[Simbologia] Simbologia animale

I popoli antichi hanno sempre guardato con riverenza e rispetto agli aspetti del mondo naturale considerando ogni parte di questo mondo capace di essere un tutto, una guida e un insegnante.
Un tempo c’erano meno divisioni tra il nostro mondo e quello naturale, per questo i popoli pagani scorgevano con più facilità le qualità animali, prendendole come insegnamenti ed associandole a Dei e Dee, rendendoli dunque sacri.
Varie tribù o clan riportavano i loro retaggi e discendenze animali. La foca, per esempio, è simbolo e antenata originale di almeno sei famiglie fra Scozia e Irlanda. La maggior parte delle tribù ha totem animali chiaramente definiti dai loro nomi.
I Celti amavano e rispettavano gli animali al punto di scegliere di essere sepolti con essi e di averli come guide e compagni nell’Altromondo. Usavano indossare ossa e denti di animali come talismani. Usavano le loro pelli per vestirsi e per dormire, per scudi, tamburi e cornamuse. Accettavano le loro pelli, corna, zoccoli e carne come doni e dell’animali usavano ogni parte. Chiedevano il permesso alla Dea prima di prendere la vita ad una creatura. La caccia, in se stessa, era considerata sacra e protetta da un grande numero di tabù che riguardavano sia il cacciatore che il cacciato.
“Il rispetto per gli animali e la consapevolezza delle loro qualità di insegnanti e guide sono antichi quanto l’umanità.” scrivono Phil e Stephanie Carrgomm, “Le grotte di Drachenloch in Svizzera svelano altari dedicati all’Orso che hanno più di 70.000 anni. Nelle grotte di Lascaux, in Francia, straordinarie pitture raffiguranti animali e il corpo cerimoniale dell’orso hanno più di 19.000 anni. E’ chiaro che gli animali sono stati il centro della pratica religiosa dall’inizio dei tempi. In Inghilterra, in un sito mesolitico, nello Yorkshire, sono state trovate corna di animali, utilizzate per usi ritualistici, di almeno 10.000 anni.”.
Dunque indossare pelli di animali e usare copricapi di animali o piume, era un modo per identificarsi con il loro regno, così da diventare per un certo tempo quegli stessi animali, per condividerne le caratteristiche ed i poteri, per ricevere da essi ispirazione divina. Nel settimo secolo d.C. Sant’Agostino condannava questi usi: “Queste sudicie abitudini di vestirsi come animali.”, condannava quei Bardi che ancora usavano vestirsi con un tugen, una cappa piumata fatta, dalla cinta in giù, di pelli d’uccello bianche o colorate, e dalla cinta in su, fino al collo, fatta di colli e creste d’anitra.
Oltre a vestirsi come animali, gli antichi li sacrificavano in modo rituale. Sembra che gli animali venissero sepolti in modo cerimoniale come offerte di ringraziamento in fosse adibite alla conservazione dei cereali non più in uso. Modi simili venivano usati anche per animali destinati ad accompagnare il defunto nel suo viaggio nell’Altromondo.
L’importanza degli animali nella vita religiosa dei pagani, può essere valutata dal fatto che delle otto festività annuali della tradizione Celtica, celebrate per almeno 7.000 anni, quattro sono legati in modo particolare alla vita dei pastori, degli allevatori e agricoltori.
Imbolc ai primi di febbraio, è simultaneamente il tempo in cui nascono agnelli e vitelli e quello delle semine. Beltane, ai primi di maggio, segnala l’inizio dell’estate, quando le mandrie sono condotte sui pascoli alti. Lughnasadh, ai primi di agosto, segna l’inizio dei raccolti. Beltane, ai primi di novembre, indica l’inizio dell’inverno quando gli animali sono riportati a valle e macellati per farne provviste da conservare.
Nella cultura celtica si possono trovare delle analogie con la mitologia greca, per esempio l’aquila è correlata alla funzione regale, mentre la vacca alla sovranità femminile.
Il nome della potente dea del fiume Boyne, in Irlanda, vale a dire Boann, significa “quella delle vacche bianche” e la forma di vacca bianca era attribuita alla dea Bo Find, che avrebbe partorito due vitelli magici di diverso sesso e avrebbe fatto dono di tutto il bestiame al popolo irlandese. Nella stessa forma era veberata Bovinda, dea della fertilità. Il culto del toro era legato alla funzione guerriera.
I celti avevano anche una sorta di sacro rispetto per le api, messaggere degli déi, simbolo di perfezione e di immortalità. Il cavallo ha una stretta relazione con la Terra e le divinità femminili, come Rhiannon e Epona, nonchè con il dio “creativo” Lug. Più spiccatamente celtici sono il culto del cervo e del cinghiale, che richiamano il mondo sacro della foresta. I celti vedevano nel cervo, con le sue maestose corna, che crescono e poi cadono per rinnovarsi, l’immagine stessa della vita. Da ciò derivano sia il suo collegamento con il principio femminile sia quello col principio maschile, oltre che la convinzione che fosse l’unico animale in grado di passare da questo mondo al Sidh e viceversa. Il cinghiale, come anche il maiale, era ritenuto un sombolo femminile lunare (la scrofa bianca) che un’incarnazione dell’archetipo solare virile (il cinghiale selvaggio). Il cinghiale era anche l’animale più vicino ai Druidi e veniva posto, a volte, al centro della croce celtica.
Il guerriero, oltre che al toro, aveva un suo emblema anche nell’orso e vi si poteva identificare anche il re. Il nome Artù condivide, infatti, la radice con le parole di tutte le lingue celtiche che indicano l’orso. L’orso come manifestazione della divina energia della Forza-Potenza, mantiene le sue connotazioni anche in rapporto a divinità femminili come Ardwinna (o Aruinna), dea continentale delle foreste, che pretendeva un tributo per ogni animale che venisse ucciso nel suo regno vegetale e si aggirava in groppa ad un orso selvaggio, nonchè Artio, venerata in Gallia e in Britannia.
Caro ai guerrieri era anche il cane per il valido aiuto che offre nella caccia, ma anche per la sua funzione di protezione e guardia della comunità. Nella mitologia irlandese, poi, il cane Dormath è la guardia del regno dei morti. Fra gli uccelli il cigno è l’animale più carico di valenze positive per il suo stretto legame con i quattro elementi: il suo piumaggio bianco e luminoso evoca il sole-fuoco, nuota elegantemente nell’acqua, si leva in volo nell’aria e infine si posa a terra. inoltre esprime la consapevolezza della morte vicina e quindi del passaggio all’Aldilà.
E’ ambiguo il simbolismo del corvo e dell’affine cornacchia. Rapportato al dio Lug è qualificato come animale profetico e legato alla divinazione, mentre alla dea-corvo Morrigan è descritto cupamente, in quanto aleggiava sul campo di battaglia alla ricerca di carogne.
I pesci, in particolare il salmone, la trota e l’anguilla erano considerati gli spiriti guardiani dei pozzi, dei fiumi e dei laghi. Il comportamento del salmone, in particolare, richiama un’analogia con il laborioso esercizio richiesto dal perfezionamento interiore.
Un ultimo accenno è dovuto al serpente. Legato alle energie delle profondità terrestri, fonte tanto di vita quanto di sciagure per gli esseri viventi. La conoscenza e la padronanza di queste energie da parte dei Druidi spiega perché in certi riti essi si autodefinissero “serpenti”.

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