[Il Grande fiume] Il Drago

Il drago

(Gazzetta del Po n.48 del 30 Dicembre 2006)

Le sponde del Po non hanno mai cessato di essere luogo di leggende, di miti, di paure ma anche di sicurezze. Il suo corso e la sua valle sono un regno fatato pieno di strane creature. Il Po è dunque memoria, raccogliendone e conservandone i ricordi millenari. Trasporta, infatti, lungo il suo corso le acque che bagnarono le capitali dei Longobardi, racconta di antiche fatiche per bonificarne la piana, che divenne la più fertile d’Europa, di acquitrini impenetrabili, di antiche foreste di quercia, di nebbia e di leggende; lambisce castelli, chiese e palazzi, officine e botteghe dove si è prodotto arte e ricchezze.
Il Po è il soffio vitale della terra, un immenso drago che veglia su questa terra, la protegge, la unisce, le da forza e identità. Il drago è un segno della forza tellurica che scaturisce dalle viscere della terra e dalle forze che discendono dal cielo.
Come un drago, il fiume è bonario con i coraggiosi, gli umili e i puri; ma può diventare feroce e crudele con chi disonora la terra o cerca di carpirne un tesoro senza alcun merito. Le sponde dell’Eridano sono terra di draghi. Draghi che si trovavano sulle insegne di battaglia dei Gesati, sugli scudi dei Longobardi e sugli elmi dei cavalieri più coraggiosi. Un drago ha sventolato sui legni genovesi che solcavano orgogliosi i mari. Sulle insegne che aprivano alcune processioni rogatorie, alcune delle quali conservate ancora nel novarese erano riprodotti draghi di metallo noti con il nome di “üslàsciu”.

Si narra che un drago proteggesse le mura e i castelli di Lombardia e dominasse la pianura e i valichi alpini ma una delle leggende più famose a riguardo è quella del lago (o mare) Gerundo.

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