Celti: Scienza, arte e tecnologia

Scienza, arte e tecnologia

Se è vero che non furono i Celti i costruttori dei grandi centri megalitici, è anche vero che essi ne conoscevano il significato e se ne servivano per misurare il tempo, le eclissi di Sole e di Luna, le orbite dei pianeti e lo spostamento delle stelle. Inoltre, chiunque avesse avuto un’istruzione regolare conosceva la “Ruota del Sole”, composta dai segni zodiacali, e il periodo dell’anno in cui il Sole entrava nella sfera d’influenza di un segno. Non ci sono prove, tuttavia, che essi ne facessero uso divinatorio.
I Celti condividevano il primato con gli antichi Cinesi per quanto riguarda la geobiologia, lo studio, cioè, delle relazioni, positive e negative, che intercorrono tra le correnti elettromagnetiche sotterranee e la vita delle piante, degli animali e degli uomini sulla superficie della terra. Questa scienza, di recente invenzione, ha fornito la spiegazione del perchè i rabdomanti, mediante l’uso di un bastone a forcella o di un pendolo metallico, riuscissero a captare la presenza di vene di metallo o di falde acquifere. I Celti sapevano dunque sfruttare lo “Spirito della terra” a scopi terapeutici, oltre che riconoscere nelle pietre innalzate da popoli antecedenti una sua manifestazione più intensa.
I Celti arrivarono a padroneggiare la fusione del ferro dolce con risultati che furono perfezionati solo alla fine dell’Ottocento e ad ottenere lamine sottilissime senza dover ricorrere al laminatoio. Inventarono una specie di ottone e furono gli unici a sfruttare la smithsonite, che offriva prestazioni simili a quelle dello zinco. Furono i primi al mondo a ricorrere al mercurio, ricavandolo per distillazione, per stagnare o argentare oggetti in rame.
Anche nella lavorazione del vetro e dello smalto raggiunsero livelli notevoli, senza dimenticare le sofisticate tecniche nel campo della tessitura e della tintura.

Medicina

La medicina dei Celti era fondata su due elementi: il potere di guarigione acquisito dai Druidi attraverso pratiche di autoiniziazione e il ricorso alle risorse della Natura.
Le conoscenze acquisite in questo secondo ambito sono ancora oggi sfruttate, sia con la “fitoterapia” che con la “medicina allopatica” moderna. L’utilizzo delle erbe, come la belladonna, l’assenzio, l’artemisia, la salvia, la verbena, e l’immancabile vischio, in intrusi, tisane unguenti, cataplasmi e fumigazioni sono tra i numerosi rimedi utilizzati dai Celti.
Un’altra risorsa naturale erano le sorgenti termali che sono da sempre ritenute in grado di risolvere i più svariati problemi come la sterilità, la lattazione, l’epilessia e le malattie della pelle. Nonostante lo scetticismo della medicina moderna, i benefici effettivi di questi metodi tiene viva la fiducia nel potere terapeutico di certe acque già sacre per i Celti.
Inoltre non bisogna sottovalutare l’importanza del fattore psichico in queste guarigioni, il che avvalora la concezione psicosomatica delle malattie, il che rientra perfettamente nella visione del mondo dei Celti.
Proprio questa concezione spiega il ricorso a tecniche di guarigione quali la cromoterapia, fondata sul particolare rapporto tra l’uomo e i colori.
Si può parlare di “tecniche di guarigione” anche per quanto riguarda la musica e la danza, così come del combattimento rituale (la lotta bretone), dal quale i Celti sembra traessero benefici affini a quelli forniti dalla pratica delle arti marziali in oriente.

Decorazione e figurazione

Nell’urbanistica e nell’architettura dei Celti si possono ricordare due tipologie di costruzioni: la cittadella fortificata e molto più avanti, il piccolo santuario a pianta centrale, circolare o quadrata, che i Romani adottarono e chiamarono fanum. E’ in ogni caso assente la presenza di monumenti, questo è l’aspetto più originale della cultura celtica.
Nell’ambito della scultura la rappresentazione fantastica e caricaturale e la continua rielaborazione di motivi vegetali o animali ammiccanti all’infinità e fluente varietà della Natura predominano sulla raffigurazione di corpi e fattezze umane. Nel gusto decorativo celtico si ritrovano i capisaldi della visione del mondo insegnata dai Druidi: dominano le forme curve, espressione di una concezione di vita e dell’universo dinamiche e l’insistente presenza del cerchio e della spirale che documentano il bisogno spirituale e la certezza religiosa di un centro.
La rappresentazione di figure umane cominciò a diffondersi solo dopo l’intensificarsi dei contatti con altri popoli, mentre sulla pittura non vi è nessuna informazione, anche se non si può escludere che i Celti vi si siano espressi.
Nel mondo celtico non si è mai verificata quella tendenza all’individualismo che portò altri popoli a “firmare” le proprie opere. Infatti l’abilità degli uomini d’arte soddisfaceva le necessità ed esigenze di tutti e cooperava al buon funzionamento della società. Da qui deriva la prevalenza di arti applicate su tutto ciò avesse finalità puramente celebrative.

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