Celti: l’avanzata di Roma

La vittoria di Roma su Cartagine, alla fine della seconda guerra punica, aveva fruttato l’acquisizione dei territori cartaginesi nella Penisola Iberica. Questi territori vennero divisi in Spagna Citeriore (Ovest) e Spagna Ulteriore (Est), ma la presenza di Roma non fu ben accetta. I Celti della penisola si sollevarono nel 197 a.C. per la prima volta, scatenando focolai di guerriglia anche tra i Lusitani (stanziati nell’attuale Sud del Portogallo). Il lusitano Viriato, nel 147 a.C. sfidò le legioni di Roma e riuscì a strapparle un trattato di pace. Successivamente Numanzia (l’attuale Soria) divenne il centro di un’accanita resistenza anti-romana. Per spezzarla venne inviato il romano Scipione Emiliano (143 a.C.), che assediò la città. Dopo sedici mesi di resistenza gli ultimi difensori, incendiarono la città e si tolsero la vita.
Scipione ordinò quindi la totale distruzione della città. I Lusitani cercarono ancora un confronto armato con i Romani, e si fecero guidare dal generale Sertorio, un romano esiliato dal dittatore Silla. I Romani inviarono Gneo Pompeo, che prima della battaglia fece assassinare Sertorio.
Nel 61 a.C. la provincia di Spagna venne assegnata a Giulio Cesare che distrusse che distrusse ciò che rimaneva dei Celtiberi. Questo successo fruttò a Cesare il conferimento del consolato (59 a.C.), ma la pace definitiva si avrà solo con Augusto.

La Gallia: fino a Cesare

Nel I secolo a.C. la Gallia Transalpina è ormai abitata da un popolo sedentario, un popolo che usa la moneta per i suoi scambi e che ha costruito centri fortificati di notevoli dimensioni.
I Galli si dividono in una cinquantina di tribù.
In Francia la porzione di territorio oggi corrispondente alla Provenza, fu conquistata dai Romani attorno al 120 a.C. e costruita come provincia (Gallia Narbonense). Il restante territorio era definito dai Romani come Gallia Comata, abitata dai Belgi, dagli Aquitani e ”da quelli che nella loro lingua si chiamano Celti e nella nostra Galli” (Giulio Cesare, Commentarii). L’Aquitania copre il territorio tra il fiume Garonna, i Pirenei e l’Atlantico. La regione Belgica si estende tra la Senna e il Reno, al confine con i Germani. Infine la regione Celtica copre dalla Garonna al Rodano e dall’Atlantico alla Senna e si incunea verso la Marna, fino al Reno. La regione Belgica, lontana dalla Gallia romanizzata è quella che ha mantenuto le sue origini celtiche più facilmente.
I Galli praticavano agricoltura intensiva avanzata e importavano stagno dalla Britannia. Per il trasporto delle merci facevano ampio uso sia delle vie d’acqua che delle numerose strade.
Questa era la situazione quando, nel 58 a.C., Cesare partì per la Gallia per scontrarsi con gli Elvezi al fianco degli Edui. Infatti gli Elvezi erano stati spinti da Svevi e Sequani nel territorio degli Edui, alleati di Roma.

L’inizio della guerra Gallica

La migrazione degli Elvezi nel marzo del 58 a.C. fu bloccata da Cesare, che li vinse e li respinse per affrontare poi gli Svevi, che avevano indotto gli Elvezi ad avanzare. L’intervento di Cesare fu solo un pretesto per estendere il territorio, tagliò la strada agli Svevi e, nel 58 a.C., li sconfisse a Bibracte (l’attuale Autun) e nella pianura alsaziana, costringendola a riparare oltre il Reno.
Nel 57 a.C. Cesare puntò sul territorio dei Belgi, i più forti oppositori dei Romani. La tribù che si dimostrò più tenace fu quella dei Nervii. La partita di Cesare con i Nervii si decise con una battaglia presso il fiume Sabis; di sessantamila uomini ne sopravvissero solo mezzo migliaio; di seicento notabili ne rimasero in vita tre. Dopo il disastro le donne, i vecchi e i bambini dei Nervii uscirono dagli stagni e dalle paludi dove si erano rifugiati e su di essi Cesare non infierì; lasciò loro il minimo per sopravvivere e, con la garanzia della sua protezione, legò a se i superstiti con questa manifestazione di ”benevolenza”. La notizia della disfatta dei Nervii sorprese gli Aduatuci, in marcia per portare loro soccorso. Così questa popolazione, che aveva lasciato i propri villaggi e probabilmente li aveva incendiati, tornarono sui loro passi e costruirono un’unica grande fortificazione. Tra Aduatuci e Romani non si arrivò subito allo scontro; stando al resoconto dello stesso Cesare solo alla vista delle macchine da assedio gli Aduatuci furono indotti a trattare la pace. I loro ambasciatori chiesero, come unica condizione, quella di poter conservare le armi per l’autodifesa, ma non furono loro concesse. Così tentarono di fuggire, ma Cesare riuscì a fermarli, a catturarli e successivamente li vendette come schiavi.

Vercingetorige

La permanenza prolungata dei romani in Gallia creava problemi ai rifornimenti di viveri, così Cesare ne fece incetta e si spinse fino alla Bretagna. Tra le popolazioni locali si distinguevano i Veneti per la loro abilità marinara. La loro ribellione indusse a Cesare ad allestire una flotta. Nonostante le difficoltà i Romani ebbero la meglio.
Nel 53 a.C., i Galli cercarono di approfittare della difficile situazione di Cesare, organizzando una ribellione collettiva.
I promotori del movimento furono i Cernuti e gli Arverni, di quest’ultima tribù faceva parte il capo degli insorti: Vercingetorige, il quale utilizzò la tecnica di ”sfiancare” l’avversario organizzando azioni di guerriglia che crearono problemi ai romani, ma misero in discussione la credibilità di Vercingetorige come capo. I romani misero comunque sotto assedio Avarico (l’attuale Bourges), assedio che durò per parecchio tempo, fino a quando fu assaltata e l’assedio divenne una guerriglia, alla fine della quale Vercingetorige fu costretto a ritirarsi in Alesia. Nonostante tutti i tentativi, alla fine i galli dovettero cedere e Vercingetorige pagò con la pena capitale la sua ribellione.
Vennero soffocati gli ultimi focolai di rivolta e la Gallia divenne una provincia romana.

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