Erbario, le origini

Il primo botanico riconosciuto come l’inventore dell’erbario è Luca Ghini (1490-1556), di Bologna. Egli era un noto insegnante che nel 1551 aveva una collezione di circa 300 campioni incollati su carta. Non si conosce molto sul suo erbario, che purtroppo è andato perduto, anche se l’erbario dell’allievo di Ghini, Gherardo Cibo, è ancora conservato a Roma.
Poi, ci sono numerosi riferimenti ad un erbario realizzato da John Falconer, un inglese che probabilmente incontrò Ghini in Italia. Verso la metà del sedicesimo secolo, tre allievi di Ghini, in particolare gli italiani Aldrovandi e Cesalpino e l’inglese Turner, realizzarono ciascuno un proprio erbario. L’erbario di Cesalpino, conservato a Firenze, è molto importante dal momento che, confrontato con il suo libro “De Plantis Libri XVI”, introduce un approccio scientifico nello studio e nella classificazione delle piante. In diverse città europee, sono attualmente conservati più di venti erbari creati prima del 1600. La prima pubblicazione registrata che parla di come realizzare un erbario, datata 1606, fu scritta da Adrian Spieghel, originario di Bruxelles. Nel “Isagoges”, un trattato botanico , possiamo leggere come seccare piante sotto una pressa e che tipo di carta si dovrebbe usare, insieme con altre accurate informazioni. D’altra parte, la prima volta che il termine “erbario” è stato usato nella stesso modo con cui lo intendiamo noi è nel libro “Elemens” di Pitton de Tournefort. Nel corso del diciassettesimo secolo, vennero realizzati altri erbari quali quello conservato dal Muséum National d’histoire Naturelle di Parigi. In quel periodo, vennero realizzate molte raccolte di piante esotiche, come conseguenza delle numerose esplorazioni geografiche che avevano luogo. Alcuni di questi esotici erbari sono stati della più grande importanza per il progresso delle conoscenze scientifiche di aree quali l’Asia o l’Africa e possono ancora essere visti in alcuni musei europei.

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