Dov’è finita la curiosità

Non hanno più pazienza.
I giovani intendo.
Gli abbiamo insegnato e spiegato che deve esserci una spiegazione a tutto, ma ci siamo dimenticati che a noi non lo ha insegnato nessuno e che per trovare una spiegazione bisognava darsi da fare, cercarla, faticare, magari sbattere la testa un paio di volte. Bisognava essere curiosi, perché no, avventurosi a volte.
Abbiamo insegnato loro, invece, a ricevere risposte immediate, senza attesa o ricerca, senza curiosità o avventura e loro, giustamente, si aspettano adesso che tutto prosegua così facilmente.
A volte mi ritrovo a leggere o ad ascoltare domande da parte di ragazzi di 18 anni che un po’ sconvolgono ed un po’ infastidiscono.
Domande stupide, tipo: “Ho notato che schiacciando il bottone sul muro si accende il lampadario, fanno tutti così i bottoni sul muro?”.
È una domanda banale, sciocca.
Un tempo nessuno vi avrebbe ascoltato, se volevi scoprirlo passavi il pomeriggio a pigiare ogni bottone per toglierti il dubbio. Se eri avventuroso aprivi una presa elettrica e (magari in quel caso un adulto ti avrebbe consigliato di staccare la corrente) scoprivi come funzionava.
Adesso non solo tutti vi ascoltano, ma sono anche prontissimi a darvi la loro personalissima risposta.Se va bene a rispondervi è un elettricista.
Se va male è un altro come voi ed allora state li in due a congetturare. Quando va malissimo nessuno dei due ha lo spirito della curiosità per sbloccare l’impasse.
Il fatto è che di recente sto vedendo troppi casi come quest’ultimo.

Voglio allora raccontarvi una storiella.

Una notte, un giovane topolino guardava il cielo notturno seduto accanto al padre.
La luna era alta e tonda nel cielo e la domanda sembrava sorgere spontanea.

Immagine e storia di Skottie Young

«Papà, di cosa è fatta la luna?»
La domanda era ingenua, posta da un cucciolo che ancora tante cose doveva imparare.
Il padre, paziente, rispose: «Feci anche io la stessa domanda a mio padre, quando avevo la tua età.»
«E lui cosa disse?» chiese il topino.
«Mi diede un rametto e mi disse: “Che gusto c’è a dirtelo, quando puoi salire fin lassù e vederlo da solo?” allora io portai il rametto sulla collina e li inizia a cercare la mia risposta. Al primo rametto ne aggiunsi un altro, poi un terzo e un quarto. Un quinto e un sesto e così via. Finché non raggiunsi la mia destinazione e vidi infine di cos’era fatta la luna.»
«E di cos’era fatta papà? Dimmelo, dimmelo!»
Il padre sorrise e consegnò un rametto al figlio.
«Che gusto c’è a dirtelo, quando puoi salire fin lassù e vederlo da solo?»

Avete capito che cosa vorrei dirvi?
Ebbene: non abbiate timore di spingere alla curiosità i vostri figli.
Date loro i mezzi per capire, scoprire ed imparare. Date loro la sicurezza, certo, ma non l’ovvietà.
Proteggerli va bene, ma perché siano pronti al domani bisogna che oggi facciano qualche errore.

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