Celti: società e costumi

Alla base della società celtica c’era la famiglia, della quale facevano parte gli antenati e i parenti collaterali, oltre che i discendenti diretti. In questo modo poteva essere costituita anche da migliaia di individui.
In genere veniva riconosciuto un capofamiglia, affiancato da una o più mogli, dai figli, dalle nuore e dai nipoti; ma a volte diveniva un sistema matriarcale, per cui era la donna ad avere più uomini, ferma restando, però, la superiorità di un marito legittimo. Il matrimonio avveniva al di fuori della famiglia e, nel caso dei nobili, all’esterno della tribù detta tuath.
I celti non avevano una vera e propria monarchia, ma riconoscevano comunque l’autorità di un re, che a sua volta rendeva conto del suo modo di operare alla classe sacerdotale dei Druidi. Si sa per serto, per esempio, che il re poteva prendere la parola durante un’assemblea solo dopo che i Druidi gliene davano autorizzazione. Il re veniva scelto tra i guerrieri che si erano guadagnati la maggior stima nella tribù, ma anche questa scelta era sotto al controllo dei Druidi. Così racconta R. Taraglio: “Quando un re non adatto prendeva il potere la terra diventava sterile, gli animali si rifiutavano di procreare, si manifestavano pestilenze, vi erano distruttive cadute di fulmini, la disfatta militare era frequente, la giustizia risultava iniqua… Generalmente un re di tale sorta veniva ucciso dal nemico o annegato nella birra o nell’idromele dal proprio popolo, oppure veniva bruciato vivo nell’incendio della sua casa dopo la confessione da parte di un File, un Druido poeta”.
Dopo quello del re, il maggior prestigio sociale spettava ai nobili, composta dalla classe dei guerrieri e dei cavalieri, da cui dipendeva la sicurezza della tribù.
Una considerazione appena minore era riservata agli uomini d’arte, che erano le persone esperte in qualche particolare sapere, come l’interpretazione e l’applicazione della legge, e i poeti, i musicisti e gli artigiani.
Vi era poi la massa degli uomini liberi, costituita da contadini, che corrispondevano al re un nobile tributo in natura, e piccoli allevatori che invece instauravano con lui un rapporto di clientela concedendo loro protezione armata in cambio di bestiame.
Infine, al livello più basso, vi erano gli schiavi, costituito per la maggior parte da prigionieri di guerra.
Il territorio occupato da un thuat era di solito definito da confini naturali. All’interno la terra non era suddivisa secondo un criterio di proprietà individuali, ma rappresentava un bene comune della famiglia o della tribù.

Abitati e fortificazioni

Data l’estensione nello spazio e nel tempo della presenza celtica in Europa non è possibile dare un’unica tipologia abitativa. Nelle lingue celtiche non esiste una parola che corrisponda a “città”, ci si deve pertanto immaginare una serie di villaggi come centri commerciali, e, nelle zone soggette ad intensa coltivazione, in fattorie occupate da più famiglie imparentate tra loro.
Il materiale utilizzato in prevalenza era il legno, poi, in tempi più recenti, la muratura. Inizialmente le case avevano una forma rotonda, che lentamente si modificò in rettangolare.
Dove il terreno era scosceso si scavavano nella roccia delle camere incassate per tre lati coperte da una tettoia coperta da pali.
Dove, invece, il terreno era pianeggiante si costruivano delle basi in grosse pietre, sulle quali venivano alzate pareti di legno. La disposizione secondo certi percorsi, la costruzione di canali di scolo e la presenza di pozzi per l’acqua, danno l’idea di un villaggio ben organizzato.
Vi erano, inoltre, luoghi fortificati. Costruiti sulle alture, dovevano dare rifugio agli abitanti delle pianure sottostanti e fungere da punti di avvistamento. Una delle stazioni più imponenti era Hauneburg, sul corso superiore del Danubio. La terra che forma l’altura è stata accumulata artificialmente e dei valli alti una decina di metri difendevano una zona di circa tremila metri quadrati, l’interno doveva avere l’aspetto di un villaggio contadino. Caratteristiche e fini analoghi dovevano avere gli hillsfort Britannici.
A partire dalla metà del III secolo a.C. si diffuse un tipo di insediamento fortificato noto come “oppidum”, dal quale potevano dipendere altre borgate più piccole attrezzate a difesa, le “castella”.

Vita materiale

Le basi dell’economia celtica erano allevamento (in particolare nelle aree insulari del Nord) e agricoltura.
Le pecore fornivano latte e lana, i cavalli erano utilizzati per il traino dei carri e per la guerra, maiali e cinghiali fornivano la carne. Alcune tribù non potevano mangiare carne di volatili, poiché erano considerati il tramite tra Terra e Cielo. Le tribù sulla costa,praticavano anche la pesca, sia con l’esca che con le reti.
Tra i prodotti agricoli il più importante era l’orzo, utilizzato anche per la produzione della birra. Oltre che ad altri cereali, quali spelta, farro e frumento, venivano coltivate leguminose (fave, piselli e lenticchie), e piante dalle quali ricavare fibre tessili (lino e canapa) e tinture (guado e robbia).
Ogni appezzamento non era mai esteso più di quanto richiedesse un giorno di aratura. Vi erano comunque ampie aree boschive, sfruttate per il legname e la caccia, e vasti pascoli. La terra apparteneva alla tribù e veniva divisa e affidata alle varie famiglie. Pare tuttavia che all’arrivo di Cesare fosse in vigore una sorta di istituto di proprietà privata.
I giacimenti erano molto abbondanti e l’abilità nell’estrazione e nella lavorazione erano molto apprezzati dai Greci, Romani ed Etruschi.
Già a partire dalla cultura di Hallstatt (VIII secolo a.C.) fu importante l’esportazione del sale. Successivamente cominciarono anche ad esportare il vino in Grecia.
I trasporti avvenivano sia su strada, mediante carri, ma anche utilizzando le vie fluviali. Sono documentati contatti commerciali con gli altri popoli d’Europa meridionale a partire dalla fine dell’Età del Bronzo, ma i più fertili, anche dal punto di vista culturale, furono quelli intrattenuti con gli Etruschi.

Abbigliamento e ornamenti

I Galli prestavano particolare attenzione al loro aspetto esteriore. Ammiano Marcellino (330 ca-400 ca) Afferma che: “Tutti, scrupolosamente, si mantengono puliti e ben curati, e in quelle zone, soprattutto in Aquitania, non si vedrà mai un uomo e una donna, anche dei più poveri, vestiti di stracci o trasandati, come accade altrove”. Diodoro Siculo aggiunge: “Le vesti che indossano sono sgargianti, tuniche e tinte ricamate di diversi colori e calzoni che, nella loro lingua, chiamano bracae; indossano un mantello a strisce, legato alla spalla da una fibbia, che è pesante d’inverno e leggero d’estate, intessuto di fitti tasselli variamente colorati. […] Alcuni legano le tuniche con cinture ricoperte d’oro o d’argento”.
tra i Celti c’erano anche artigiani specializzati nella produzione di calzature come sandaletti di legno, stivali in cuoio e leggere scarpe di lino con la suola in cuoio, che venivano addirittura esportate.
Oltre che segno distintivo di una particolare “cultura” in senso generico, l’abbigliamento permetteva di risalire alla sua posizione sociale. In Scozia e in Irlanda anche i colori avevano diversi significati. Il bianco era il colore dei Druidi, il rosso per i guerrieri, verde, giallo, blu e grigio per le altre classi sociali. Il re poteva utilizzare tessuti per i quali fossero stati impiegati fino a sette colori; i subalterni erano sempre meno variopinti a mano a mano che si scendeva nella piramide sociale, fino agli schiavi che vestivano di nero. Sembra che a questo uso simbolico del colore si debba attribuire i tessuti scozzesi noti come tartan, utilizzati dagli Scozzesi a partire dal XVII secolo per ribadire la propria identità storica e culturale.
Altro segno di distinzione sociale erano i gioielli per i quali i Celti erano noti in tutto il Mediterraneo. Il più caratteristico era il torquis d’oro o di bronzo, portato al collo sia dagli uomini che dalle donne. Collane in ambra, corallo o pasta vitrea colorata, collari piatti lavorati a sbalzo, diademi, orecchini pendenti, bracciali, spille (fibulae), anelli, cerchi da portare alle caviglie e fibbie preziose per cinture erano elementi essenziali nell’abbigliamento degli uomini e delle donne liberi.

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