Celti: l’ingresso nella storia

I Celti vengono nominati per la prima volta da Ecateo di Mileto nel 500 a.C. e da Avieno che li definisce come nemici dei Liguri. Erodoto nel 430 a.C. li nomina come il popolo nel cui territorio ci sarebbero le sorgenti del Danubio. Nel secolo successivo Platone nelle “Leggi” parla dei Celti come di un popolo bellicoso e smodato nel consumo di vino, mentre Aristotele ne descrive il coraggio sul campo di battaglia e la disciplina, ma li definisce dotati di scarsa intelligenza. Lo storico Teopompo accenna alla loro presenza nell’Illiria ed Eforo li colloca, invece, nell’Europa occidentale definendoli: “Amici dei Greci”.
La tradizione ellenistica riprende una leggenda secondo la quale i Galati sarebbero stati i discendenti dell’unione del ciclope Polifemo con la ninfa Galatea, e il poeta Callimaco ne collega l’origine ai Titani. La descrizione più attendibile, sulla popolazione Celtica, la compie Posidonio (135ca – 50ca a.C.), il quale si recò nella Gallia Narbonense. Lo descrive come un popolo coraggioso e franco, ma facilmente eccitabile e suscettibile, appassionato degli onori, amante di sontuosi banchetti.
Diodoro Siculo (90ca – 20a.C.) riferiva inoltre dell’importanza che l’élite dei Celti attribuiva alla consuetudine di conservare i crani dei nemici uccisi in guerra come trofei.

L’espansione in Italia

Il nome “Celti”, come quello di “Galati”, viene dalla tradizione greca, mentre i romani li chiamavano “Galli”. Durante una grande migrazione avvenuta nella seconda metà del V secolo a.C., queste tribù passarono le Alpi e scesero in Italia.
Mediante gli scambi commerciali, conoscevano la bontà dei prodotti, la fertilità del terreno e la presenza di un clima mite. Gli Insubri, i Leponzi e i Cenomani trovarono sede a Nord del Po; i Boi, i Longori e i Senoni conquistarono le città etrusche di Felsina (Bologna)e Marzabotto, per espandersi poi in Emilia e sulla costa adriatica da Ravenna ad Ancona.
Mentre gli Etruschi vennero scacciati dalla Pianura Padana, i Liguri a Ovest e i Veneti a Est riuscirono ad arginare l’espansione gallica.
Con l’insediamento dei Galli in Italia aumentarono le fonti scritte, sia pure “di parte”romana,da storici come Livio (59 a.c.-17d.c.) o Plinio il Vecchio (23-79 d.c.).
Livio colloca l’invasione ai tempi del re romano Tarquinio Prisco e fornisce il nome del capo che guidò la spedizione celtica nell’Insubria, Belloveso, il quale fondò anche il centro di Mediolanum (Milano), e il nome del capo dei Cenomani che si stabilirono fra l’Oglio e il Mincio fondano la città di Brixia (Brescia).

Da Catone (234 – 149 a.C.) possiamo invece scoprire che i Boi erano divisi in 112 tribù. Polibio (202 – 120 a.C.) fa, invece, un resoconto preciso delle loro tecniche di combattimento. Livio da notizie precise sui Lingoni, insediatisi tra il Po e gli Appennini, fino alla costa adriatica, questa popolazione fu definita dallo storico greco Dionigi di Alicarnasso (60ca a.C. – 7ca d.C.): ”Una grande schiera di barbari” che costrinse gli Etruschi di Spina ad abbandonare la loro città.

Obbiettivo: Roma

Il motivo per cui i Senoni assediarono Chiusi nel 390 a.C. non è ancora chiaro. L’importanza e la ricchezza di questa città ebbero la loro importanza, ma i motivi veri e propri non sono mai stati scoperti. Sta di fatto che i Senoni, guidati da Brenno, attraversarono il passo dei Mandrioli vicino ad Arezzo e puntarono su Chiusi. I Romani mandarono dei sacerdoti feziali che avrebbero dovuto condurre le trattative di pace tra Etruschi e Senoni. La leggenda racconta che questi sacerdoti finirono per schierarsi con gli Etruschi, venendo meno a un sacro dovere e attirando quindi la collera degli dèi su Roma. I Senoni abbandonarono l’assedio di Chiusi, scesero lungo la valle del Tevere e puntarono su Roma. Poiché Roma non aveva mura che consentissero una resistenza entro i suoi confini, decise di indire una leva di massa e, con l’aiuto degli alleati, mise in campo un esercito che avrebbe dovuto fermare gli invasori sull’Allia, un affluente del Tevere. Dopo un secolo di vittorie, l’esercito romano fu duramente sconfitto e i suoi superstiti si rifugiarono nelle città di Cere e Veio, abbandonando Roma. Solo un piccolo gruppo di combattenti si asserragliò sul Campidoglio. La città fu invasa e incendiata, anche se il tentativo di prendere di sorpresa il Campidoglio fu sventato dalle famose ”oche”. Per lasciare la città di Roma, Brenno chiese un riscatto di mille libbre d’oro, che i Romani raccolsero a stento. Mentre Roma cercava di riprendersi, si era formato a Sud dell’Italia un nuovo raggruppamento di popolazioni Italiche facenti capo ai Sanniti. Ben presto i Romani cercarono l’occasione di un conflitto, con l’intento di espandersi. Dapprima fecero un patto di alleanza per contrastare la minaccia gallica (354 a.C.) temuta sia dai Romani che dai Sanniti e che durò per tre guerre: dal 343 al 341, dal 326 al 304 e dal 298 al 290. Nel corso della terza guerra sannitica, i Sanniti si allearono con Etruschi, Umbri e Galli con l’intento di contrastare i Romani, ma lo scontro (295 a.C.) fu favorevole ai Romani.

Ager Gallicus e guerre puniche

I Romani non ritennero chiuso il conto con i Galli Senoni,e, dopo aver ottenuto la sottomissione dei Sanniti (290 a.C.), puntarono a eliminarli insieme agli Etruschi. I Senoni stessi diedero motivo di tornare a confrontarsi spingendosi a Sud. Alleatisi con gli Etruschi, batterono una legione romana ad Arezzo, ma questa volta i Romani non si diressero verso i nemici, ma verso la costa adriatica, nel territorio controllato dai Senoni a Sud di Rimini. Rasero al suolo i villaggi non fortificati e massacrarono gli abitanti inermi, comprese donne e bambini. Per reazione si unirono agli Etruschi e ai Senoni anche i Boi. Lo scontro campale avvenne nel 283 a.C. lungo il corso inferiore del Tevere, presso il lago Vadimone. Il successo schiacciante dei Romani fu sfruttato con la fondazione immediata, nelle terre sottratte ai Senoni (ager gallicus), della colonia di Sena Gallica, l’odierna Senigallia. Vent’anni dopo, fu fondata Ariminum (Rimini). Così Talamone spiega i motivi della sconfitta dei Galli: ”La spada gallica serve solo per colpire di taglio. Quando, scendendo dalle alture e venendo di fianco, i cavalieri romani sferrarono un forte attacco, i Galli furono tutti uccisi nei posti in cui erano schierati, mentre i cavalieri riuscirono a fuggire. Morirono circa quarantamila Celti, e non meno di diecimila furono fatti prigionieri.”
Nel 232 a.C. l’ager gallicus venne assegnato a cittadini romani che vi si stabilirono. Inoltre nel 220 la via Flaminia era già in grado di consentire rapide comunicazioni tra Rimini e Roma. Il pericolo gallico era stato attenuato, ma quando i Romani, dopo la prima guerra punica (264 . 241 a.C.), puntarono sui territori dell’Appennino occidentale controllati dai Liguri e dai Boi risollevarono l’ira di questi ultimi, che si allearono con gli Insubri della Gallia Cisalpina e rimpolparono le loro fila con mercenari chiamati dalla valle del Rodano (Gesati), per contrastarli. Nello scontro di Capo Talamone (225) i Romani si allearono con i Veneti e i Cenomani, e vinsero. Un anno dopo i Boi furono sottomessi e gli Insubri perdettero, con la sconfitta di Casteggio (222), la loro capitale, Milano, e finirono assoggettati.
La calata del generale cartaginese Annibale dalle Alpi, nel 218, riaccese nei Galli la speranza di riconquistare l’indipendenza da Roma. Tuttavia l’esito finale della Seconda guerra punica permise ai romani di agire contro i Boi, gli Insubri e i Liguri, ripristinando le colonie di Piacenza e Cremona, conquistando Como (196) e fondando la città di Bononia (Bologna).

A Sud e all’Est

I Celti giunsero nel medio bacino del Danubio a partire dal V secolo a.C., il loro potere si estese e si consolidò oltre il fiume nel IV secolo. All’espansione celtica si oppose Alessandro Magno, nel 335 a.C. i cui soldati, giunti fino al Danubio, non si lasciarono spaventare dai “barbari”. Gli scontri con i Celti o Galati si svolsero in Macedonia, in Tessaglia, in Tracia e in Asia Minore. Nel 279 a.C. Tolomeo Cerauno, dopo aver conquistato il territorio tra il Danubio e l’Egeo, venne battuto dai Celti e ucciso in battaglia. Una spedizione di Galli si infiltrò in territorio greco. Varcate le Termopili, si diressero verso il santuario di Delfi per saccheggiarne i tesori. Vennero scacciati da Focesi ed Etoli ma riuscirono comunque a portare via molti oggetti preziosi. Tra il 277 e il 276 a.C. Il re di Bitinia, Nicomede I, chiama come supporto alle proprie truppe i Galli, per contrastare Antioco I Sotere, re di Siria. Da Nicomede I i Galli hanno in assegnazione un territorio tra l’attuale Ankara e Pessinute, dando origine alla Galazia. Contemporaneamente in Lidia la città de Pergamo si era costituita in regno governato dalla dinastia degli Attalidi fino al 133 a.C. quando Attalo II la lasciò ai Romani. La città si era adattata a versare tributi ai Galati; solo dopo che Attalo I nel 233-32 li osa affrontare e vince una serie di battaglie si liberò del loro giogo. Tra il 189 e il 187 a.C. i Galati vengono attaccati dai Romani e vennero poi sconfitti nel 165 a.C. Nel 125 a.C. la Galazia diventa una provincia Romana.

Roma e la Spagna

Nel IV secolo i Celti si erano già guadagnati la fama di guerrieri valorosi e irriducibili, per questo molte potenze li ricercarono come mercenari. Nel 371 a.C. Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, alleatosi con Sparta, inviò contro gli Ateniesi un corpo di mercenari Celti e Iberici e continuò a servirsene nella sua espansione sulla costa Adriatica. Anche i Cartaginesi assoldavano truppe celtiche e grazie ad essi fecero molte conquiste e parteciparono alla Prima e Seconda guerra punica. Anche gli Etruschi, nonostante le divergenze con i Galli, se ne servirono in molte occasioni. Questi guerrieri dall’indubbia perizia e coraggio, non rendevano però onore al loro popolo. Avevano una forte passione per il vivo che li spingeva a fare incetta delle scorte dei nemica per consumarle sul posto fino a perdere il controllo della situazione. In molte occasioni i nemici tornarono e li trovarono ubriachi e addormentati. Il maggiore pericolo veniva, però, dagli stessi mercenari se non gli si corrispondeva il giusto compenso.

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