[FIABE] La figlia della regina dei fiori

A. Lang – fiaba popolare della Bucovnia

Un giovane principe cavalcava un giorno attraverso un’ampia prateria, quando si trovò davanti un profondo crepaccio. Stava per cambiare direzione, quando sentì un gemito provenire dal crepaccio. Sceso da cavallo, si diresse verso l’orlo e vide sorpreso una vecchia che lo supplicava di aiutarla ad uscire. Il principe si chinò e la estrasse da quella specie di tomba, chiedendole nel contempo come avesse fatto a cadervi.
«Figlio mio,» rispose la vecchia, «io sono molto povera, e dopo la mezzanotte mi sono messa in cammino per il villaggio con l’intenzione di vendere le mie uova al mercato all’indomani; ma nell’oscurità ho smarrito la strada e sono caduta in questo crepaccio, nel quale sarei rimasta per sempre senza la tua cortesia».
Allora il principe disse:
«Vedo che cammini a fatica: sali sul mio cavallo, ti condurrò a casa. Dove abiti?»
«Laggiù, al margine della foresta, in quella capanna» disse la donna indicando un punto lontano.
Il principe allora la issò sul suo cavallo e ben presto raggiunsero la capanna e ne uscì poco dopo dicendo: «Tu sei un principe valoroso, ma anche buono di cuore; e questo merita una ricompensa. Ti piacerebbe avere per moglie la donna più bella del mondo?»
«Certo che mi piacerebbe.», rispose il principe.
Allora la vecchia proseguì:
«La più bella del mondo è la figlia della regina dei fiori, che però è stata fatta prigioniera da un drago. Se vuoi sposarla, devi prima liberarla; e io ti aiuterò. Prendi questa campanella: se la scuoterai una volta, arriverà il re delle aquile; se la scuoterai due volte, arriverà il re delle volpi; e se la scuoterai tre volte, vedrai arrivare il re dei pesci: essi ti aiuteranno se sarai in difficoltà. Ora addio, e che il cielo t’assista!».
Dette queste parole, la vecchia e la capanna scomparvero come se la terra le avesse inghiottite. Allora il principe capì di avere incontrato una fata; e dopo aver accuratamente riposto la campanella nella sua tasca, tornò a casa, e annunciò al padre che aveva intenzione di liberare la figlia della regina dei fiori e che sarebbe partito l’indomani stesso alla sua ricerca.
Difatti, la mattina dopo, il principe salì sul suo cavallo e partì. Dopo un anno di vagabondaggi intorno al mondo, durante il quale il cavallo era morto di stenti, e lui stesso aveva sofferto la fame e la miseria, della fanciulla non si vedeva nemmeno l’ombra. Un giorno arrivò infine a una casetta davanti alla quale sedeva un vecchio.
«Sai dove vive il drago che tiene prigioniera la figlia della regina dei fiori?» gli chiese.
«No, non lo so,» rispose il vecchio. «Ma se prosegui lungo questa strada per un anno, arriverai dove vive mio padre. Forse lui potrà aiutarti.».
Il principe lo ringraziò e riprese il cammino. In capo a un anno arrivò ad un’altra casetta, dove trovò un uomo ancora più vecchio.
«No, nemmeno io so dove vive il drago,» gli rispose. «Ma se cammini per un anno lungo questa strada, arriverai alla casa dove vive mio padre. Forse lui potrà aiutarti.»
E il principe si rimise faticosamente in cammino per un altro anno, giungendo infine alla casetta dove viveva il terzo vecchio, e fece a lui la stessa domanda che aveva fatto al figlio e al nipote. Ma stavolta il vecchio rispose:
«Il drago vive su quella montagna e ha appena cominciato il suo anno di letargo: infatti un anno sta sveglio e il successivo dorme. Ma se vuoi vedere la figlia della regina dei fiori, devi andare sulla montagna vicina: là vive la vecchia madre del drago, che ogni sera dà un ballo al quale la figlia della regina dei fiori partecipa regolarmente.»
Allora il principe scalò la seconda montagna, dove trovò un castello tutto d’oro con le finestre di diamante. Stava per entrare dal portone principale, quando gli si pararono davanti sette draghi, che gli chiesero:
«Che cosa vuoi?»
«Ho sentito tanto parlare della bellezza e della gentilezza della madre del drago, che vorrei entrare al suo servizio!» rispose il principe. Queste belle parole piacquero ai draghi:
«Beh, vieni con me!» disse il più anziano di loro. «Ti porterò dalla mamma draga.».
Entrati nel castello, attraversarono dodici sale, tutte risplendenti d’oro e di diamante; e nell’ultima, su un trono di gemme, sedeva mamma draga, la più brutta donna che si sia mai vista sulla terra, la quale per colmo di misura aveva pure tre teste. Vederla e terrorizzarsi per il principe fu tutt’uno; ma ancora peggio fu quando parlò, perché gracchiava come cento cornacchie:
«Perché sei venuto qui?» gli chiese. Il principe si affrettò a risponderle:
«Ho tanto sentito parlare della vostra bellezza e cortesia, che vorrei entrare al vostro servizio.»
«Molto bene,» rispose mamma draga, «ma prima dovrai portare al pascolo la mia giumenta e custodirla per tre giorni. Se però non la riporterai sana e salva al castello ogni sera, noi ti mangeremo.»
Il principe accettò. Prese la giumenta e la portò al pascolo; m appena ebbero raggiunto il prato, l’animale scomparve. Invano il principe la cercò: alla fine, sconsolato, si sedette su una pietra a meditare sul suo triste destino. Mentre era preso in questi tristi pensieri, vide volteggiare sulla sua testa un’aquila: allora si ricordò della campanella ed estrattala dalla tasca, la agitò una volta.
Dopo un solo attimo, il re delle aquile atterrò ai suoi piedi:
«So cosa vuoi da me,» disse l’uccello «Stai cercando la giumenta di mamma draga, che galoppa tra le nuvole. Chiamerò a raccolta tutte le aquile e ordinerò loro di catturarla e di portarla da te.» e con queste parole il re delle aquile volò via. Verso sera, il principe avvertì un possente battito d’ali, e alzando gli occhi vide migliaia di aquile che spingevano la giumenta nella sua direzione. Quando le aquile gliela ebbero consegnata, il principe la cavalcò fino al castello.
Quando lo vide tornare, mamma draga restò molto stupita e disse:
«Dato che oggi sei riuscito a riportarmi la mia giumenta, ti inviterò al ballo di stasera.» Poi gli diede un mantello di rame e lo condusse in una grande sala dove danzavano draghi e draghesse. C’era anche l bella figlia della regina dei fiori, con un abito tessuto dei petali più sottili e la carnagione bianca come il giglio e la rosa:
«Sono venuto a liberarti.» le sussurrò all’orecchio il principe dopo averla invitata a danzare.
Allora la fanciulla rispose:
«Se riuscirai a riportare la giumenta al castello anche nei prossimi giorni, chiedi a mamma draga di donarti un puledrino della giumenta come ricompensa.» A mezzanotte si chiusero le danze, e l’indomani di buonora, il principe riportò la giumenta al pascolo. Nuovamente l’animale sparì davanti ai suoi occhi; ma il giovane fu lesto ad estrarre la campanella e a scuoterla due volte. Dopo un momento, avanti a lui comparve il re delle volpi:
«So già cosa vuoi,» gli disse «Chiamerò a raccolta tutte le volpi del mondo per riportarti la giumenta che si è nascosta sulla collina.» E così fu. A sera, migliaia di volpi ricondussero la giumenta dal principe.
Quando lo vide tornare, mamma draga gli donò un mantello d’argento e lo condusse al salone delle danze. La figlia della regina dei fiori fu lieta di vederlo sano e salvo e mentre danzavano gli sussurrò all’orecchio:
«Se ci riuscirai anche domani, aspettami al pascolo con il puledro. Dopo il ballo fuggiremo insieme.»
Il terzo giorno il principe portò la giumenta al pascolo ancora una volta, e ancora una volta l’animale svanì davanti ai suoi occhi. Allora il principe estrasse la campanella e la scosse tre volte. Dopo un momento comparve il re dei pesci, che gli disse:
«So già benissimo cosa vuoi da me, e chiamerò a raccolta tutti i pesci del mare affinché ti riportino la giumenta che si nasconde nell’acqua del fiume.» A sera la giumenta gli fu ricondotta, e quando mamma draga lo vide tornare gli disse:
«Sei un giovane coraggioso e farò di te il mio scudiero. Ma cosa vuoi come ricompensa?»
Il giovane la pregò di donargli un puledro della giumenta, cosa che mamma draga accettò volentieri di fare, e per soprannumero gli regalò un mantello d’oro, perché si era innamorata di lui a causa dei complimenti che le aveva rivolto.
Quella sera il principe si presentò al ballo col suo mantello d’oro, ma prima che le danze finissero, sgusciò fuori dal salone dirigendosi alle scuderie, dove montò sul suo puledro e cavalcò fino al prato, per aspettare la figlia della regina dei fiori. A mezzanotte, arrivò la fanciulla, e a cavallo del puledro i due giovani raggiunsero la dimora della regina dei fiori. Ma i draghi, scoperta la fuga, svegliarono il fratello dal suo letargo annuale. Il drago montò su tutte le furie quando seppe dell’accaduto, e decise di dare l’assalto al palazzo della regina dei fiori. Ma la regina fece crescere intorno alla sua dimora una foresta di fiori alti fino al cielo, che nessuno poteva oltrepassare.
Quando la regina dei fiori seppe che la figlia voleva sposare il principe, dichiarò:
«Di cuore acconsento a queste nozze, ma mia figlia potrà stare con te solo d’estate. Nell’inverno, quando tutto è morto e la terra è coperta di neve, verrà a vivere con me nel mio palazzo sotterraneo.»
Il principe acconsentì, presela sua bella sposa e la portò nel suo castell0, dove si tennero nozze sontuose e magnifiche. La coppia viveva felicemente insieme fino all’arrivo dell’inverno, quando la figlia della regina dei fiori tornava a casa dalla madre. L’estate i due sposi si ritrovavano e riprendevano la loro vita di gioia e felicità fino all’inizio dell’inverno successivo, quando di nuovo la fanciulla tornava dalla madre.
Questo durò per tutta la loro vita, che ciò nonostante fu sempre lieta.

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