La storia di Ylith

Tanto tempo fa non ero che una semplice ombra, mi allungavo, mi allargavo, mi deformavo ad ogni movimento e a volte, con il buio della notte, non mi si poteva nemmeno vedere, mi nascondevo a sussurrare con le altre ombre. Il mio creatore (se così si può dire…) era un folletto, piccolo e dispettoso; a volte mi obbligava a diventare enorme, mio malgrado, per spaventare i viandanti e rubare loro tutte le cose luccicanti. Si divertiva tantissimo a spaventare la gente, era veramente pestifero! A volte mi impuntavo, cercavo di impedirgli di combinare guai, ma creavo il doppio del pasticcio!! Così ogni tanto, la notte o il giorno, quando lui si appisolava insomma, scappavo via e andavo a farmi un giretto per i fatti miei, curiosavo qua e là, giocavo con le ombre degli animali, bevevo un po’ d’acqua all’ombra degli alberi. Più stavo separata dal mio creatore, e più mi sentivo libera…

Un giorno, andando in giro per un bosco vidi una fatina… era così piccola, minuscola e luminosa come una stellina! Svolazzava con il suo abitino verde tra i fiori. Visto che sembrava sola mi avvicinai e feci amicizia con lei. Giocammo per tutto il pomeriggio, ma poi si fece tardi e dovetti ritornare dal mio creatore. La incontrai ancora molte volte, giocammo insieme e chiacchierammo a lungo. Una sera la fatina mi disse che avrebbe voluto ricompensarmi per averle fatto compagnia e mi chiese cosa poteva fare per me. Le chiesi allora di recidere i miei legami con il folletto. La piccola creatura mi guardò sorridente e mi disse che l’avrebbe fatto volentieri. Così, ci recammo nel prato dove il mio creatore dormiva.
Il bosco stava cominciando a diventare scuro ed io ero molto preoccupata di dissolvermi tra le ombre prima di arrivare alla radura. Ma fortunatamente giungemmo alla svelta. Il folletto era coricato tra le radici di un vecchio salice. Il sole stava tramontando, e il cielo rosso sembrava sangue alle sue spalle. La fatina ed io ci avvicinammo e lei pose le sue delicate manine sul nasino del folletto e disse:

“Ora schiava non sarai più!
Prendi la mia mano e corri fin laggiù!”

Così dicendo mi prese la manina e mi portò al limitare del boschetto, e… INCREDIBILE! Non ero più un’ombra con due sole dimensioni, ma ero un corpicino tridimensionale!
Il Folletto, intanto, si era svegliato a mi stava cercando sotto ai suoi piedi, ma io non c’ero più! Così, quando ci vide, capì cos’era successo e si buttò contro di noi, ma la fatina con le manine sui fianchi e lo sguardo severo sentenziò:

“Caro il mio folletto
basta col dispetto!
La tua anima lercia
Sarà per sempre una Quercia!”

Il folletto rimase bloccato, trattenuto al terreno da lunghe radici, poi il suo corpo si coprì di corteccia, e le sue braccia e la sua testa divennero rami carichi di verdi foglie e grosse ghiande. Divenne un albero davvero maestoso e io decisi che lì avrei costruito la mia casetta. La fatina sorrise compiaciuta e disse che mancava, ora, solo il mio nome, e mi chiamò Ylith.

Vi ringrazio di cuore per aver voluto scoprire chi è ^Ylith^!!

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