[Il Grande fiume] Nero, l’eroe della pianura

Nero, l’eroe della Pianura

(Gazzetta del Po n.10-11 del 10-17Marzo2007)

Racconteremo ora una storia di vita, che non vuol trattare di politica, ma solo dell’animo eroico e generoso delle genti padane.
Qualche tempo fa, curiosando per le vie borettesi ci siamo imbattute in un piccolo circolo Arci, il cui nome insolito ci risultava sconosciuto: Felice Montanari. Entrando ci imbattiamo subito in un signore, piccoletto, ma decisamente infervorato nel parlare giustappunto del Felice Montanari che compariva anche sull’insegna. Seguendone il discorso ci accorgiamo che il centro della discussione è una fotocopia affissa alla parete di legno, così, passando tra la gente, ci troviamo a leggere questo titolo: ”Felice Montanari – Nero, l’eroe del casello 23.”
Incuriosite scorriamo dunque l’articolo che riporta la storia di un giovane diciottenne nato a Canneto sull’Oglio, che negli anni della seconda guerra mondiale, ha partecipato attivamente a molte rappresaglie.
La storia narrata sulla fotocopia ne racconta l’ultimo giorno di vita.
Tutto nasce dal desiderio di riavere un compagno, gravemente ammalato e ricoverato all’ospedale di Viadana, ostaggio dei tedeschi. La notte tra il 4 e il 5 Gennaio del 1945, alcuni sapisti borettesi, ai quali il giovane Felice, detto Nero, si era aggregato, sorpresero, disarmarono e catturarono in un’osteria sita in località Colombana, un maresciallo tedesco.
Il prigioniero doveva servire per lo scambio che avrebbe salvato il loro compagno.
Un bersagliere, noto alla gente del luogo, decise di unirsi, in quell’occasione, al gruppo di sapisti.
Condotto il prigioniero nel Casello 23 della ferrovia Reggio – Boretto Po, fu lasciato in custodia di Nero e del bersagliere.
La mattina seguente, il 5 Gennaio, al casello arrivarono i soldati delle SS tedesche e un gruppo di bersaglieri italiani, li conduceva il bersagliere unitosi al gruppo, che aveva lasciato Montanari da solo con la scusa di ”recuperare abiti civili”.
Verso il primo pomeriggio intorno al casello c’è ormai una trentina di SS e bersaglieri che aprono il fuoco contro l’edificio.
Dall’interno solo la mitragliatrice di Felice risponde al fuoco. I tedeschi, vedendo la strenua resistenza di Nero, decidono di ricorrere ad un espediente. Prelevano di forza tre civili: ”Tu, tu e tu.” Usandoli poi come scudo per avvicinarsi al casello, dal cui interno, d’improvviso non giunge più nessuna reazione.
Uno dei tre civili viene allora obbligato a salire per primo le scale. Sotto continue pressioni il poveruomo arriva finalmente alla porta della stanza in cui sono rinchiusi Montanari e il maresciallo. Entrando il civile supplica di non sparare, ma nella stanza quasi buia vede il corpo senza vita riverso sul pavimento del giovane Nero. Al grido di: ”L’è mort! L’è mort!” i bersaglieri si precipitano anch’essi nella stanza riservando al corpo del sapista un trattamento per nulla ”umano”.
Lo gettarono dalla finestra e, caricatolo su d’un carretto, lo portarono, accompagnato da un coro d’insulti, alla piazza di Boretto.. Il comandante di Piazza delle SS tedesche rimase infastidito dal comportamento dei bersaglieri e, ripresili, intimò loro di portare rispetto: ”Perché lui è morto da eroe e da vero soldato, e come tale va trattato”
Ordinò quindi loro di portarlo al Camposanto. Per questo giovane che strenuamente ha difeso le genti della sua terra è stata concessa la medaglia d’argento al valore militare con la seguente motivazione: ”Giovanissimo partigiano, già distintosi più volte in audaci colpi di mano. Assediato da forze nemiche entro un casello ferroviario, resistette a lungo, da solo, tenendo a bada gli attaccanti per circa due ore col fuoco del suo mitra. Vistasi preclusa ogni via di salvezza, e non volendo colpire i civili dei quali i nemici si facevano scudo per avanzare, spezzava l’arma automatica e si uccideva con la pistola per non darsi prigioniero. Immolava in tal modo la sua giovane esistenza, in un supremo gesto di fierezza per la causa della liberazione della patria, meritandosi l’onore delle armi da parte dei tedeschi. Esempio luminoso si eroismo, di sprezzo del pericolo e di spirito di sacrificio.”
Si ringraziano Mario Pavanelli per averci incuriosite su questa vicenda ed Arduino Allai per il materiale informativo fornitoci.

”Concilia, o Cielo,
in pace e bene
le genti terrene.

Terra, sii prospera!
Uomo, sii libero,
e libero resta!”
(D. Bonhoeffer)

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