[Al Ciacaròn dla Stasiòn] Nel paese delle fiabe

Quando la fantasia e la realtà  s’incontrano

(Articolo scritto per: “Al Ciacaròn dla Stasiòn” n° 19, scaricabile QUI)

Ci sono volte in cui, sedendoci sulla nostra poltrona preferita o coricandoci a letto con la stanchezza di una giornata sulle spalle, ci rendiamo conto di come il tempo del giorno sia trascorso senza che tutto ciò che abbiamo fatto ci abbia reso davvero felici.
Ci rendiamo conto che dentro di noi, la nostra parte più immatura, più infantile, non è felice perché aspetta ancora di ascoltare una fiaba, di lasciare andare quello che è il presente ed accogliere tutto ciò che non esiste per viaggiare sulle ali di un drago e ritrovarsi sorvolare panorami che altrimenti nella nostra vita non vedremmo mai.
Così, in quei momenti in cui siamo esausti di questa realtà soverchiante, dovremmo allungare la mano a prendere un libro e ad immergerci nella lettura delle vecchie fiabe.
Non so quanti abbiano riletto una fiaba, dai fratelli Grimm ad Andersen, ma posso dire per esperienza che ciò che salta subito all’occhio in queste storie è la netta differenza che si respira tra il bene ed il male. Il confine chiaro e pulito di ciò che è buono e ciò che è cattivo e di come la punizione dei cattivi sia talvolta davvero crudele, ma definitiva.
Ebbene queste nette distinzioni che ci hanno accompagnato nell’infanzia ed hanno fatto di noi gli adulti che siamo si possono considerare davvero un male?
Io credo di no. Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di tornare a capire cosa sia il bene e cosa sia il male, cosa sia il giusto e l’ingiusto, di vederne con chiarezza lo sconcertante confine per imparare di nuovo a distinguerlo e a vederlo. Per sentirci rassicurati e poter chiudere gli occhi la sera sicuri che, se anche stanotte gl’incubi verranno a torturarci, domattina il mondo apparirà per contrasto più colorato e meraviglioso della notte che abbiamo appena passato.
Tornare a leggere una favola, per noi o per i nostri bambini, equivale ad un ricominciare a credere che sotto al letto si nascondano i mostri, certo, ma porterà con se anche la consapevolezza che accendendo la luce essi se ne andranno e questo è qualcosa di tutt’altro che infantile. Al giorno d’oggi al termine “infantile” si attribuisce un significato non del tutto corretto. Infantile non è solo qualcosa che riguarda un bambino, ma intende anche l’intrinseca incapacità dei bambini appena nati di non sapersi esprimere se non con versetti e gridolini. Dunque cosa c’è d’infantile nelle fiabe? Esse esprimono ben più di una serie di parole, esprimono concetti e descrivono situazioni ed anche lasciano morali che noi possiamo decidere di cercare di capire e fare nostre in modo da poter continuare a crescere anche ora, che già ci sentiamo grandi ma non lo siamo affatto.

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