sugli altri mondi.

Lo spirito della materia

Sono state censite più di quattrocento divinità Celtiche, ma in realtà il Celtismo è una religione profondamente unitaria.
I Druidi alimentavano nel loro popolo il rispetto per la Natura come madre sacra di tutti i viventi. Questo atteggiamento di fondo comportava che non avesse senso per i Celti la distinzione tra sacro e profano, materia e spirito, corpo e mente e che il molteplice di cui fanno esperienza i sensi potesse essere ricondotto ad un “principio unico”, l’Oiw. L’Oiw è corredato da gerarchie celesti che si manifestano attraverso le forze della Natura.
Il Sole è il simbolo visibile dell’Oiw. Da esso emanano tre raggi, ovvero le tre forme di energia da cui dipende l’ordine dinamico del cosmo: Amore, Forza e Conoscenza.
Il contatto con il divino si realizzava in quei luoghi che permettevano di avvicinarsi maggiormente al grembo della Terra. Qui si deponevano le offerte votive come armi o oggetti d’uso comune.
Con il Cielo ci si metteva in relazione là dove menhir, dolmen e cromlech indicavano la via più diretta. Il bosco si presentava come il luogo sacro per eccellenza.
Un’altra esigenza “spirituale” dei Celti era quella di un punto di riferimento, di un “centro” ordinatore da cui poter dedurre la sicurezza dell’ordine sul caos.
Per questo venivano costruiti santuari rudimentali costituiti da quattro pali nei punti cardinali attorno ad un palo centrale.
La sacralità del luogo ne consacrava il sovrano, stabilendo un legame molto forte tra divinità e legalità.

Luce e tenebre

Nonostante sia dominante la ”visione notturna” della mitologia celtica, è il Sole ad essere il simbolo visibile dell’Oiw.
Comunque il modo di ”vivere” il Sole dei Celti è particolare, ne colgono anche gli aspetti distruttivi, come le terribili siccità. Da ciò deriva anche il grande rispetto per l’acqua, elemento femminile. Per i Celti ogni forma in cui si presenti l’acqua è governata da uno ”spirito” che, se opportunamente venerato poteva portare benefici nell’anima e nel corpo.
Veneravano la Terra, che offre il suo grembo all’azione fecondatrice del Sole.
La Luna era collegata al ciclo invisibile di vita e morte. Al Sole era anche ricondotta la funzione guerriera, e quindi a un’azione in grado di produrre morte. Lo stesso Sole, infine, dopo il tramonto compiva un viaggio negli Inferi per riapparire all’alba dopo aver ”fatto morire” le stelle.
Nei racconti relativi alle divinità s’intrecciano episodi di luce e di vita, come di tenebre e di morte.
Per esempio di Karidwen si racconta che per donare l’ispirazione al giovane Taliesin (il più grande poeta gallese) lo divorò, lo rigenerò nel suo grembo e, dopo averlo partorito lo gettò nell’acqua.
Anche Rhiannon era stata condannata a custodire le porte degli Inferi per un sospetto d’infanticidio; a lei si dava anche la colpa degli incubi notturni.
Bo Find, la bianca, o ”Luminosa”, era una mucca alla quale gli Irlandesi riconoscevano il dono di tutto il loro prezioso bestiame, sarebbe sprofondata subito dopo in una buia caverna e pare che sia ancora lì in attesa.
Dana, oltre che ad incarnare la Luna, sembrava regnasse sullo stesso Sole.
Infine, il culto delle Vergini nere, e i rituali notturni ad esso attribuiti, è ritenuto di derivazione celtica, e ha costituito per secoli motivo di persecuzioni.

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