Celti : La romanizzazione del mondo celtico

Dopo un intervento punitivo contro i Germani nell’autunno del 55 a.C., Cesare programmò una prima spedizione in Britannia convinto che avrebbe domato le tribù galliche se avesse tagliato i loro collegamenti con l’isola.
Questo primo tentativo fallì poiché buona parte della flotta fu distrutta da una tempesta, coloro che si salvarono erano troppo pochi per sostenere lo scontro.
Nella primavera dell’anno successivo Cesare organizzò un’altra spedizione. I Britanni lo lasciarono sbarcare indisturbato, poi lo attaccarono all’improvviso; sapendo sfruttare al meglio ogni difesa naturale, riuscirono a tener testa ad una forza numericamente superiore. Tuttavia i Romani alla fine riuscirono ad avere la meglio con la loro tecnica di sfondamento.
Allora i Britanni accantonarono le loro lotte tribali interne ed elessero un unico capo, Cassivellauno, re dei Catuvellauni. Dopo alcuni colpi inattesi da parte dei Romani, la resistenza britannica s’indebolì, gli invasori superarono il Tamigi e a spingersi fino a Londinum (Londra). I romani conquistarono la fortezza di Cassivellauno e debellarono un ultimo tentativo di rivolta. Cesare ottenne, come atto di sottomissione, un tributo annuo.
La conquista vera e propria dell’isola però fu opera dell’imperatore Claudio, nel 43 d.C., mediante Aulo Plauzio, generale che operò fino al 47 d.C. in Britannia. Tra le sue ragioni ci fu quella di rendere più sicure le coste francesi disturbate dai pirati britanni, ma soprattutto la sua azione fu diretta contro Cunobelino, successore di Cassivellauno, che non rispettava i patti contratti con Giulio Cesare. Dopo una prima battaglia Aulo Plauzio fu sostituito da Ostorio Scapula, che sconfisse Caractaco in Galles nel 51, con l’aiuto di Cartimandua, regina dei Briganti, che tradì il proprio popolo.
Ma i fautori della conquista più significativa furono i mercanti e i coloni, che avevano lentamente modificato usi e costumi della Britannia centro-meridionale. Solo le popolazioni del Nord, Briganti, Pitti e Scoti, si tenevano fuori dell’orbita romana.
Nel 60 giunse in Britannia il governatore Svetonio Paolino, che represse un movimento di rivolta nel Galles settentrionale, ma poi venne fatto arretrare da una successiva rivolta capitanata da Boudicca, principessa degli Iceni. Ma alla fine anch’essa soccombette e con la morte di Boudicca ebbe fine la resistenza celtica nella Britannia meridionale.
Dal 78 all’84 il governatorato della Britannia fu consegnato dall’imperatore Vespasiano a Giulio Agricola, che si fece carico di sette spedizioni, si spinse fino alla Scozia orientale e batté Calcago, capo dei Pitti.
Per garantire la sicurezza della provincia, l’imperatore Adriano (117-138) collocò delle truppe stabili sul confine e costruì il famoso Vallo. L’imperatore successivo, Antonino Pio (138-161), fece arretrare la tribù dei Caledoni e costruì un’altra fortificazione a Nord.
La dominazione romana ad ogni modo non segnò profondamente il tessuto culturale dell’isola.
Dopo la conquista di Augusto, in Gallia ci furono altri due tentativi di resistenza, il primo fu organizzato da Giulio Vindice nel 68 d.C. contro l’imperatore Nerone. Il secondo, invece, si svolse nella zona del basso Reno, dove Giulio Civile, capo dei Batavi, fece insorgere le tribù galliche per poter costituire uno stato indipendente, ma la superiorità delle truppe imperiali e la scarsa coesione interna fra gli insorti lo costrinsero a trattare e a concludere la pace con Roma nel 70 d.C..
Ma più che le armi, in Gallia ebbe effetto la ”romanizzazione”, l’estensione cioè del diritto di cittadinanza romana,e i relativi privilegi, alle élites dei possidenti provinciali. Furono inoltre costruite strade, ponti, acquedotti, terme, scuole, centri per il commercio e, onde evitare tentativi di rivolta, stazioni militari.
Nell’area danubiana erano diventate di dominio romano: il Norico (a sud del fiume) e la Rezia (attuale Tirolo, parte della Baviera e della Svizzera) grazie a Tiberio e Druso, su mandato di Augusto. Tiberio condusse anche una vittoriosa spedizione contro la Pannonia (ex Iugoslavia e Ungheria).
Il comportamento dei romani fu molto diversificato: a volte si accontentava del controllo delle vie commerciali, in altri casi ricorse all’uso delle armi.
In ogni caso la conquista romana può considerarsi pressoché realizzata alla fine del I secolo a.C.. Due secoli dopo quest’area del mondo romanizzato fu sconvolta dall’invasione dei Marcomanni, di origine germanica. Nonostante le devastazioni, però, la popolazione riuscì comunque a difendersi e a mantenere una propria identità, come dimostra la presenza di nomi di divinità celtiche in iscrizioni del III secolo.
In Britannia, il vallo di Antonino, nel Nord dell’isola, si dimostrò ingovernabile. Il confine fu riportato nuovamente più a sud, sul Vallo di Adriano.
Gli unici che non subirono mai l’occupazione romana furono gli abitanti delle isole e delle estreme terre settentrionali, soprattutto gli Irlandesi, mantenendo intatte le tradizioni celtiche.

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