[Prontuario dei rimedi] Rimedi di medicina popolare

PER IL MAL DI DENTI:

Se vuoi prevenire il mal di denti, quando ti vesti al mattino comincia con l’infilarti il calzino sul piede sinistro; oppure porta sempre con te come talismano un dente preso dalla bocca di un morto.

Se vuoi scongiurare il male per un anno intero, pianta un chiodo nel tronco di una quercia; oppure strappa alla radice la prima felce che vedi spuntare a primavera.

Se hai scordato le precauzioni e i talismani, e già ti duole il dente, per scacciare il dolore strofina del pepe sopra le gengive; meglio ancora, cattura un rospo, aprigli la bocca, sputaci dentro, e poi caccialo via.

Se invece credi ai santi, pronuncia ad alta voce:
«Pietro, suo fratello, era sdraiato sul pavimento;
“Cosa ti fa male fratello?
Ti duole forse un dente?
Io ti dico che non avrai più male,
nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
Amen!»
Ripeti la formula tre volte al giorno, per tre giorni di seguito, e negli intervalli bevi acqua in cui hai sciolto polvere di zolfo.

PER LE VERRUCHE:

Ruba un pezzo di carne dal banco del macellaio in pieno mercato e seppelliscilo dopo averlo strofinato sulle verruche; le escrescenze scompariranno a mano a mano che la carne imputridisce. Oppure: raccogli un baccello con dentro nove piselli, getta via il nono dicendo: “Verruca, verruca, asciugati e va’ via!”. Allo stesso scopo puoi usare un pezzo di torba.

E ancora: tocca ogni verruca con uno spillo nuovo, metti gli spilli dentro una bottiglia e seppelliscila a un quadrivio, meglio ancora dentro una tomba recente. (Bottiglie piene di spilli sono state trovate in alcune tombe a Bodmin.)

Appoggia un diverso ciottolo su ciascuna verruca; avvolgi i ciottoli in un panno o in un foglio di carta e poi gettali via lungo la strada, preferibilmente quella che porta alla chiesa. Le verruche passeranno allo sfortunato che li raccoglierà.

Altrimenti: prendi un pezzetto di corda, fai tanti nodi quante sono le verruche, e tocca ogni verruca con il nodo corrispondente. Poi seppellisci la corda.

Se vuoi essere certo di non prendere le verruche, non lavarti mai le mani nell’acqua in cui è stato bollito un uovo.

PER FORUNCOLI O VESCICHE:

Fora una noce moscata, appenditela al collo e mordicchiala nove mattine di seguito a digiuno.

Striscia sulle mani e sulle ginocchia sotto un pruno cresciuto ad arco con le due estremità dentro terra. La stessa cura è efficace contro i reumatismi.

PER I REUMATISMI:

Fai trattare il paziente da una donna che ha avuto un parto podalico.

Porta in tasca un turacciolo, una patata o una noce moscata, o anche un pezzetto di frassino montano.

Avvolgi una foglia di cavolo attorno alla parte dolente.

Bevi una pinta di birra in cui è stato fatto bollire mezzo penny di senape.

Mangia fegato fritto di rospo oppure coda di vipera. Abbi cura che le vipere siano uccise quando sono bagnate di rugiada.

RIMEDI VARI:

I ragni neri seccati e ridotti in polvere curano il bruciore di stomaco.

Se hai l’asma, fa una piccola palla di ragnatele di ragno e inghiottila.

Contro il fuoco di sant’Antonio, spennella la zona affetta con il sangue preso dalla coda di un gatto.

Per guarire il morbillo, taglio l’orecchio sinistro a un gatto, prendi tre gocce di sangue e bevile mischiate in un bicchiere d’acqua di fonte.

L’orzaiolo svanirà, se strofinerai l’occhio nove volte con la coda di un gatto o con una fede nuziale.

Il Lycopodiun inundatum, o piededilupo, è efficace contro ogni malattia degli occhi, a condizione che sia debitamente raccolto il terzo giorno di luna, appena spunta la piccolissima falce, mostra il coltello che userai, e ripeti: «Così di come Cristo guarì lo sbocco sangue, taglia, lama, e  ciò che tagli sia per sempre reciso». Attendi quindi il tramonto, lavati accuratamente le mani, mettiti sulle ginocchia, taglia il piededilupo e avvolgilo in un panno bianco; poi fallo bollire in acqua attinta dalla fonte più vicina al luogo dove è cresciuta l’erba. Usa l’acqua per fare fomenti; se invece vuoi ottenere un unguento altrettanto efficace, pesta il piededilupo insieme al burro ottenuto dal primo latte di una giovane mucca.

Per curare la diarrea siedi su un cuscino avvolto in un panno di flanella rossa. Se la metterai sul petto, la flanella rossa, con le sue molte virtù curative, allevierà anche la bronchite.

Se hai una colica, stai ritto sulla testa per un quarto d’ora.

Per fare scomparire il singhiozzo, bagna di saliva l’indice della mano destra e traccia una croce sulla scarpa sinistra ripetendo tre volte di seguito il Padrenostro a rovescio.

Per contenere il gozzo, vai prima dell’alba del primo giorno di maggio sulla tomba di un giovane sepolto nel cimitero della chiesa, passaci sopra tre volte il palmo della mano, da cima a fondo, e bagna la parte affetta con la rugiada che hai raccolto.

Per mettere fine alla tosse, soffia su una tomba recente.

Per guarire dalla tubercolosi ingerisci a digiuno, sciolto in acqua, un cucchiaio di terra preso dalla tomba di una vergine appena morta.

Per curare un tumore della pelle, mettici sopra la mano di un suicida o di un impiccato. Il “tocco” è efficace solo se il morto è di sesso opposto al tuo.

PER LE MALATTIE INFANTILI:

Se il bambino non sa trattenere l’urina, fagli mangiare un topo arrostito.

Il bambino che porta al collo una collanina di corallo avrà una facile dentizione.

Per curare il mughetto, fa’ digiunare il bambino tre mattine dopo che una persona che non ha mai conosciuto il proprio padre gli ha soffiato in bocca; oppure: prendi tre giunchi da un torrente e falli passare l’uno dopo l’altro attraverso le labbra del bambino. Poi ributtali nell’acqua: il mughetto scomparirà a mano a mano che la corrente li trascinerà via. Se non bastasse, leggi l’ottavo salmo tre volte al giorno per tre volte di seguito.

Per curare la pertosse, fa mangiare al bambino un pezzo di torta preparata da una coppia chiamata John e Joan; oppure: raccogli nove ciottoli dal fiume e un quarto d’acqua (non controcorrente); rendi le pietre incandescenti, immergile nell’acqua e poi imbottigliala. Il bambino deve bere un bicchiere per nove mattine di seguito. Un’altra cura è trovare un’asina di tre anni, fare passare per nove volte il bambino, nudo, sopra la groppa e sotto la pancia. Mungere tre cucchiaiate di latte dalle mammelle dell’asina, mettervi dentro tre peli strappati dalla groppa e tre peli strappati dalla pancia, attendere tre ore perché il latte acquisisca le giuste virtù curative; poi farlo bere al bambino. Ripetere il processo per tre mattine di seguito. Oppure: legate attorno al collo un sacchetto di mussola pieno di ragni. Se, passata la pertosse, il bambino è rimasto debole e malaticcio, bisogna farlo correre dietro al gregge.

Per far andare via i piccoli ascessi che spesso si formano sulle palpebre, bisogna passarvi sopra, per nove volte, la coda di un gatto nero. Se il gatto è maschio, la cura è più efficace.

Contro il rachitismo è buona cura fare spugnature con l’acqua presa dal fonte battesimale. La stessa acqua raddrizzerà le gambe arcuate

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