Celti: “Virtù” e “vizi” dei guerrieri

I guerrieri erano l’anima e il nerbo del popolo celtico. preferivano per lo più rapide incursioni, finalizzate all’ottenimento di un bottino. Guerre tra tribù e faide tra clan confinanti erano occasioni per l’affermazione del proprio valore e della propria abilità personale. L’iniziazione consisteva nel passaggio alla maggiore età, ma soprattutto nell’addestramento a passare da uno stato normale a uno stato superiore di coscienza per controllare energie straordinarie al momento del combattimento. Quando il guerriero diventava “operativo” era l’incarnazione di una delle tre manifestazioni dell’Oiw, la Forza. I guerriero che assumeva in pieno il suo ruolo sociale, morale e religioso godeva di protezione divina.
Non si trattava di una casta chiusa, ma nell’insieme di uomini liberi, abilitati a portare un’arma. Contadini e artigiani potevano, talvolta, rientrare nei ranghi dei guerrieri.
I guerrieri Celti avevano l’orrida abitudine di fregiarsi delle teste dei nemici uccisi portandole appese al morso dei cavalli; i Celti comunque non praticavano forme di tortura sui nemici, come invece facevano popoli ben più “civili”.
Anche per quanto riguarda i sacrifici officiati dai Druidi, utilizzati solo in periodi di particolare gravità, sono da considerare nell’ambito della loro religione e nel loro modo particolare di vedere la vita e la morte; Diodoro Siculo affermò infatti che alcuni disprezzavano talmente tanto la morte da affrontare le battaglie seminudi. Ma questa pratica non era solo una prova di temerarietà e coraggio, ma rientrava nella loro fede nella rinascita e nella funzione guerriera. La morte non era nula più che un passaggio dalla vita a un’altra realtà, mentre la fama del proprio eroismo e il rispetto dei proprio pari, rappresentavano la più alta forma di immortalità raggiungibile da un guerriero.

L’archetipo virile

Se dell’Oiw la Dea Madre esprime l’energia dell’Amore, quella della Forza o Potenza si esplica nella funzione guerriera e regale.
Sul piano mitico la figura del re è colui che presiede dall’esterno alla battaglia e colui che dispensa i beni al suo popolo, regolandone il godimento.
Sul piano eroico il personaggio che meglio rappresenta l’energia positiva della Forza o Potenza è Ogma (o Ogimos). A esso venivano dedicate le armi dei nemici vinti, e ciò fa pensare a un dio-guerriero. Ma egli era anche considerato l’inventore della scrittura sacra (Ogham) e un dominatore del ”magico potere della parola”. Tutto ciò lo avvicina ai Druidi e richiama la terza energia dell’Oiw: la Conoscenza o Saggezza.
Più strettamente legato alla funzione guerriera risulta essere Cu-Chulainn, figlio di Lug e di Dechtire. L’eroe apprese la sua formidabile tecnica di combattimento e gli incantesimi sfruttati in battaglia in Scozia da alcune donne guerriere e maghe. Quando, in battaglia, era in preda al sacro furore dei guerrieri, quest’energia si manifestava prodigiosamente come una luce irradiata dalla testa e, finita la battaglia, doveva essere immerso in tre tinozze d’acqua gelata prima che il suo corpo fosse abbastanza freddo da potersi rivestire.

«Quasi tutti i Galli sono alti di statura, hanno la carnagione chiara e i capelli tendenti al rosso, lo sguardo fiero e terribile.
La maggior parte di loro ha una voce tonante e minacciosa, tanto se sono calmi quanto se sono in preda all’ira.
Tutte le età sono adatte al servizio militare e il vecchio va alla guerra con la stessa forza d’animo dell’uomo nel fiore dell’età, nel disprezzo dei più gravi pericoli, con le membra temprate dal freddo e da assidue fatiche.
Mai nessuno di loro si taglierebbe un dito per la paura del servizio di Marte: là gli uomini che si comportano così sono sprezzantemente definiti “codardi”.» (Ammiano Marcellino)

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