[FIABE] La stella alpina

Una volta, si narra, sorgeva ai piedi di una montagna un villaggio retto da un borgomastro che aveva una figlia, Berta, bella come il sole ma perfida come una strega.
Dietro la sua casa scorreva un torrente che muoveva la ruota di un vecchio mulino. Il padrone del mulino era un giovane di nome Hans, che lavorando ammirava estasiato la bella figlia del borgomastro. “Non è per te, non è per te” lo ammoniva il suo gatto parlante Peter. Ma Hans non badava a quei saggi consigli, struggendosi invano d’amore perché lei non lo degnava nemmeno di uno sguardo.
Un giorno il gatto, che stava andando a caccia di topi campagnoli, capitò sotto la finestra di Berta e si accorse stupito che lei stava guardando proprio verso il mulino e il suo padrone. Quando lei vide il micio giunse perfino ad accarezzarlo dicendogli: “Ah, sei il gatto di Hans! Salutalo a mio nome!”, certa che la bestiola non potesse comunicare col padrone. E invece Peter gli ripeté tutto per filo e per segno. Hans, incoraggiato da quelle notizie, indossò l’abito della festa e si recò da Berta. Tutto si sarebbe aspettato tranne che la fanciulla lo cacciasse a male parole: “Che vuoi da me, misero mugnaio? Io ho rifiutato i migliori partiti del paese e non posso certo andare ad abitare in un vecchio mulino”. Hans era ammutolito e il gatto sconcertato: non aveva forse udito con le sue orecchie pelose i sospiri di Berta? E lei non lo aveva forse accarezzato?
Berta cacciandoli soggiunse: “Vediamo se hai coraggio! Se proprio mi ami devi portarmi l’acqua della Fonte dei Nani, l’Acqua della Vita. Quella che sgorga lassù in cima alle rocce!”
Hans rabbrividì dallo spavento perché nel villaggio si diceva che chiunque avesse tentato di prendere anche un solo goccio di quell’acqua sarebbe stato ucciso dal Re dei Nani. Quel re era il signore assoluto di tutta la montagna: ad un suo ordine si staccavano le mortali slavine, i sassi comuni si tramutavano in zaffiri e smeraldi e le sorgenti scaturivano o scomparivano improvvisamente.
Ma l’amore poté più della prudenza. Hans si avviò su per la montagna, mentre intorno a lui rotolavano sassi e si staccavano le slavine primaverili. Un corvo grande come una gallina, dopo aver volteggiato a lungo intorno a lui, si posò ai suoi piedi ammonendolo: “Torna indietro o morirai” Ma il giovane non voleva cedere alla paura: si arrampicò sulle rocce finché raggiunse il luogo dove si diceva che sorgesse la fonte miracolosa.
Non era una sorgente, ma una lucente pozza d’acqua bianca. Il ragazzo cercò di immergere la brocca ma si accorse sorpreso che la superficie del laghetto era di cristallo. Allora prese un sasso e lo scagliò sulla superficie dicendo: “Non è per la vita, ma per la morte che prendo l’acqua, perché l’amore che porto sarà la mia morte”.
Aveva appena pronunciato queste parole quando accadde un prodigio: il laghetto scomparve e al suo posto apparvero mille piccole stelle alpine bianche e vellutate. Hans ne raccolse alcune; ma proprio in quel momento una schiera di nani gli si parò davanti gridando: “Hai rubato il nostro tesoro, morirai!” Poi lo sollevarono sulle rupi scoscese e lo gettarono nel precipizio.
La mattina seguente Hans si svegliò ai piedi delle rocce. Accanto a lui, il gatto Peter guardava incredulo il fiore che il suo padrone teneva stretto tra le mani e che lo aveva salvato: il fiore della vita e della morte.
Quanto a Berta, conclude la leggenda, Hans non ne volle più sapere: sposò infatti un’altra donna più semplice e meno capricciosa di lei.

Leggenda ladina tratta da “Florario” di A. Cattabiani – Ed. CDE

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