Fate ed Elfi: chi sono? Da dove vengono?

Le Fate e gli Elfi sono gli abitanti di un universo parallelo di luci e ombre mutevoli, familiari a noi quanto lo sono le fiabe dell’infanzia, oppure inafferrabili come un sogno semi-dimenticato. Le Fate sono incantevoli, stravaganti, ingannevoli e scaltre, a mezza strada tra i demoni e noi stessi (in realtà c’è chi dice che siano gli spiriti dei bambini morti senza aver ricevuto il sacramento del Battesimo), di forme fragili ed evanescenti.
E’ abitudine diffusa, racchiudere tutte le creature fantastiche dei boschi, delle fonti, delle caverne e così via, nella onnicomprensiva categoria di “Piccolo Popolo”, e pigiare in un guazzabuglio di ali, bacchette magiche e orecchie a punta, tutto questo sovraffollato e crepuscolare mondo parallelo cui attingono le tradizioni folcloristiche e popolari, le fiabe e la letteratura fantastica di più paesi. In realtà, ferme restando le analogie di fondo che collegano fra loro tutte le creature riconducibili al “Piccolo Popolo”, in seno ad esso esistono poi differenze radicali. Tutti gli esseri, più o meno considerati parte integrante del “Piccolo Popolo”, condividono una condizione sospesa fra il reale e l’irreale: un ruolo per certi versi mediano. Sono perciò accomunati dal fatto di essere partecipi, allo stesso tempo, della realtà materiale che condividono con noi esseri umani e di un’altra realtà più rarefatta e sovrannaturale, per questo concordo con chi suddivide in due gruppi queste magiche creature.
Il primo è composto da tutti coloro che appartengono alla razza o al popolo degli Elfi e delle Fate e che risiedono in un regno nascosto senza tempo, governato da un Re e da una Regina delle Fate. Questa è l’aristocrazia della specie definita dal folclore come appunto “Piccolo Popolo” o “Buona Gente”. Solitamente minute e delicate (basti pensare a Titania, Oberon, Campanellino), queste creature alate e ridenti risiedono in mezzo all’oro e all’argento e si nutrono di cibi prelibati. Gli incauti esseri umani che le incontrano mentre stanno cantando e danzando al chiaro di Luna cadono spesso in loro potere con risultati talvolta dolce-amari: una persona che soggiorna nel regno delle Fate può pensare che sia trascorso un giorno solo, mentre invece sono passate centinaia di anni e la sua vita mortale è trascorsa. Non che le Fate lo facciano apposta; non hanno ragione di procurare guai agli esseri umani e se, per necessità o per un loro ghiribizzo rapiscono un bimbo a una levatrice, le loro vittime vengono ripagate con un altro bambino, un figlio delle Fate, che quasi sempre è dotato di particolari capacità, ma che crescendo manifesta la sua vera indole a volte assai dispettosa.
La seconda categoria comprende esseri che amano occuparsi delle faccende umane, talvolta come benefattori, talaltra per portare guai. Ognuno ha la propria funzione o il proprio habitat: i nani scavano miniere e sono eccellenti fabbri e falegnami, le dame bianche, le banshee, le lavandaie delle fonti avvisano i moribondi che è l’ora di riposare. Poi ci sono folletti di vario genere e i coboldi che sono esseri molto dispettosi: a volte sbrigano le faccende di casa durante la notte, finendo il lavoro lasciato a metà, altre volte, invece, combinano pasticci o nascondono gli oggetti.
Per concludere ad alcuni piace pensare che forse ogni cosa è viva e il “Piccolo Popolo Fatato”, estroso e volubile, instabile fra l’animo umano e il divino ne sia l’anima. Ogni pinta, ogni fiore, dicono, ha una Fata che li protegge. Se un fiore si ammala, la sua Fata gli da’ la forza per guarire. Se un fiore viene reciso, la sua Fata gli resterà vicino finché appassirà.
Yeats, il poeta, ha definito queste magiche creature:

«Angeli caduti in peccato, nè buoni abbastanza per essere salvati,
nè cattivi al punto d’essere dannati.»

ma per quanto mi riguarda penso sia un popolo fantastico creato da noi, dalla nostra fantasia, ma che esiste ogni volta che desideriamo che sia reale.

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