[Il Grande fiume] Clepie

Clepie

(Gazzetta del Po n.3-4 del 20-27 Gennaio 2007)

La leggenda che stò per raccontare la si sente spesso narrare nei paesi a nord dell’argine tra San Nazzaro dei Burgundi e Sant’Angelo Lodigiano e sulla fascia sud tra Arena Po e Stradelle / Broni.
La leggenda di cui parlano gli anziani narra la storia vissuta da un personaggio di nome Slengher, vissuto all’incirca tra il 500 e il 600, poco prima dell’arrivo dei Longobardi e poco dopo la migrazione dei Burgundi.
Slengher, che in sassone significa magro, faceva il barcaiolo, traghettava da una sponda all’altra del fiume i mercanti e viveva solo, in una capanna piccola capanna.
Un giorno si fermò in una locanda, in attesa di mercanti da traghettare, ed in quel mentre vide passare una bellissima fanciulla, che stringeva tra le mani un fiore, il ”curnarett” un fiore che nasce nelle zone fluviali e che ha la forma di un corno.
Slengher fu abbagliato dalla bellezza della giovane e ne rimase ammutolito. Egli era caduto sotto l’incantesimo di Clepie, lo spirito che dimorava nelle profondità del Po, poiché aveva osato guardare l’ancella che lo spirito aveva scelto.
Dell’incantesimo si era accorto il locandiere, che conosceva bene lo spirito che dimorava nel Po, uno spirito maligno, nemico dell’uomo, che aveva il potere di decidere dove riversare per proprie acque durante una piena, decidendo così la sorte dei contadini, i quali avevano come usanza quella di gettare nel fiume i ”curnarett” per ingraziarsi lo spirito, badando bene a non guardare dove i flutti avrebbero inghiottito il fiore, perché li v’era lo spirito maligno che avrebbe potuto offendersi con l’umano irrispettoso.
Slengher era dunque divenuto muto, vittima di quell’incantesimo, e la fanciulla, venuta a sapere dell’accaduto, decise di aiutare lo sventurato traghettatore e, preso coraggio, andò a sedersi sul greto del fiume, in un momento di calma, uno di quei momenti in cui le acque scorrono apparentemente tranquille ed i pescatori si dedicavano al proprio lavoro di buona lena.
Fu così che la fanciulla raccolse un ”curnarett” e cominciò a sfogliarlo, gettando nel fiume un petalo alla volta chiamando, con voce tranquilla lo spirito del fiume: «Clepie, dove sei?»
Per tre volte la fanciulla chiamò lo spirito il quale, infine, le rispose dal fondo del fiume con la sua voce gorgogliante: «Dimmi, cosa vuoi da me?». La fanciulla non esitò un istante: «Clepie, vorrei parlare con te, così a lungo da non farti nemmeno riposare.» il gorgoglio del fiume salì di nuovo, come una risata: «Fanciulla, vuoi forse sfidarmi? Non osare, perché come pegno io chiedo la tua vita.» Clepie, come tutti gli spiriti maligni, era molto orgoglioso e riteneva che nessuno potesse far qualcosa meglio di lui, ma il coraggio della giovane ne aveva stuzzicato la curiosità. Ella difatti ebbe pronta la risposta: «Va bene, e se vincessi io, tu cosa farai per me?» Clepie, sia perchè di lei aveva fatto la sua ancella, sia perché era sicuro di poter vincere non esitò a dichiarare: «Se dovessi averla vinta tu, mi potrai chiedere qualunque cosa. Ma non ti porre il problema, comincia pure a parlare perché finirai solo quando sarai morta.»
La giovane non si fece intimorire e cominciò a parlare, senza concedere allo spirito di interromperla. Passarono un giorno ed una notte ed un altro giorno ancora. La fanciulla era esausta e la voce le usciva ormai a stento, quando infine tacque, rassegnandosi alla sconfitta e preparandosi al sacrificio. Si alzò in piedi e fu allora che un lieve gorgoglio uscì a stento dalle profondità delle acque:« Dimmi cosa vuoi che faccia per te perché sono troppo stanco e stremato ed ho bisogno di riposare.». Quasi incredula la fanciulla battè le mani di gioia e non esitò a parlare: «Prima di scomparire per sempre nei flutti del fiume dovrai ridare la voce a Slengher, il barcaiolo e lasciarlo libero dal tuo incantesimo.» Clepie si stupì di una simile richiesta, ma pur di poter andare a riposare fu lieto di sciogliere l’incantesimo, cosicché, quando la fanciulla corse da Slengher questi le sorrise e le disse: «Lo so, sei stata tu a sciogliere l’incantesimo, te ne sarò per sempre grato e vivrò per te da qui all’eternità.». Ed alla fine: tutto è bene quel che finisce bene.

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