Il Leprechaun

Ovvero: “La ballata del ciabattino fatato” – di William Allingham

I.
Oh piccol vaccaro, ma cosa hai udito,
sul tumulo verde del forte segreto?
Solo il mesto uccellino giallo*,
che va sospirando nei prati assolati?
Cauto, cauto, cauto, aspetta!
Soltanto l’ape e la cavalletta?
“Tip-tap, rip-rap
ticchete e tacchete e tu!
Pelle scarlatta, insieme cucita,
ciò basterà a fare una scarpa.
Sinistra, destra, tira ben stretta;
caldi saranno i giorni d’estate,
ma nell’inverno giù sotto terra
io me ne rido della bufera!”
Alla collina poggia l’orecchio.
E non lo senti quel piccol rumore
il ticchettare dell’elfo che picchia,
e il canto stridulo del leprechaun
mentre è contento del suo lavorare?
E giusto una spanna
e un quarto in altezza.
Quando lo vedi, non lo mollare:
e diverrai di tutto rispetto!

II.
Tu guardi il gregge in un giorno d’estate,
dormi nel fieno, mangi patate;
non ti garberebbe viaggiare in carrozza,
e a una duchessa propor le tue nozze?
Se il ciabattino tu prenderai – beh sì, allora potrai!
“Stivali grandi da cacciatore,
e poi dei sandali per celebrare,
scarpine bianche per chi ha da sposare,
e quelle rosa, per chi vuol danzare.
Qui così, là cosà,
ecco una scarpa come si fa;
a ogni punto siam ricchi di più
ticchete e tacchete e tu.”
Nove e novanta pentole d’oro
ha questo folletto astuto e avaro.
Nascoste in montagna, in foreste e dirupi,
rovine e torrioni, caverne e fortezze,
e là ove nidificano i cormorani;
da tempi remoti
da lui custodita
ognuna è ricolma
fin troppo
di oro!

III.
L’ho colto all’opera un giorno io stesso
al castello, nel fosso, dov’è la digitale,
un elfo barbuto, rugoso, aggrinzito,
gli occhiali poggiati sul naso appuntito,
e sulle babbucce le fibbie d’argento,
grembiule di cuoio – in grembo la scarpa –
“Rip-rap, tip-tap
ticchete e tacchete e tu.
(Un bel grillo dal fossato
m’è volato sul cappello!)
Stivaletti pel principe fatato,
per suo figlio gli scarponi.
Pagate bene, ben pagate
quando il lavoro mio è finito.”
La colpa fu mia, non c’è dubbio alcuno.
Lo guardai, lui mi guardò;
“Servitor suo, signore”. Lui risponde: “Huff!”,
e tira fuori il tabacco da fiuto.
Dopo una presa, sembra contento,
Quel piccol bizzaro leprechaun;
mi offrì la scatola con grazia strana,
e poi… Tutto il tabacco m’ha soffiato in faccia,
e mentre starnuto, ne perdo ogni traccia.

*Cioè lo zigolo giallo, o yarlin.

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