Strega, leggende e verità

L’origine della parola “strega” è dubbia, anche se in linea di principio dovrebbe derivare dal latino “strix” che stava ad indicare una donna: “che pratica fattucchieria e vola nell’aria”.

Strega - Victoria FrancésPer gli antichi greci, dea della stregoneria era Ecate, e le sue ancelle venivano chiamate le Streghe della Tessaglia. Anche Diana (corrisponderebbe all’Artemide greca e all’Erodiade dei giudei), dea romana, veniva considerata una strega, come anche Holda, dea germanica, bella e formosa in apparenza, ma quando si adirava diventava un’orrenda megera. Le streghe minacciano di morte o maledicono, anche per diverse generazioni, chi svela la loro identità, disobbedisce o fa loro dispetti. Le streghe possono creare notevoli problemi, ma possono anche elargire doni e ringraziamenti per qualche gesto loro propizio oppure solo per il piacere di farlo. Amano riunirsi in luoghi precisi la notte di san Giovanni. Ci furono tempi, come nel XVI e XVII secolo, in cui il mondo era pieno di streghe. Ogni più piccola comunità aveva la sua strega. Non solo vecchiette stranite, gobbe, grinzose e deformi ma anche formose giovani dal comportamento eccentrico o inusuale per i tempi, sono state (a torto) considerate streghe. Diverse bolle pontificie definendo “eretico” chi non credeva alla loro esistenza, ne aumentavano la credenza. Il primo processo intentato dall’Inquisizione si ebbe nel 128 e la prima condanna al rogo nel 1275, finché nel 1326 con la bolla “Super illius” papa Giovanni XXII autorizzava la tortura e il patibolo. Nasceva, così, quella furibonda caccia che terminerà ufficialmente in pieno Illuminismo, cioè verso la fine del settecento. In questi secoli migliaia di poverette furono accusate di stregoneria. Catturate, venivano regolarmente processate, torturate ed infine molte venivano arse su un mucchio di fascine, con un rituale accuratamente prestabilito dalla Santa Inquisizione. Faceva testo in merito, fra i tanti, il “Malleus Maleficarum – 1487” dei dominicani Kramers ( Instituris) e Spenger, opera in cui sono descritti minutamente la procedura e le raffinate torture da usarsi nei processi. Naturalmente, sotto tortura, oltre che dichiararsi colpevoli facevano il nome di altri e così la lista si allungava. Ma nonostante la caccia e le condanne, le streghe non furono mai sterminate. Alle streghe sono legati riti satanici, messe nere, sabba o tregende, nonché sacrifici umani. Sembra però che non tutte le streghe volessero nuocere e perciò scaricassero i loro poteri su oggetti inanimati e non su persone o animali. Se prendiamo in considerazione poi la leggenda secondo la quale la Madonna è loro grata per averla salvata insieme al Figlio durante la fuga dall’Egitto, va da sé che anche il mondo delle streghe sia formato, come il nostro, da gente buona e gente cattiva, con le gradazioni intermedie. Diventare streghe è una cosa lunga e complicata. Cosa facciano è noto, basti ricordare il detto romano: “Nocte volant puerosque petunt nutricis et gentes. Et vitiant cunis corpora rapta suis” Che più o meno significa: “Le streghe sono donne che di notte volano e stridono e succhiano il sangue dei bimbi nelle culle”. Per tenere lontano una strega basta un ferro di cavallo, dell’ulivo benedetto o del vischio sopra la porta, il sorbo, il sale, l’acqua santa, nodi ad uno spago, il sigillo di Salomone, la terra di un vecchio cimitero e crocifissi. Sembra che le streghe muoiano tra grandi sofferenze; perciò qualcuna si pente e, rivelando di essere strega, ritorna ad essere una persona normale o diventa una fattucchiera, una sensitiva, un’indovina, una guaritrice, che può fare solo del bene disinteressatamente. Le streghe amano i boschi, ne difendono gli alberi e a volte rendono pericoloso anche la sola sosta sotto di essi. Alcuna scelgono di vivere in vecchie catapecchie abbandonate nei boschi o comunque in luoghi solitari. Ci sono anche streghe che amano in modo particolare l’acqua e vengono chiamate Agane o Varvuole. Si presentano come creature splendide, ma in realtà sono orrende. Amano sedurre con canti ed esibendo le loro forme procaci. Se riescono a stregare qualcuno, questo sarà perduto per sempre o ridotto molto male. Amano, inoltre, rapire fanciulli per mangiarli. Sono quindi creature piuttosto cattive e orrende con la loro pelle raggrinzita e pelosa e con i loro piedi diretti all’indietro. Sono innumerevoli sono i racconti di contatti con esse, ma non sono crudeli come le streghe vere e proprie, addirittura in alcuni racconti (che a dir la verità sono molto pochi) sono anche benefiche.

Perché donne?

Come sappiamo ci furono a cavallo dei secoli XVI e XVII, feroci persecuzioni contro presunte streghe. La reale entità di tali processi non ci è nota, ma nella stragrande maggioranza dei casi essi avvennero contro donne. Si ebbero sentenze e roghi anche contro uomini, è vero, ma bisogna precisare che le imputazioni furono prevalentemente di eresia , non di stregoneria. Principalmente gioca a sfavore il fattore sesso. In effetti la donna fu considerata, specialmente dopo il Mille, un essere inferiore, fragile, infida, lussuriosa e tentatrice. Insomma odorava di zolfo.
Una vecchia storia riporta che il Diavolo aveva nove figlie così maritate:

  • Simonia ai chierici;
  • Ipocrisia ai monaci;
  • Rapina ai cavalieri;
  • Profanazione ai contadini;
  • Simulazione ai servi;
  • Frode ai mercanti;
  • Usura ai borghesi;
  • Pompa alle matrone;
  • Lussuria non era sposata ma si offriva a tutti.

Con precedenti di questo tipo, in un epoca in cui il simbolismo, l’ignoranza, la superstizione e il dogmatismo regnavano sovrani, non fu difficile incolpare donne comuni di fatti incomprensibili per la stretta mentalità corrente. Inoltre era prerogativa femminile esercitare le funzioni di cuoca e levatrice, professioni molto esposte al rischio di presunti avvelenamenti e complicazioni sanitarie. Quindi la morte di un neonato, per cause a quei tempi inspiegabili, erano facilmente imputabili alla levatrice- strega. Altro mestiere a rischio era l’erborista. Qui il rischio era di. guarire il paziente!! Soprattutto dopo l’inutile intervento del cerusico. Qui il rischio era uguale per maschi e femmine, ma i primi lo esercitavano prevalentemente nei monasteri e quindi erano protetti dalla Regola.

Il pentolone della strega

“Pelle di rospo, coda di lucertola, lingua di vipera, ali di pipistrello, vegetali raccolti in notti di luna crescente e radici scavate in notti di luna calante; cicuta, loglio, belladonna, segala cornuta ed altre erbe in percentuali minori assieme a grasso di civetta, polvere di mummia e di ossa umane; nonché chiodi arrugginiti, terra, capelli, peli e sangue umano o di animali”.

Questi gli orridi ingredienti che in giuste dosi e cucinati secondo precise ricette davano unguenti e pozioni magici. In molte di questi ”ingredienti”, analizzati ai giorni nostri, sono state isolate sostanze che agiscono come allucinogeni. Si può dire, quindi che gli stati estatici e confusionali generati da questi intrugli, si confondevano con il mondo arcano e superstizioso del medioevo, con il risultato di affermare maggiormente la convinzione di possedere poteri magici e di viaggiare realmente nello spazio.

La notte di San Giovanni

La notte di san Giovanni cade il 24 Giugno (solstizio d’estate), ma in realtà i ”festeggiamenti” cominciano il 23 e finiscono il 29 giugno. Nella Roma antica il 24 giugno era indicato come ”solstitium” o ”dies lampadum”, giorno delle luci, in onore delle divinità agresti Cerere e Fortuna. Si canta e si balla attorno a grandi falò, e i più ardimentosi si cimentano in una serie di salti attraverso le fiamme. Si racconta che forze arcane si concentrino con particolare intensità in questa strana notte.

Precedente Sirene, le creature tentatrici Successivo Unicorno, il simbolo della purezza