Antiche ballate Irlandesi

Nella terra che si estende lontano a settentrione
ho un asilo col soffitto d’oro rosso
e il pavimento fatto d’argento fino.
L’architrave è di bronzo bianco, la soglia di rame,
il tetto coperto di piume d’uccello giallo chiaro.
Nei candelabri dorati torce di grande purezza
con gemme preziose,
nel centro della bella dimora.
Nessuno che appartenga alla mia casa,
salvo me e la mia regina,
mai ha provato il dolore; non invecchia mai
la mia gente dalle trecce bionde e ricciute.
ne mio asilo tutti giocano a fidchell:
generosa compagnia che non sa cosa sia l’avarizia:
quel luogo non viene mai chiuso
a uomo o donna che vi voglia entrare.

***

Uomo che accendi il fuoco,
per Fergus dei festini,
per mare o in terra che tu sia,
non dovrai mai bruciare il re del bosco.
il caprifoglio è il sire delle foreste di Inis Fail,
e nessuno lo può tenere prigioniero:
non è impresa da debole sovrano
serrare in un abbraccio alberi più forti.
Se darai fuoco al flessibile caprifoglio
abbonderanno i lamenti per la cattiva sorte:
incomberanno tremendi pericoli
sulla punta delle armi
oppure tu annegherai tra gli alti marosi.
non ardere il melo prezioso,
i suoi rami si allargano e spazzano il terreno:
l’albero sempre carico di nivei fiori,
alla cui bella chioma tutti tendono la mano.
l’arcigno spino nero è un vagabondo,
un legno che l’artefice non arde;
in tutto il suo corpo, per quanto ridotto,
a stormi gorgheggiano gli uccelli.
non ardere il nobile salice,
albero sacro alla poesia:
le api succhiano l’interno dei fiori,
amano la sua piccola gabbia.
Ardi pure il grazioso albero delle bacche,
l’aucuparia, l’albero dei maghi,
ma risparmia il nocciolo flessuoso;
non bruciare l’albero slanciato.
Scuro è il colore del frassino,
il legno che andare le ruote:
verghe fornisce alla mano del cavaliere,
la sua specie muta in fuga la battaglia.
Il pruno ostile è tra i legni il più spinoso:
ardilo, certo, così pungente e verde;
taglia, scortica il piede; chi vuole avanzare,
esso di forza lo respinge indietro.
la quercia verde produce il più fiero calore,
e nessuno scampa senza danno;
chi l’ama ha la testa incendiata dal dolore,
l’occhio brucia per le sue acri braci.
l’ontano, vero mago in battaglia tra tutte le essenze,
l’albero più ardente dello scontro:
sia l’ontano come il biancospino,
non esitare, bruciali a tua discrezione.
L’agrifoglio, ardilo verde, ardilo secco;
di tutti i legni l’agrifoglio è il migliore.
Il sambuco dalla corteccia tenace,
l’albero che provoca molto dolore,
e procura dal sid cavalli agli eserciti,
ardilo pure finché sia carbone.
la betulla, quando viene abbattuta,
promette immutabile fortuna.
non esitare ad ardere sicuro
i fusti che portano baccelli tutto l’anno.
Lascia, se così ti piace,
che il rugginoso tremolo venga giù a capofitto;
ardi, che sia presto o tardi,
l’albero dai rami tremolanti.
Patriarca dei legni perenni è il tasso,
sacro ai conviti, come ben si sa:
con esso costruisci grandi tini rosso scuro.
Ferdiad, fedele servitore,
se il mio avviso vorrai ascoltare
ne avrai vantaggio nell’anima e nel corpo!

***

Ara dai molti cervi,
il mare batte contro le sue spalle,
isola che nutre le schiere,
scoglio su cui s’arrossano le azzurre lance.

Cervi ombrosi sui suoi picchi,
bacche deliziose nella macchia,
acqua fresca nei fiumi,
ghiande sulle querce brune.

Levrieri, vi sono, e cani da lepri,
more e prugnole del pruno scuro,
le dimore s’affollano sul limitare dei boschi,
daini in fuga intorno ai querceti.

Un raccolto purpureo sulle rocce,
erba immacolata sui pendii,
sulle balze di forma armoniosa
cerbiatti maculati ruzzano chiassosi.

Il terreno piano e livellato, grassi maiali,
splendenti i campi,
nocciole sulle cime dei boschetti,
lunghe navi passano veleggiando.

Incantevole, quando giunge la bella stagione:
trote sotto i margini dei fiumi,
gabbiani che si parlano dalle bianche scogliere:
incantevole in ogni momento è Ara!

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