Giganti, Trolls e gli Dèi di Asgard

Il Caos primordiale veniva rappresentato dai giganti, simbolo degli elementi scatenati. La razza dei giganti trova nei canti dell’Edda della tradizione vichinga un’origine più remota di quella degli dèi di Asgard.

Secondo questo testo, all’inizio dei tempi, nel vuoto primordiale esistevano soltanto due regni: a Nord il primo, Niflheim o Nifehel, una regione nebbiosa e disabitata costituita da ghiacci e nevi perenni; il secondo, a Sud, si chiamava Muspell(heim) ed era un mondo di fuoco in cui risiedeva un’orda di demoni guidata da Surtr il Nero (anch’egli definito un gigante ma la cui origine non trova documentazione), il futuro nemico degli dèi. Dal cuore di Niflheim scaturirono dei fiumi che,allontanandosi dalla sorgente, allagarono il vuoto tra i due regni e si ghiacciarono. I ghiacci più vicini a Muspell si liquefecero per il calore dei venti caldi e le gocce disciolte diedero forma ad un essere antropomorfo di dimensioni colossali che ebbe nome Ymir, collegabile al sanscrito Yama, ermafrodita. Da solo infatti egli generò, dal sudore dei piedi, un figlio mostruoso dotato di sei teste, Thrudgelmir, e fu padre e madre della stirpe dei giganti dei ghiacci, Thursi della brina, detti più tardi Jãtun, da cui Jãtunheim, nome del reame da loro abitato. Esso fu costruito dopo l’uccisione del gigante Ymir da parte degli Asi e collocato a settentrione della terra, delimitato dagli oceani e da catene montuose, o “recinti”, costruiti con le sopracciglia di Ymir stesso. Jãtunheim comprendeva anche la foresta di ferro, abitata dalle donne troll, le femmine dei giganti.

GigantiNel folklore scandinavo si narra che i troll, creature paragonabili nell’aspetto deforme e malvagio ai Fomori delle leggende irlandesi, potessero agire soltanto di notte in quanto, qualora investiti dai raggi solari, si sarebbero trasformati in pietra. Un’allegoria che sta a dimostrare come le azioni dei malvagi vengano compiute quando la vita si addormenta e gli dèi distolgono il loro sguardo benevolo. Tuttavia, se nel folklore i troll vengono descritti come mostri malvagi, nei canti della tradizione eddica possiamo riscontrare come molte volte le femmine dei giganti siano così belle e dotate di magici poteri da fare innamorare gli dèi e imparentarsi con la loro schiatta. Questo avveniva anche secondo la mitologia greca (anch’essa rappresentante i giganti come creature discendenti dall’unione di due potenze contrastanti, il cielo e la terra, all’inizio dei tempi). Zeus, il padre degli dèi, ebbe infatti diverse mogli tra le titanesse e dall’unione con esse generò le Ore, le Moire, le Grazie e le nove Muse. Dal confronto di queste due tradizioni, quella greco- mediterranea e quella germanico- scandinava, emerge un punto comune: l’era dei giganti venne prima di quella degli dèi. “Ciò voleva forse significare che la violenza e il male sono forze esenziali e primitive dell’Universo, forze che ne esprimono l’essenza assai più e assai prima della saggezza operosa degli dèi buoni e degli uomini rispettosi del comando divino”.

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