[FIABE] Il Piccolo Popolo

Di un viaggio tra Fate e Folletti – Scritto da Lerya

Il risveglio

Una fitta nebbia era scesa sulle pianure di Enover.
Grosse gocce di rugiada bagnavano le foglie nelle prime luci del mattino.
Con il ritorno del sole, il piccolo popolo si risvegliò dal loro torpore.
Decine di fatine uscirono dai loro giacigli e andarono ad abbeverarsi e a lavarsi con la fresca rugiada del mattino
Per la valle risuonarono le risa delle fate.
Altrove, sui per gli scoscesi pendii, sulle alture, in cima ai monti, i troll si diressero a dormire. Quella notte sarebbe stata una gran notte.
Gli gnomi dei boschi erano già a lavoro da tempo. Stavano progettando grandi lavori e non sarebbero stati dei folletti rossi a disturbarli. Oh, no, nessun tipo di folletto gli avrebbe disturbati.
Nel fitto bosco, il popolo dei folletti si risvegliò. I folletti verdi dovevano lavorare sodo svegliarsi presto se dovevano vigilare sul resto del piccolo popolo dai burloni e dispettosi folletti rossi.
Questi a loro volta, si erano già preparati a tirare qualche tiro mancino.
I leprecauni e il resto del popolo fatato erano ancora a letto. Il loro risveglio era ancora lontano. I primi di loro si sarebbero svegliati a mattina inoltrata.
Con la calma e la tranquillità di ogni giorno, il popolo fatato si risvegliò dal loro torpore.

Le guardiane

La valle delle fate si estendeva per gran parte delle pianure di Enover; nascosta agli altri esseri fatati, le fate vivevano felicemente la loro lunga esistenza fra balli e danze, mantenendo l’equo controllo degli elementi e delle stagioni.
Per la valle, crescevano ogni tipo di fiore variopinto, e cristalli illuminavano le vie della valle.
Poche persone avevano l’accesso alla Valle, temendo l’incolumità delle Pietre.
Tutti conoscevano l’importanza delle Pietre, sia nel mondo incantato sia nel mondo umano, e a molti facevano gola.
Per questo, per salvaguardarsi, le Fate richiesero l’aiuto dei Draghi, mostri leggendari dotati di ali, che le aiutassero a proteggere le Pietre, in cambio di un luogo di riposo e segreto a occhi indiscreti.
Le città si alzavano alte e maestose, costruite con cristalli di ogni colore e dimensione; coralli; vetro o in incavi di querce.
Al centro della magica valle, si innalzava solenne il Palazzo di Cristallo, circondato dalle quattro Torri Magiche, indicanti le quattro stagioni e i quattro elementi.
Lì, risiedeva fata Regina, Delehar, conosciuta anche con il nome di Madre Terra.
Il sole era appena sorto e già le piccole fate erano sveglie e pronte a mantenere l’ecosistema in ordine.
-Mia Signora Regina-
Delehar si alzò dal suo trono e si diresse alla tavola delle conferenze.
-Cosa ti turba Hannah?-
-La mia vecchiaia mia Signora. Ho assistito alla nascita di molte Regine. E’ giunto il momento che una nuova Fata detenga il Cristallo Rosso-
Hannah s’inginocchiò ai piedi della sua regina.
-vi chiedo quindi di lasciarmi il permesso di trovare una nuova Guardiana-
La Regina osservò a lungo la Guardiana.
Ai lati degli occhi e della bocca, piccole rughe segnavano il volto di Hannah.
Stava invecchiando ma nonostante tutto, conservava una beltà che il tempo non avrebbe potuto scalfire.
Non avrebbe resistito ancora a lungo e il potere le poteva essere fatale.
-Capisco. Ti concedo il permesso di ricercare la nuova Guardiana.
Fanar, Galhear, Vahira, potete andare-
Detto ciò Delehar volò via.
Hannah guardò le sue compagne.
-Ci mancherai. Debbo a te se ora capisco come funzione il Cristallo Celeste-
Galhear s’alzò e abbraccio la compagna. Poi, si voltò e si trasformo in aria.
Fanar diede un bacio sulla fronte di Hannah e si allontanò dalla stanza.
Rimasta sola Vahira osservò a lungo Hannah prima di parlarle.
-lo so che non ti sono mai piaciuta-
-Oh, no, non è vero io.-
Vahira si avvicinò alla vecchia Guardiana.
-Non mentirti. Ti rode il fatto che dopo lunghi anni di servigi, la Regina non ti abbia scelta come detentrice del potere della Terra, avendo così il diritto di divenire la Madre Terra, appena possibile-
Hannah fissò con occhi di fuoco la giovane fata.
-nonostante tutto, mi mancherai vecchia-
detto questo, andò a raggiungere Delehar.
Hannah, rimase sola con i suoi pensieri. Non era riuscita nascondere la sua delusione agli occhi della giovane Guardiana. Ma ormai, non le importava più nulla. Lei, non era più una Guardiana.

Inimicizia

-Stupido folletto! Non vuoi proprio capire l’importanza di questa trovata?-
-Non osare rivolgerti così a me Canar! Non abbasso mai la guardia IO-
Il folletto si fermò davanti allo gnomo, bloccandogli il passaggio.
I due si studiarono a vicenda per molto tempo. Non si erano mai piaciuti e non si preoccupavano di nasconderlo.
Canar, diede una poderosa spallata al folletto, facendolo cadere a terra.
-Non che non capisci l’importanza del mio intelletto! Come fai ha capire qualcosa che ti manca!-
Per Yanat fu la goccia che fece traboccare il vaso, Senza ripensamenti tirò fuori dalla sua cintola un sacchetto di cuoio.
Senza farsi notare, slacciò il nodo che lo teneva chiuso. Fece cadere un poco di polvere gialla sul palmo della mano.
Osservò per un po’ la figura dello gnomo. Camicia e salopet in cuoio.
“Che fantasia! Ora vedi cosa faccio a te e alla tua amata barba”
-Canar!-
Lo gnomo si voltò. Non ebbe il tempo di capire cosa stava succedendo che una manciata di strana polvere gialla lo investì in pieno.
La polvere, toccando la pelle dello gnomo, si solidificò, trasformando Canar in una statuta.
Yanat sorrise e si avvicinò alla sua vittima.
-Spero che ti piacciano le statue mio caro.-
Il folletto se ne andò, lasciando alle sue spalle lo sfortunato Canar.
L’attacco
Scese la sera e la notte distese il suo nero mantello.
Karakorn si alzò dal suo duro giaciglio.
Le armate dei troll erano pronte da tempo e stavano aspettando solo il loro capitano.
Lanaron era nascosto sotto pesanti pellicce aspettando il suo momento.
Il capitano dei troll s’aggirava per le sue truppe. I loro volti erano tatuati.
Erano pronti per la guerra.
Karakorn si avvicinò al malcapitato Lanaron.
-Esci, ci serve il tuo aiuto-
Il folletto rosso uscì dal suo nascondiglio titubante. Si guardò ancora una volta attorno, reprimendo a stento un brivido.
Il troll lo osservava assiduamente. Un brutale sorriso gli increspò il volto, vedendo il brivido di paura del folletto.
-Guidaci Lanaron. Non abbia tempo da perdere-
Lanaron annuì debolmente.
Poi si mise a correre giù per lo scosceso pendio.
-Di qua!-
La battaglia
I troll raggiunsero la Valle.
Dall’armata dei troll salì il grido di battaglia.
La piccola Lalla si svegliò di soprassalto, spaventata.
-Madre, cos’era?-
Hannah fissò la piccola poi, la notte.
-Rimani qui, non ti muovere per nulla al mondo. Jiahira, vieni con me, è ora che tu capisca cosa significhi essere una Guardiana-
Le due fate uscirono, lasciando sola la piccola fatina.
Delehar raccolse intorno a sé le Guardiane e Sanar.
-Non servono parole per spiegare cosa sta succedendo. Hannah, porta in salvo più fatine possibili; Sanar, prepara l’esercito; Guardiane, venite con me.
Kakakorn non aspettò un minuto di più. Lanciando un altro terrificante grido, si lanciò con le sue truppe alla conquista della Valle.
Lanaer, rimase nascosto dietro, aspettando il momento propizio per entrare nel Palazzo di Cristallo.
La battaglia si accese subito. I troll non ebbero pietà, uccidevano tutto ciò che gli si metteva contro, amici o nemici.
Le quattro Guardiane, si disposero nei quattro cerchi magici.
Delehar osservava dall’alto del Palazzo l’avanzata dei troll. Ormai era troppo tardi. Neanche lo scudo magico le avrebbe salvate da uno scontro diretto.
-Jiahira, Fanar! Venite qui!-
Le due fate distolsero la loro concentrazione dall’incantesimo e accorsero dalla regina, ignorandone la ragione della loro chiamata.
Nonostante lo stupore delle facce delle guardiane,. Non perse tempo a spiegare.
-Fanar, vai al fossato e proteggi il Palazzo. Jiahira, corri da Sanar e dalle il tuo aiuto-
Le due Guardiane ubbidirono.
Gran parte della valle era distrutta, fra poco sarebbero arrivati al Palazzo e alle Pietre.
Galehar e Vahira raggiunsero la Regina.
-è troppo rischioso rimanere qui maestà. Dovete andarvene con Hannah-
– no. Galehar, Vahira, seguitemi-
Le tre fate volarono fino alla Grotta Sacra.
-Qui, vengono custoditi gli Oggetti Sacri, le Pietre e l’Albero della Vita.
Entrate figlie mie. Entrate e prendete ciò che è vostro-
Le due Guardiane si guardarono dubbiose. Sentendo le atroci urla provenienti dalla battaglia, non persero altro tempo ed entrarono.
L’albero della Vita era immenso e sotto le sue fronde conserva i quattro Oggetti Sacri: Il Calice; la Spada; la Lancia e il Piatto.
Galehar prese il Piatto e la Spada e volò via portando quest’ultima a Jiahira, la legittima proprietaria.
Vahira, prese la Lancia della terra e il calice e volò, in seguito a Galehar.
I quattro Oggetti Sacri raggiunsero le quattro Guardiane.
Delehar rimase a osservare la battaglia dall alto.
Vide Lanaer che correva verso il Palazzo di Cristallo, usando la polvere gialla e perciò bloccando fate e troll.
Madre Terra volò alla difesa del Palazzo.
Jiahira intraprese una dura lotta con Kakakorn ma venne gettata lontano dal capo dei troll da uno di essi, facendole perdere i sensi.
Fanar, cercava in ogni modo di tenere lontani gli invasori dal palazzo ma il suo potere iniziava a vacillare anche se con il supporto del Calice.
Vahira, accortasi di questo, chiamò a se Galehar e insieme unirono i loro poteri, alzando una tormenta di sabbia che tenesse lontani per un po’ gli invasori da Fanar.
La Guardiana della Terra era concentrata nell’incantesimo e non si accorse del troll che le si stava avvicinando.
In un secondo, tutto divenne buio.

Conclusione

Galaher osservò il corpo esanime di Vahira.
Era morta.
Si girò di scatto e corse verso il troll che l’aveva uccisa. Non l’avrebbe passata liscia. Con abile mosso evitò la massiccia mazza del troll colpendolo al braccio con la lancia della defunta Guardiana.
Karakorn urlò di dolore, mettendosi a ridere.
Con un pugno centrò in pieno la Guardiana, facendola cadere a terra.
Incessanti fulmini squartavano il cielo.
Fanar volò in aiuto della compagna ma un troll la bloccò sul nascere dell’attacco, rompendole un’ala.
Galaher s’alzò a stento, appena in tempo per vedere la fata dell’acqua cadere a terra.
Il corpo di Vahira era di fianco a lei, il Piatto dell’aria ai suoi piedi.
Lo raccolse e lo lanciò con tutte le sue forze contro il troll che aveva storpiato Fanar, staccandogli di netto la testa.
Jiahira,accortasi della battagli intrapresa dalle sue compagne corse in loro aiuto colpendo di sorpresa Karakorn, buttandolo a terra.
Le Guardiane del Vento e del Fuoco si riunirono.
Fiamme uscirono dalle dita sottili di Jiahira, avvolgendo il corpo di un malcapitato troll.
Galaher si concentrò e divenne un tutt’uno con l’aria che la circondava, iniziando a roteare e dando origine a un tornado.
Il corpo di Karakorn fu preso in pieno e travolto dall’ira del vento.
Delehar volò da Fanar, portando via il malcapitato corpo senza accorgersi del corpo di Vahira.
La battaglia fu dura. Non esistevano ne vincitori ne vinti. La Valle delle Fate era distrutta, i due popoli decimati e il corpo di Kakakorn disperso.
Le armate dei troll si ritirarono, il loro obiettivo era distrutto, inutile perdere altre vite.
Il piccolo popolo si avvicinò alla Regina.
Grande tristezza regnava nella Valle.
Fanar si mosse.
Galehar e Jiahira l’abbracciarono.
Delehar si sedette, osservando ciò che restava del suo popolo.
Era la fine dunque. Cosa potevano fare ora, senza più una dimora sicura.
Lalla, la piccola fata, si avvicinò alla Regina, mostrando ciò che rimaneva delle pietre.
-Le ho trovate in mano a un folletto svenuto-
Sanal, il capo delle Guardie, portò incatenato Lanaer.
-Mia signora, l’ ho trovato nelle armate dei troll. chiedo il permesso di farlo tacere per sempre-
-No Sanal. Troppo sangue è stato versato. Non voglio che vi macchiate del sangue di un traditore.
Guardiane, avete fatto un buon lavoro ma, dov’è la mia Vahir.-
Delehar cadde a terra, svenuta.

Cataclisma

-Mamma! Mamma! Guarda,i fiori stanno appassendo e le piante perdono le foglie!!-
La madre prese in braccio il bambino.
-Come può appassire tutto? Siamo nel, mese di Luglio! Ora va a giocare e basta con queste bugie!-
-Ma, mamma.- il bambino osservando il duro sguardo della madre, se ne andò, senza fiatare, in camera sua.
Dalla porta di casa, entrò un uomo.
-Cara,non ci crederai, ma i tuoi fiori… tutto appassito! Come se fossimo in Autunno inoltrato!-
-Ora basta con queste buffonate! Visto? Non c’è.-
La donna cadde a terra.
– Com’è possibile.siamo in Estate! Tutto ciò non dovrebbe avvenire.-
***
La regina si riprese lentamente.
I capelli biondi, si erano improvvisamente imbianchiti e la sua pelle, raggrinzita.
Le tre Guardiane guardarono disgustate ma nel contempo terrorizzate, lo strano cambiamento di Delehar.
-Figlie mie.cos’è successo? Dove erano i draghi? Perché non ci hanno protette?Perché Vahira è dovuta morire?!?-
La regina provò alzarsi ma il dolore delle numerose perdite, la fece cadere a terra.
Jiahira accorse dalla sua regina e sorreggendola, la fece alzare.
Sanal le fu subito a affianco e la fecero sedere sullo scarno trono.
-Popolo.la guerra ci ha distrutte e ha distrutte le Pietre. Voi tutte sapete che stragi comporta questo triste avvenimento ma.-spasmi di tosse la fecero bloccare.
-ma non dobbiamo lasciarci abbattere. La Valle tornerà fiorente e con essa, le Pietre torneranno a risplendere. Consolatevi Fate, non tutto è perduto. Hannah, mia cara.ti prego, dai degna sepoltura alla mia Vahira.-
La fata, anche se malvolentieri, accettò il compito.
– Lalla, vieni qui avvicinati. Anche tu Sanal, con il traditore-
Le tre figure si avvicinarono alla Regina. Rimasero a bisbigliare per un paio di minuti prima che la Regina si alzò annuendo fra se e se.
– Lalla, dimostratosi il tuo coraggio per aver sfidato il ladro Lanaer,io ti nomino Guardiana della Terra e ti consegno la Lancia-
Lalla era stupita. Com’era possibile tutto ciò? Lei.
Le tre Guardiane si mossero lentamente, sorreggendo la povera Fanar e abbracciarono la nuova e giovane guardiana.
***
-Amore! Viene a vedere! Una cosa terribile!-
L’uomo eschimese raggiunse la donna.
Stava per chiederle cosa stesse succedendo ma, guardandosi attorno, non ebbe bisogno di spiegazioni.
Le loro case, il ghiaccio, la neve.tutto ciò a che riusciva a vedere, si stava sciogliendo sotto un sole terribilmente caldo.
-Ma cosa diavolo sta succedendo?-
***
Delehar, parlo un’ultima volta prima di sprofondare in un sonno profondo.
-Guardiane, dobbiamo scoprire cos’è successo e se esiste un modo per recuperare le Pietre. Fanar, Lalla. Partirete alla volta del Bosco Incantato. Avremo bisogno delle conoscenze degli Gnomi e dei Folletti. Con voi verrà Lanaer, lo riporteremo dai folletti. Prima però, Fanar, vai da Madame LeSbond e vedi se si può fare qualcosa per la tua ala-
Le due Guardiane, volarono alla volta delle macerie della clinica.
– Galaher, Jiahira.per voi ho un compito più rischioso. Vi siete dimostrate abili guerriere. Ho piacevolmente notato, la vostra abilità nell’usufruire del Piatto e in Excalibur.
Voi, partirete per la volta delle montagne, cercando le tane dei Draghi e scoprire ciò che gli è accaduto. Andate, partite subito se vi è possibile-
Le due Guardarono annuirono e volarono via, a preparare i loro bagagli.
– Sanal, ti affido le redini del comando. Proteggi la Valle, per quello che è rimasto-
-Ma, mia Signora, voi cosa farete?-
-Portami nella Sacra Grotta. Riposerò sotto le fronde dell’Albero della Vita, da lì trarrò forza e cercherò di sistemare, anche se in minima parte, il cataclisma-

Lamyan

Galehar e Jiahira si voltarono a vedere ciò che restava della Valle prima di intraprendere il loro viaggio. Non riuscirono a sostenere lo sguardo. La loro bellissima terra era devastata.
I primi raggi del sole riscaldarono il volto delle due fate.
Mettendosi gli zaini in spalla incominciarono la loro scalata.
Galehar provò ad alzarsi in volo un paio di volte ma non riuscì, i rami degli alberi le bloccavano le ali.
Il sole riscaldava le terre circostanti ma non i loro animi. Troppe vite erano state spente, la loro Vahira morta e l’aiuto da parte dei Draghi, svanito. Neanche la leggendaria Excalibur e il Piatto donati dalla Dama del Lago a loro, risollevava i loro animi.
Jiahira, non sopportando più il silenzio sceso tra loro e della foresta, intonò una canzone.
La voce della Guardiana era limpida, dolce. La sua canzone narrava di una triste storia avvenuta nel mondo Umano. Una giovane Donna attendeva ogni giorno con ansia, nella torre più alta, avendo maggior veduta, il ritorno dalla guerra dal suo amato.
Un giorno questa vide arrivare al castello un gruppo di guerrieri che non portavano le armature del casato del padre, la donna temette la morte del suo amore. Allora, non concependo una vita senza di lui, si buttò dalla torre, morendo.
In realtà, l’amato della giovane donna, aveva vinto la guerra e per sbeffeggiare gli sconfitti, tornò dal suo re vestito con l’armatura nemica. Scoprendo la morte della sua amata, si uccise, pugnalandosi.
-Confortevole come storia, molto felice.proprio adatta, sta in un contesto magnifico,storia triste per un momento triste-disse ironica Galehar.
Jiahira arrossì. Si storse le mani poi, si voltò verso l’amica.
-Scusami Galehar solo che.non ce la facevo più a sopportare il silenzio sceso fra noi e il silenzio di questa maledettissima foresta.mi angoscia terribilmente.-
La Guardiana del Vento osservò a lungo davanti a sé prima di risponderle.
-Scusami. Non volevo aggredirti così prima. Solo.neanche a me piace questa foresta, mi sta angosciando, mi rende nervosa e ho la continua impressione che qualcuno ci stia spiando.Prima usciremo da qui, meglio sarà –
La compagna annuì silenziosamente. Capiva benissimo cosa provava Galehar.
Se fosse stato per lei, sarebbe già scappata a gambe levate ma Delehar, la loro Regina, le aveva affidato una missione.
Il suo lungo abito, brillò di luce diafana, intorno a loro si alzò un forte vento che le circondo, rinchiudendole in una bolla d’aria.
-ascolta figlia mia.ascolta la voce dell’aria.-
Galehar chiuse gli occhi e la sua concentrazione raggiunse il limite.
Quando li riaprì, il suo Spirito Guida se ne era andato e lei si ritrovò in piedi, di fianco all’amica.
-Cosa hai sentito Galehar?Chi o cos’era quella figura?-
-Il suo nome è Lamyan.-

La sfida

Lamyan, scrutava diffidente le due fate, giunte nella sua dimora.
Non avrebbe permesso a nessuno di entrare nel suo regno.
Quando si accorse che una delle due, la donna dai lunghi capelli d’argento, stava operando un incantesimo, non perse altro tempo.
Con una grande agilità, si nascose dietro alle due Guardiane, aspettando il momento giusto.
-Il suo nome è Lamyan.-
Questo era il suo segnale.
La donna, uscì dal suo nascondiglio e saltò addosso alla donna dai capelli d’argento.
Galehar cadde a terra, sorpresa e spaventata dal colpo ricevuto alla schiena.
Jiahira si girò, ritrovandosi a faccia a faccia con Lamyan.
Il volto della creatura era per metà umano,per l’altra felino.
La donna-Gatto balzò alle spalle della Guardiana e le diede una artigliata alle spalle, facendola sanguinare, l’armatura della Guardiana non bastava difendersi dalle unghie della donna.
La Guardiana del Fuoco, attinse le sue forze dalla Pietra del Fuoco.
Lunghe fiamme scaturirono dalle sue dita, colpendo in pieno petto Lamyan.
Galehar si rialzò lentamente, il colpo infertole era stato più doloroso del previsto.
Alzatosi, vide Jiahira colpire Lamyan con delle fiamme.
“Brava la mia piccola Jiahira, ha già capito come usare il cristallo e il suo Spirito”
Ma quando vide Lamyan, rimanere in piedi, con gli occhi chiusi e le mani unite, come se stesse pregando, la sua gioia svanì.
Dalle sue mani dal suo corpo, scaturiva una luce nera.
E quella luce, stava per colpire Jiahira.
Senza pensarci due volte, corse incontro alla compagna.
-Jiahira, spostati-
La Guardiana del Fuoco, ci stava mettendo troppo a spostarsi. L’utilizzo della Pietra e il duro colpo infertogli sulla schiena, non le permettevano di muoversi?
Galehar corse verso l’amica, buttandola a terra e finendo investita dal raggio di luce nera.
Jiahira, si riprese subito e si rialzò di scatto, girandosi verso il luogo dove pochi secondi prima si trovava l’amica.
Ma lì, non c’era nessuno.
-Dove, cosa.cosa le hai fatto! Chi sei?-
Jiahira iniziò a tirare i colpi di spada alla cieca, intorno a sé.
-Calmati, fata-
La donna-gatto, camminò verso Jiahira, fermandosi a pochi passi dalla lama della magica spada.
-fermati- questa volta, la voce di Lamyan era più salda e sicura.
-Calmarmi?! Come posso calmarli io.dov’è Galehar?-
A differenza di ciò che disse, Jiahira si fermò. Abbassò lo sguardo a terra e si mise a piangere. Non era ancora pronta ad affrontare una missione da sola, non ne aveva ancora le capacità. Non possedeva ancora la completa padronanza del suo Cristallo e aveva paura. Aveva molta paura. Finora,grazie alla costanza di Galehar era riuscita a non scappare dalla montagna e di non tornare nella sua dimora.
Ed ora, era a faccia a faccia con colei che era riuscita a distruggere Galehar, con un solo incantesimo.
Lamyan guardò con compassione la giovane Guardiana. Il suo animo era forte ma era ancora troppo giovane e inesperta per competere con lei.
Lamyan, se ne andò,lasciando Jihaira sola con le sue paure.

Il viaggio

-Sono stancaaa.- Lalla, si sedette di colpo a terra, in mezzo al sentiero.
Fanar, si girò lentamente verso la piccola Guardiana, non doveva fare movimenti veloci o bruschi per via della sua povera e malcapitata ala.
-Quando verrà il Crepuscolo, ci fermeremo- e sollevando con forza Lalla, ripresero il loro viaggio verso il Bosco Incantato.
Lanaer, seguì l’intera scena, legato con delle magiche corde.
Molte idee giravano nella sua testa, e non vedeva l’ora di attuarle.
Fanar, diede uno strattone alla corda che legava il folletto, facendogli quasi perdere l’equilibrio.
“me la pagherete.voi Fate non avrete vita facile, è una promessa.-
Il Crepuscolo arrivò e la notte, si preparò a stendere il suo oscuro velo.
Le due fate e il folletto, sotto richiesta di Lalla,si accamparono sulle rive di un lago.
-Hai intenzione di andare a salutare la tua gente Fanar?-
La Guardiana dell’Acqua non rispose subito,meditò a lungo.
Volse il suo sguardo verso la roccia magica.
Ricordò tutti i momenti della sua infanzia fra il suo popolo,le fate Gwragged Annwn. Poi, come un lampo squarciò il cielo, un ricordo squarciò il mare della sua infanzia. La sua fuga dall’Isola.
-No,non abbia tempo da perdere in simili sciocchezze. Abbiamo un’importante missione da compiere, lo sai bene. Ora riposati Lalla-
La fatina acconsentì ben volentieri e in poco tempo, sprofondò nel sonno.
Fanar, rimase a fissare le calme acque del lago, pensando al suo passato, a com’era ingenua.credeva di poter fare tutto, di saper fare tutto. Nessuno poteva contraddirla.Una lacrima rigò il volto della fata. “Perché,perché vogliamo sempre comandare, chi siamo noi per dominare sugli altri?Ne abbiamo diritto? Arriverà il giorno in cui potremmo essere felici e spensierati,senza avere problemi sulle nostre spalle, senza dover temere la guerra? Verrà il giorno in cui potremo essere amici, senza discriminazioni di razza? No.ogni giorno noi,combattiamo una guerra,una battaglia.Quando litighiamo, quando discutiamo con i nostri cari noi”
Fanar, ebbe un tuffo al cuore. Ogni giorno dobbiamo combattere.
“Ma verrà un giorno in cui potremo essere felici. Combatterò per questo, combatterò contro l’indifferenza contro il razzismo”
-Perché piangente?-
La fata, si girò di scatto e un dolore lacerante le trafisse l’ala.
-Chi siete.- Fanar, cercò di riprendersi, poi,guardò in volto la figura.
Lo sconosciuto, o meglio, la sconosciuta, era una donna molto bella, la Guardiana ne rimase incantata. Una lunga e fluente veste verde le copriva il corpo.
La ninfa delle acque, vedendo il dolore negli occhi di lei, si avvicinò a Fanar, per accudirla e curarla.
Lanaer, si voltò lentamente verso le due donne. Era il momento perfetto per attuare il suo piano. Ora o mai più. Durante l’intero sentiero,il folletto era riuscito liberarsi quanto bastava per poter usare le sue polveri magiche.
Con abile mossa, prese una manciata di polvere gialla e la lanciò contro la fata.
Fanar, ignara di tutto ciò, si trasformò di colpo in una statua.
Fatto ciò, il folletto riuscì finalmente a liberarsi.
Contento e compiaciuto di se stesso,Lanaer, si tolse, faticosamente le corde e,dopo aver coperti gli occhi della Guardiana delle Terra con una polvere speciale, Lanaer, se ne andò soddisfatto, ma non si accorse della figura ammantata di verde.

Glaistig

-Vieni,balla con me.-
Il folletto, sobbalzò sentendo la vellutata voce della ninfa, accorgendosi solo adesso della sua presenza.
-Non posso, ninfa, ora vattene se non vuoi fare la bella statuina.-
come per incanto, Lanaer, si mise a danzare. Più cercava di fermarsi, di smettere di ballare, più si scatenava in una danza sfrenata.
La ninfa, si mise a danzare assieme al folletto, avvicinandosi pian piano a lui.
La donna, baciò il collo di Lanaer, e quel bacio, si trasformò in un doloroso morso.
Il Folletto Rosso, sentiva che pian piano, le sue energie lo abbandonavano,come se non scorresse più sangue nelle sue vene. E così era. La ninfa, stava succhiando il sangue al mal capitato Lanaer.
Esanime, il folletto cadde a terra e la Glaistig, la ninfa delle acque, si staccò dal suo collo, dirigendosi verso le placide acque del lago.
S’immerse nelle acque e iniziò a cantare una dolce nenia.
Le calme acque, si incresparono e salì in superficie, una sirena.
-Eccomi, sorella ninfa, mi hai chiamato e sono giunta da te-
Poi,accortasi del cadavere disteso a terra, sorrise maliziosamente.
-Ogni giorno che passa, adori sempre più mostrare la tua parte di donna seducente e vampiresca, nascondendo sotto le tue fluenti vesti, la tua parte caprina.-
-Taci- disse la Glaisitig seccata.
La sirena, offesa stava per andarsene ma la ninfa, la richiamò a sé.
-Ora stammi a sentire, ho bisogno del tuo aiuto-
-Mi tratti male e poi chiedi il mio aiuto? Oh, cara, non farmi ridere.-
La ninfa guardò con occhi pieni d’odio la sirena e questa tacque, aspettando istruzioni.
-Portami due otri di acqua fatata sirena, sbrigati, però, non possono fermarsi a lungo-
La sirena ubbidiente, sparì fra le onde del mare.
Passarono diverse ore prima che la Sirena, comparve fra le acque del mare e consegnò i due otri alla ninfa.
Con un veloce saluto si congedò e scomparve ancora una volta nelle profondità marine.
La ninfa bagnò gli occhi a una fata e il corpo all’altra e lentamente, le due Guardiane, riuscirono a risvegliarsi.
-Bentornate- detto questo, la Glaistig scomparve.
Lalla guardò preoccupata Fanar sperando di trovare risposta ai suoi quesiti.
Chi era quella strana figura? Perché ha detto “Bentornate”? e cosa ci fa Lanaer morti dissanguato a terra?
Fanar, a differenza della piccola compagna era consapevole di ciò che era successo.Era una statua ma nonostante ciò, poteva udire ciò che dicevano le persone attorno a lei.
Le due Guardiane,dopo una frugale colazione, si rimisero in cammino e Fanar, raccontò l’accaduto alla fatina accanto a lei.

Il Nuchelavee

-Fanar, è appena l’alba, non potremmo riposarci un pochino?-
-No-
Lalla, sconsolata si guardò intorno cercando di trovare qualcosa di divertente da fare per passare il tempo. Aveva notato subito che c’era qualcosa che turbava l’amica, ma non voleva indagare, o meglio, non era ancora il tempo per indagare.
-Senti, posso chiederti una cosa?-
Fanar annuì.
-Mi insegni a padroneggiare il mio potere? Il mio potere da Guardiana?-
-Imparerai quando sarà l’ora. Quando verrà il momento perché tu possa apprendere la magia che scorre in te, lo Spirito della Terra, verrà da te-
-Cos’è lo Spirito della Terra? L’ho solo io?-
-No. Ogni Guardiana ha il proprio Spirito. Da esso attingiamo la nostra forza per poter usare la magia-
-Chi è lo Spirito?-
Fanar spazientita dalle continua domande rispose secca:- Te l’ho appena spiegato cos’è uno Spirito-
-No io vorrei sapere che forma ha.-
Lalla notando che l’amica si stava spazientendo, aggiunse:- non ti chiederò nient’altro poi.-
-Dipende. Ogni Guardiana al proprio Spirito-
-e chi è il tuo Spirito?-
Fanar non rispose e accelerò il passo, lasciando Lalla indietro.
-Ehi, aspettami!-
La Fata iniziò a correre per raggiungere Fanar, aveva paura stare da sola.C’era qualcosa di sinistro di malvagio e si sentiva osservata.
-Fanar, senti anche tu qualcosa di sinistro?-
Nessuna risposta.
-Fanar?-
Silenzio.
Gli occhi di Lalla si riempirono di lacrime ma riuscì a rimandarle indietro. Era una Guardiana adesso, non era più una fatina.
-Se è uno scherzo non mi piace per niente-
Silenzio.
-Ti sei persa piccola?-
Lalla si voltò di lato, portando la sua mano sull’asta della Lancia.
-Oh,no,no,no.non ti servirà quella,non ti voglio far del male.-
Dal ruscello uscì un folletto tutto ricoperto da festoni di conchiglia e che cozzavano l’un l’altra ad ogni movimento del folletto.
-C-C-Chi siete?-
-Chiamami Pelle di Conchiglia piccola Fata.-
-Io..hai visto per caso un’altra fata?-
Pelle di Conchiglia sorrise.
-Sì,- disse,- da quella parte-
Lalla senza perdere tempo corse sul sentiero indicatogli dal folletto.
Pochi minuti dopo, Fanar tornò su i suoi passi, avendo notato l’improvvisa scomparsa dell’amica.
Notando la presenza del folletto,Pelle di Conchiglia, Fanar esclamò:- Tu! Tu folletto, dove hai mandato la mia amica?-
Pelle di Conchiglia,visibilmente adirato rispose:- Non si salutano le persone più vecchie? E il rispetto?-
-Taci e rispondimi: dove hai mandato Lalla? E non dirmi “Non so”, perché io invece so che i folletti come te amano far scherzi ai viaggiatori,facendogli perdere la giusta via.Quindi io ti ordino di dirmi dove l’hai mandata!-
Dal ruscello sprizzò dell’acqua che colpì il folletto,il quale, colpito dal incantesimo dell’acqua, si stava lentamente congelando.
-L’ho mandata di là, è di là, adesso liberami!-
Fanar corse sul sentiero appena percorso dalla Fata della terra abbandonando Pelle di Conchiglia al suo destino.
Corse a perdifiato, ignorando i numerosi graffi che la flora del bosco le causava. Aveva sentito urlare e quel grido proveniva da Lalla.
Fanar, raggiunse Lalla in riva al mare.
La fatina accortasi di questo insperato arrivo, si gettò fra le su braccia indicando terrorizzata un cavallo mostruoso , le cui zampe in parte piume,una bocca enorme e un sol occhio infuocato . Dalla groppa spunta un orribile torso con braccia che quasi toccano terra e una testa enorme che ondeggia come se il collo fosse troppo debole per sostenerla.
-Il mostro del mare- sussurrò Fanar disgustata da quella visione.
Le due fate erano al cospetto di Nuchelavee.

Perdita

Lalla rimase paralizzata dall’orrore. Non era mai uscita dalla Valle e mai avrebbe immaginato una cosa del genere.
Fanra,dal canto suo, non perse tempo a pensare a quanto fosse brutto e a quanto puzzasse, ho l’uccideva per prima,o lui uccideva loro.
Prese il Calice ma capì che i suoi misteriosi poteri non servivano per combattere.
Attinse allora la forza dal suo Cristallo. Si concentrò,sperando di essere abbastanza forte per evocare un maremoto.
-Figlia, ciò che mi stai chiedendo è troppo per te. Sei ancora troppo debole per poter controllare tale forza.-
“Madre, oggi, non posso ascoltarti. Devo proteggere Lalla, non è abbastanza forte per competere contro quel mostro!”
-Non commettere l’errore di sottovalutare i tuoi compagni, figlia.-
“Madre, ho bisogno di tale forza per poter colpire con forza il Nuchelavee! Lo conosci meglio di me, giusto? Fu lui che ti uccise, ti uccise per salvare me, io stupida, credevo di poterlo battere,volevo far vedere a mio padre che ero forte anch’io, che io ero degna di essee parte della famiglia.e tu moristi per me.ho bisogno di quel potere!”
-. . . non piangere figlia mia. Io ti concedo il potere,la forza di evocare il maremoto e tutto ciò che vorrai.-
Fanar sentì una forza nuova crescere in lei, non era la stessa di molte altre battaglia. Sua madre,anche dopo la morte, aveva dato tutta se stessa per salvare la figlia. Per salvarla era morta di nuovo, andandosene per sempre da quella terra.
Il volto di Fanar era rigato dalle lacrime, ancora una volta era stata una stupida ancora una volta era colpa sua se sua madre era morta.
-no.la scelta è stata mia.non incolparti di qualcosa che non hai fatto.tua madre ti vorrà bene, sempre e per sempre.-

Il dolore di Fanar

La giovane Guardiana guardava preoccupata la fanciulla del lago,la Guardiana dell’acqua.
Perché stava piangendo? Sembrava che da un momento all’altro, Fanar cadesse a terra, priva di sensi.
Ma non fu così. Fanar, si elevò in tuta la sua statura. Non era la stessa,era come se ci fossero due persone in un corpo solo.
Fanar, alzò le braccia al cielo. Le acque intorno al mostro iniziarono ad agitarsi, alte onde colpivano Nuchelavee, un terribile maremoto si scatenò su quelle che un tempo erano delle calme e lucenti acque.
Per Fanar, non era abbastanza, quel mostro doveva soffrire.
La Guardiana si lanciò all’attacco incurante del pericolo.
Per lei, niente più contava se non uccidere il Nuchelavee.
Con terribili colpi ferì il mostro senza pietà. Doveva soffrire! Doveva provare lo stesso dolore che stava provando Fanar, doveva capire cos’era il Dolore!
Il Nuchelavee, sorpreso da tale grinata, non riuscì a diffendersi e a contrattaccare ma attese.
Fanar era ricoperta di sangue, del sangue del Nuchelavee,ed era contenta, era.
“Cosa mi sta succedendo? Io.provo gioia nel vedere il sangue altrui.csa? Cosa mi sta capitando? Perché?IO.io non sono così! Questa non sono io!”
Il Mostro del Mare, accortosi di questo cedimento da parte del nemico, non ci pensò due volte e colpì in pieno petto Fanar, facendola cadere fra le acque per poi essere sospinta dalle onde sulla riva.
Il mostro stava per dare il colpo di grazia alla fata quando Lalla si risvegliò dal suo torpore. Non poteva permettere che Fanar morisse così, senza che lei avesse fatto niente.
“Sono stata una stupida! Perché non sono andata ad aiutarla?! Ora,ora che faccio?”
Estrasse la Lancia e la tirò contro il Nuchelavee. Questo, non accortosi della lancia, fu colpito nell’unico occhio che possedeva.
Con un urlo di dolore, scagliò la Lancia lontano da sé e cercò di avvicinarsi alla fatina, pronto per ucciderla.

Delehar

-Ho fatto tutto ciò che potevo fare per placare il Cataclisma. Ma senza le Pietre, non posso far nient’altro.solo.solo venire da te.
Ti aiuterò io Lalla, non temere. Devi concentrati.Concentrati e non ti verrò fatto del male.devi sentire la Terra. Toccala, tocca la terra. Ora pensa a ciò che voui fare e chiediglielo. Chiediglielo gentilmente ma fai vedere che comandi tu. Brava, così!è stato solo un leggero tremolio della terra ma va già molto bene. Rialzati adesso. Vola! Ottimo, piccola Lalla,ottimo. Calma ora, va tutto bene. Non devi essere per forza a contatto con la Terra per chiederle aiuto. Ci sono io. Il Cristallo serve proprio a questo, a chiedere l’aiuto dello Spirito Guida. Concentrati e parlami-.
“T-tu sei.mia Signora Delehar! Cosa significa ciò! Vuol dire,vuol dire che sitere morta? No, non può essere io”
-Calma! E’ vero, la morte mi ha portato via dal tuo Mondo. Ma mi è stato concesso di aiutarti di essere il tuo Spirito Guida.Nuova Regina delle Fate e protettrice dell’Albero della Vita-
Lalla rimase senza parole. Ora lei era una Regina.Lei era la Madre Terra e non sapeva usufruire del potere della terra! La Regina delle fate,Lei? Giovane,era troppo giovane per avere un compito del genere.il Regno,la Valle distrutta.
“Ora devo solo pensare ad aiutare Fanar! Delehar,ti prego aiutami! IO invoco il potere della Terra!”
Delehar sorrise fra sé e sé, era giovane ma aveva un animo forte e le sue Guardiane l’avrebbero aiutata, avrebbero aiutato la nuova Regina come aiutarono lei quando,a suo tempo, divenne Regina.
Dalla fitta boscaglia, liane accorsero all’aiuto della loro nuova padrone, legando il Nuchelavee.
Ma erano ancora troppo poche per riuscire a bloccarlo.
Lalla, non si diede per vinta. Ubbidendo a un silenzioso ordine, la terra sotto ai piedi del mostro divenne roccia che pian piano si solidificava addosso al Nuchelavee e presto, si sarebbe trasformato in roccia.
Il Mostro del Mare rimase bloccato ma continuò a menar colpi all’aria,cercando di colpire colei che aveva osato sfidarlo.
Lalla volò verso la Lancia.
Il Nuchelavee, riuscì a muoversi anche se lentamente, dirigendosi verso il mare.Ma continuava solidificarsi, a diventare roccia.
Fanar si rialzò. Cercò di fare mente locale di tutto ciò che era successo.
Lalla volò verso il mostro.
Mancava poco e la punta della Lancia avrebbe colpito in pieno il mostro. Questo però, se ne era accorto e voltandosi di scatto prese in pieno la fatina, scagliandola lontana, contro una roccia e facendole perdere i sensi.
Fanar volò sopra le acque. Notò la lenta trasformazione in roccia da parte del mostro e ordinò alle acque di trascinare sul fondale marino il Nuchelavee.
Il mostro,accortosi di quello che stava succedendo urlò, il suo fu un urlo straziante, carico di dolore e rabbia e fu il suo ultimo urlo.
Fanar volò verso la nuova Regina.
La chiamò, la supplicò di svegliarsi, di dire qualcosa.ma fu tutto invano.
-Il Calice.-
-Chi ha parlato?-
-Il potere del Calice.-
-Chi sei?! Cosa può fare questo calice?!-
-Tutto a suo tempo.ora,usa il Calice!-
Fanar,senza accorgersi di farlo, si alzò, si diresse verso le acque del mare e riempì il Calice. Fatto ciò, tornò da Lalla e bagnò le sue labbra con l’acqua del Calice.
Lalla, aprì gli occhi e vedendo il volto di Fanar sorrise.
-Ho imparato ad usare il Cristallo.-poi, svenne.
Fanar sorrise a sua volta e la stinse a sé.
“Grazie Vahira, grazie di avermi fatto capire il potere del Calice e di avermi riportato indietro la mia Lalla”

La Storia del Passato

-Perché, perché te n’andasti..?-
La donna camminava fra i bastioni del castello, su, per le torri, lontana dalla terra, vicina al cielo, alla luna.
“Perché non posso librarmi in aria? Volare via da questo posto? Raggiungerti? Dove sei, dove sei?!”
La donna si mise urlare, squarciando il silenzio della notte.
-Non dovevi, non dovevi farlo! Io ti amavo.perché.perché sei dovuto andare? Questa non era la tua battaglia, il tuo posto era qua, accanto a me.mi sei rimasto solo tu.tu.-
Lacrime solcarono il volto della giovane donna.
“Non è il momento di perdersi in lacrime.no.devo ritrovarlo,amore mio, io ti ritorverò!” Lamyan, corse giù dall’alta torre. Le sue vesti strusciavano sul pavimento, suono ormai famigliare alle domestiche del castello, perciò, non gli diedero importanza. Era normale che la loro padrona, anche se in piena notte, girasse per il castello. Ogni notte, saliva sul bastione più alto saliva a gridare il suo dolore.
Quella notte però, fu diversa dalle altre notti. Quella notte Lamyan, se ne sarebbe andata per sempre.
***
Era notte fonda, i grilli cantavano le loro canzoni e i gufi discutevano fra loro. Lamyan, diede un ultimo sguardo alla sua casa natia, e le disse addio.
Cavalcò per tutta la notte, cavalcò fin quando il sole non sorse da dietro le colline, rischiarando il cielo e illuminandolo di rosso.
Lamyan esausta, cavalcava ancora, doveva trovare una locanda in fretta, prima che il suo cavallo cedesse dal troppo sforzo.
Le palpebre di Lamyan si fecero pesanti, sempre più pesanti e piano si chiusero.
“No, non posso addormentarmi, devo cercare Isheen, devo trovarlo”
La principessa cadde da cavallo.
Quando si risvegliò, non si trovava più nel bosco, dov’era, non si trovava più nel suo mondo,sulla Terra.
-Salve!- un folletto uscì da dietro a una colonna di quel maestoso palazzo.
-Tu.voi.tu.chi o cosa sei?!-
Il folletto esibì un a sorriso a trentadue denti.
-il mio nome è Puck giovane donna!-
-io.io.dove siamo?-
-Siamo nel castello del Re del Piccolo Popolo Finvarra! Egli ti ha scelto come amante, dovreste essere lusingata invece di storcere il viso così! Egli sceglie solo le più belle donne mortali! Ma state attenta principessa mortale, state lontana da Donagh, sua moglie.oh,eccoli che arrivano!-
detto questo, sparì nel nulla, lasciando sola e impaurita Lamyan.
Nella Sala del Trono, Lamyan lo capì vedendo i due grossi seggi disposti sulla parete opposta al portone della sala, entrarono Finvarra e sua moglie Donagh, la donna più bella che esistesse nel mondo di Lamyan e nel mondo incantato.
Finavarra, notando la presenza della giovane donna, le sorrise e si avvicinò a lei, lasciando andare sola Donagh al suo seggio.
Lamyan voleva scappare,correre via, si sentiva un mostro in confronto alla bellezza della Regina del Popolo Fatato. E capì subito, che Donagh la odiava.
-Salve principessa Lamyan, benvenuta nel mio regno.-
Finvarra si avvicinò a lei e la baciò sulle labbra. Lamyan, rimase prima stordita poi paralizzata ma si ritrasse poco dopo colpendo con un’unghia il bel volto del Re.
-Non osate toccarmi! Mai più! Io sarò fedele solo al mio Ishee!-
Donagh,dall’alto del suo seggio sorrise.
-Siete una stupida!- gridò Finvarra, asciugandosi il volto dal sangue che usciva dalla ferita.
-Io posso darvi tutto e preferite un uomo che vi ha abbandonato per scomparire chissà dove!Magari vi ha già tradito e si sarà dimenticato di voi!-
-State zitto! Non sarò mai vostra!- Lamyan saltò addosso a Finvarra unghiandolo e picchiandolo con tutte le sue forze ma questo dal canto suo, le tirò un pugno che la allontanò da lui.
Donagh, guardò la scena divertita e si unì alla risata del marito.
-Mi piacete Lamyan- disse Finvarra.
Donagh smise di ridere. Aveva già sbaragliato molte rivali ma capì che questa era un osso duro. Decise quindi di intervenire.
Si alzò in piedi, si avvicinò al corpo di Lamyan e le prese il volto fra le mani.
Lamyan, ripresosi dal duro colpo di prima, sebtì prima delle gelide mani che le toccarono il viso, gelide mani che pian piano si scaldavano,fino a bruciare, fino a bruciarle il volto.
Lamyan urlò.
Il Re corse in aiuto di Lamyan allontanando di forza Donagh dal corpo della principessa.
-No! Stupido Finvarra! La costringerai ad essere un ibrido per il resto dei suoi giorni!-
Finvarra guardò con odio la moglie poi il volto della donna mortale.
Non era più il bel volto di un tempo, una metà era ancora umana,l’altra metà, era il volto di un felino,di un gatto. Ma il Re, non ebbe il coraggio di rimandare nel suo mondo la ragazza e solo Donagh aveva il potere di far ritornare normale la fanciulla.
Decise quindi di tenersela con sé, le diede l’ordine di salvaguardare la foresta,le montagne e i suoi abitanti, i Draghi, conferendogli l’Anello delle Prigioni, in grado di evocare un raggio che trasportasse le persone nelle prigioni del castello.
***
Jiahira fissò il terreno,anche dopo che l’Urisk finisse di raccontare la storia della Donna-Gatto.
Ora sapeva dove si trovava Galehar.
Si alzò e ringraziò l’Urisk.
-Di niente, fata. È un piacere esserti stato d’aiuto, grazie a te d’avermi ascoltato ed essere rimasta seduta fra queste palude. Poche persone restano qui con me a parlare.Buon Viaggio Jiahira, non ti dimenticherò!-
La Guardiana,presa da una nuova speranza, uscì dalla palude.
***
Il Castello Fatato, dimora di Finvarra, si ergeva imponente sulle terre circostanti.
Un immenso giardino-labirinto circondava la costruzione, in difesa di esso. Jiahira temeva e non osava immaginare quali mostruose creature potevano trovarsi al suo interno.
Nonostante ciò, ella rimase incantata dalla bellezza del castello, mai in vita sua aveva visto una costruzione di tale beltà e raffinatezza e rimase per molti minuti a fissare il castello incantata e rapita da questo.
“cosa sto facendo? Non è il momento di star ad ammirare le prodezze naniche e men che meno a restare imbambolata qui come una stupida!”
Risvegliatosi dall’incantesimo, Jiahira si diresse di buon passo verso l’entrata della rocca.
“non sarà difficile entrare, basterà che io mi libri in volo e il gioco e fatto”
Il cancello della fortezza si ergeva alto e maestose davanti alla Guardiana. Due colonnine lo delimitavano e sue queste due, per gran sgomento della fata, due enormi draghi difendevano l’entrata.
Il Drago di destra, notando la fata, voltò il suo sguardo verso di lei e la fissò minaccioso.

Verità amare

Lamyan era appena tornata dal suo turno di guardia quando si diresse verso le segrete del castello.
I caldi raggi del sole le baciavano il viso e una tiepida brezza l’abbracciava. La donna sospirò e volse lo sguardo a Oriente,verso le alte montagne azzurre,verso la sua unica possibilità di far ritorno nel suo mondo. Sperava che un giorno,da quelle montagne, sarebbe disceso a riprenderla il suo amore,il suo Ishee,avrebbe sfidato tutti coloro che si sarebbero messi fra lui e lei e l’avrebbe riportata indietro.
Erano passati tanti anni da quando Puck l’aveva trasportata nel castello del suo padrone e lì,Donagh, l’aveva ridotta in quelle condizioni,né donna né gatto.un ibrido .”un disgustoso e ripugnante ibrido”Ishee,dove sei?Aiutami!”
Lamyan abbassò il viso cercando di trattenere le lacrime e di scacciare tutti i piacevoli ricordi del suo passato,quando sua madre la cullava dolcemente, quando il padre le insegnava a governare un regno e tutte quelle risate e i bei momenti passati accanto a Ishee. un leggero sorriso comparve sul suo viso.
Sospirò e si rincamminò di buona lena verso le prigioni.
-ahahah! Dovevi vederlo Ishee! Dovevi vederlo!-
La voce squillante di Puck rimbombò nella testa della donna.
“quel nome”
Lamyan si girò di scatto,no,non poteva essere.
-Ancora meglio di quella volta quando Andrha mi portò qui,durante la festa del Solstizio d’estate?-
La calda e armoniosa voce dell’uomo lasciò di sasso Lamyan.
“non, non può essere vero”
-Molto meglio Ishee! Molto,molto meglio!-
Risero.
Lamyan rimase paralizzata .
-Ishee.- sussurrò.
-oh, salve Lamyan!-
Puck saltellò baldanzoso verso la pietrificata Lamyan.
-Giocate ancora a far la guardia e cercate ancora di difendere il Monte?-
La donna non ascoltò il folletto,aveva occhi e orecchi solo per l’uomo che era con lui.
Puck,accorgendosene,chiamò con una mano Ishee.
Quest’ultimo,si diresse verso la donna e il folletto.
-Se non vado errando,voi due già vi conoscete.-
Ishee annuì,- si l’ ho vista passare qualche volta per il castello.-
-Ishee.non mi riconosci? Sono Lamyan.-
-Lo so chi sei, le voci girano-
-Cosa ci fai qua? Io.io.ti credevo morto!e in tutti questi anni non venisti mai a salutarmi!io.-
Lamyan distolse lo sguardo, disgustata.
-Sei stato tutto il tempo qua! Tutti questi anni e io non ne sapevo niente! Perché? Perché mi hai fatto questo?! Io t’amavo e credevo che la cosa fosse reciproca!-
Questa volta, fu Ishee a distogliere lo sguardo dalla donna che per tanto tempo era stata la sua dolce metà.
-Amore.sai come vanno a finire queste cose.-
Lamyan osservò con occhi roventi Ishee.
-Tu,lurido verme! Come osi, come osi chiamarmi così!-
Lacrime amare rigarono il volto della donna. Questa, cercò di asciugarsele prima che Ishee se ne accorgesse,non voleva mostrarsi debole davanti a lui.
-cosa hai mia piccola Lamyan? Ora sono da te,qui,viene amore,vieni qui a fianco a me-
Lamyan fissò con occhi roventi Ishee.
-lurido.lurido ripugnante lombrico! Hai davvero un bel coraggio a dirmi questo! No,non so come vanno a finire queste cose,raccontamelo “AMORE”-
Puck guardò divertito la scena, non vedeva l’ora di raccontare l’accaduto a tutti.
-Cara, non ti ricordi quando scoppiò la guerra? Io partii e fu la miglior decisione che avessi preso.
Lì,tesoro, un giorno,mentre stavo riempiendo gli otri d’acqua, venne da me una donna bellissima,una Fanciulla del Lago, Andrha, e mi chiese cosa stavo facendo. Mi prese la mano e mi mostrò una porta nella roccia che si trovava sulla riva del lago.Non potevo mica dirle “no, non posso venire con te”-
Lamyan, diede, con tutte le sue forze,uno schiaffo sul volto di Ishee. -Fai schifo.io ti credevo diverso.speciale..hai mai pensato a me? A come mi potevo sentire quando scoprii la tua misteriosa scomparsa. Speravo che un giorno saresti tornato da me! Passai molte notti insonni, sui bastioni del castello,aspettando il tuo ritorno! E tu? Tu cosa facevi? Gozzovigliavi come uno stupido,hai mai pensato a me?!-
Silenzio.
-Rispondi!-
Ishee fissò il vuoto.
Puck, guardava la scena deliziato e divertito.
-Allora?-
-Lamyan.io, io non so cosa dirti.mi spiace.-
-Non sai cosa dirmi?! Dimmi la verità, ecco cosa voglio sentirti dire, la verità! E non pensare che un “mi spiace” possa darti il mio perdono,oh no, caro mio, proprio no.-
Ishee, accorgendosi del vano tentativo di Puck nel soffocare le sue risa, lo guardò con disprezzo.
Lo sollevò con un braccio e cercò di scagliarlo il più lontano possibile da loro.
Poi, osservò il viso di Lamyan. Esitante, accarezzò il la parte del volto felino della donna.
Lamyan, si scostò, non voleva che la toccasse.
-vuoi la verità? Sarai accontentata ma sappi ti farà molto male, mi odierai ancora di più,anche se ti sembrerà impossibile. La vuoi sentire?-
-Non farne un tragedia greca- rispose seccata –dimmi tutta la verità. “La verità vi renderà liberi”-
L’uomo annuì.
-Non voglio farti perdere un intero pomeriggio raccontandoti tutto quello che mi è successo in questi anni, magari, se la situazione fosse differente, ti divertiresti anche, ora invece, ti annoieresti e arrabbieresti ancora di più. Solo una volta, anni fa, pensai a te. Sì, una volta soltanto.
Ma non pensare che io non t’abbia mai amato. No, questo non è assolutamente vero. Quando ancora vivevamo sulla Terra, t’amavo veramente, il mio amore per te era sincero. Ma quanto incontrai Andrha, tutto cambiò. Sentii che lei e solo lei era la vera donna della mia vita,la mia anima gemella. Fu un colpo di fulmine. L’anno successivo del mio arrivo, noi due ci sposammo-
Lamyan rimase senza parole.
-Tu.io.noi..noi eravamo sposati! Eravamo sposati davanti agli occhi di Dio!-
-Hai detto bene, eravamo.questa è una nuova Terra ,un nuovo mondo, una nuova vita. E la mia compagna di questo nuovo viaggio è Andrha e sarà sempre e solo lei. Dopo tre anni di matrimonio, quando arrivasti anche tu, quando Puck ti portò qui, Andrha ebbe una figlia. Diventai padre. Non ti ho mai salutata, non ti ho mai detto che c’ero anch’io perché avevo paura. Avevo paura di questo momento, di questa situazione. Nonostante tutto, non era mia intenzione farti soffrire. Non mi perdonerai mai, lo so e capisco anche perché. Sono stato un egoista, uno stupido egoista insensibile! Non potrò mai perdonarmi, vivrò per sempre con questo senso di colpa nel cuore, sono imperdonabile! Mi faccio schifo da solo, io l’ammetto, io ti ho rovinato la vita. Non sono quello stinco di santo che tutti dicono. Ti prego, Lamyan, sappi solo questo: Io non ti dimenticherò mai, te lo giuro, sarai sempre fra i miei pensieri e capisco che sono imperdonabile sappi però, che mi dispiace davvero tanto e che vivrò per sempre con questo mio senso di colpa che mi schiaccia il cuore-
-è il minimo Ishee, è il minimo che tu possa fare. Non puoi neanche immaginare quello che ho provato,quello che passai, le mie notti insonni, le mie notti bagnata dalle mie lacrime. Hai ragione Ishee, sei imperdonabile e non ti perdonerò mai. Mai-.
Lamyan diede le spalle a Ishee e si incamminò verso le segrete, lasciando l’uomo solo nel suo dolore e dispiacere.

Libertà

Nella stanza regnava il buio assoluto.
La Fata cercò a tentoni un appoggio per far leva e alzarsi.
“dove, dove mi trovo?”
si alzò ma ricadde subito.
-ah.- gemette.
-c’è qualcuno?-
Il rimbombo della sua voce sulle pareti della cella, le trafisse la testa.
Galehar, si portò le dita alle tempie iniziò a massaggiarsele.
Intorno a lei un campo d’energia non le permetteva di usare i suoi incantesimi, costringendola a rimanere segregata.
***
Jiahira osservò negli occhi i due dragoni neri che le sbarravano la strada.
Non poteva tirarsi indietro, doveva andare avanti,doveva farlo per Galehar.
I draghi la fissavano incessantemente.
Jiahira non sapeva cosa fare, le tremavano le gambe e sudavano le mani.
Non aveva mai visto dei draghi veri in vita sua, e ora, per la prima volta nella sua vita, non uno ma ben due draghi le stavano davanti,due draghi ostili.
“O la va o la spacca”
-Salve, possenti creature del Cielo-
I due draghi si diedero una veloce occhiata poi, il più grosso dei due parlò:
-Salve a voi protettrice dell’equilibrio della natura-
Poi, parlò il secondo drago:
-Diteci fata, qual buon vento vi ha portato fin qui,fino al castello del Re Finvarra e di sua moglie Donagh? –
Jiahira esitò.
-sono venuta per parlare al nostro Grande Re del recente attacco da parte dei Troll. La Valle Fatata è stata distrutta. Sono venuta in pace,mi ha mandato Regina Delehar-
-Capisco.-
Il più anziano dei due draghi s’avvicinò al suo compagno e in draconico gli diede degli ordini. Subito questo partì.
-Diffidate della mia parola?-
Il grande drago nero la fissò disinvolto.
-Sì-
***
Lamyan giunta alle segrete entrò nella Sala delle Torture.
Non dovette cercare tanto, Hijakar, il boia, le aveva detto dove trovare le armi contundenti.
Aprì uno dei numerosi cassettini e n’estrasse un affilato pugnale.
La donna se lo portò alla gola.
-addio.- sussurrò.
Iniziò l’incisione sul suo collo,ma alla prima goccia di sangue si bloccò.
“cosa, cosa sto facendo? Uccidendomi per quel.quel infame?”
Lamyan mise via il pugnale.
-ahahahahahaha! Sono una stupida! No, non morirò qui. Troverò il modo di tornare indietro, di tornare al mio mondo, lo troverò e tornerò indietro. So anche chi può darmi una mano.-
***
Galehar sentì dei rapidi passi avvicinarsi a lei.
-Chi sei?-
Di colpo la cella fu illuminata da uno scoppiettante fuoco.
-tu?!-
Lamyan si avvicinò alla cella,a Galehar.
-Io. Io ti ho messo qui dentro e io ti tirerò fuori, ma a una condizione.-
La Guardiana guardò scettica la donna felino.
-Cosa ti è successo alla gola?-
Lamyan si ritrasse nel buio di colpo.
-Niente che ti riguardi. Ora ascoltami, non abbiamo tempo per perderci in chiacchiere-
-Parla allora-
-era quello che stavo per fare, fata-
Galehar alzò gli occhi al cielo.
-Io libererò te da questa cella e tu, in cambio, libererai me-
-Eh? Perché dovresti liberarmi? Perché e come io potrei liberare te?-
-Sappi solo che il tuo mondo non è il mio. Io voglio solo tornare sulla Terra-
***
“Ecco lo sapevo ora sono davvero fregata. stupidi Draghi! Perché non si fidano di me? Ohhh.quanto non li sopporto!”
IL draconico ritornò ai cancelli, e fissò con disprezzo la giovane fata.
-Allora?- chiese il drago
-La Regina Delehar è morta-
Pietrificata Jiahira osservò i Draghi.
-come.com’ è possibile.?-
-Il gioco è finito misera fata. O ve ne andate immediatamente o mi vedrete costretto a uccidervi-
Jiahira non si mosse.
-Non finisce qui-
La fata prese il volo e si allontanò.
***
-Ora, donna, come facciamo ad uscire?-
Lamyan non rispose e continuò a rovistare fra gli scaffali della prigione.
-allora? Rispondi!-
Trovato della, in apparenza, robusta corda, si girò verso Galehar e iniziò a legarle le mani.
-Cosa?!-
-Fidati. Dobbiamo uscire da qui giusto? Quindi, si esce dall’ingresso principale e per far ciò.-
-dall’ingresso principale?!. Chiese stupita la fata, – ma sei pazza?! Non c’è un’uscita secondaria, un passaggio segreto che porta verso l’esterno.-
La donna felino rise.
-Ingenua. L’uscita secondaria e il passaggio segreto,perché esiste, sono più sorvegliati dell’ingresso principale. Solo due Draghi lo sorvegliano-
-SOLO DUE DRAGHI?! MA COSA.?!-
Galehar non riuscì a finire la frase perché Lamyan la imbavagliò.
-Scusami, ma devi imparare a tacere se no devo prendere queste precauzioni.ora andiamo-
***
Jiahira si lasciò cadere a terra.
Era scappata verso il bosco ed era disperata.
Non solo non era riuscita a salvare Galehar ma Delehar, La Madre Terra,la sua Regina era morta.morta senza che lei sue Guardiane fossero lì nel momento del bisogno.
“no,” pensò “non posso starmene qui a marcire, sono una Guardiana, sono una Fata, ma ce la posso fare. Non devo temere”
Jiahira si alzò e iniziò a correre alla volta del castello quando si scontrò contro qualcosa.
Caduta a terra si rialzò dolorante e rimase senza parole, attonita.
Lamyan si era chinata per vedere come stava Galehar e aiutarla ad alzarsi. Galehar era viva.
Jiahira saltò al collo dell’amica, piangendo.
-Scusami Galehar, non ho avuto la forza di venirti ad aiutare.Ma sei libera! Galehar.-
-Dimmi.-
Jiahira si staccò dall’abbraccio.
-Delehar è morta-
La Guardiana dell’Aria rimase paralizzata.
Jiahira si avvicinò a Lamyan e la ringraziò per aver dato una mano a Galehar.

Ritorno alla normalità

Le due Guardiane erano ancora stremate per il duello contro il Nuchleavee, ma non potevano concederci una pausa, sapevano entrambe che il bosco fatato non era lontano.
– Fanar ,quanto manca? Non ce la faccio più.-
Fanar guardò fisso davanti a sé, guardando l’orizzonte.
-ecco,vedi quel bosco laggiù- disse indicando la fitta boscaglia al di sotto della collina,- quella è la nostra destinazione-
Le due Guardiane ripresero la marcia.
Al centro del bosco, un grosso albero a fungo sovrastava tutta la foresta, la sede dei laboratori di ricerca degli gnomi.
Le due fate, entrate nella maestosa costruzione, si fermarono a guardare sbigottite la statua di uno gnomo. Era così strana e così vera.
-Fanar, cosa significa questa strana statua?- chiese curiosa Lalla, girandoci intorno.
La Guardiana dell’Acqua rimase a fissare la strana statua che aveva davanti.
-Forse.-
-Cosa ci fate qui Guardiane?-
Le due Guardiane ci voltarono di colpo verso il nuovo venuto.
I tre rimasero a guardarsi negli occhi per qualche minuti prima che il nuovo arrivato parlò di nuovo.
-Cosa ci fate qui?-
Lalla,spinta dalla sua irrefrenabile curiosità,chiese al folletto spiegazioni sulla strana statua in mezzo al corridoio.
Passarono alcuni secondi prima che Yanat rispose.
-Non sono affari tuoi mocciosa!-
“Tu.stupido folletto come osi rivolgerti così a me?!La regina delle Fate?!”pensò irritata Lalla,senza però dirlo ad alta voce.
Fanar,dal canto suo, non perse tempo a fare domande, studiata ancora per qualche minuto la statua.
Mentre Lalla e Yanat,rimasero a guardarsi in cagnesco,la Fanar estrasse dalla cintola la fiasca dell’acqua magica, bagnando così l’intera statua.
In pochi istanti,quella che prima veniva considerata una statua di cattivo gusto,si trasformò nel burbero gnomo di prima,Canar,finalmente,aveva riacquistato la normalità.
Yanat,accortosi dell’avvenimento guardò con paura mista ad odio la Guardiana dell’Acqua.
-stupida!cos’hai fatto?! Quel Gnomo è altamente pericoloso!-
Canar, stordito e confuso dall’improvviso cambiamento, sentendo le parole del folletto, si riprese subito e iniziò ad inveire contro Yanat.
Gli abitanti della Bosco,incuriositi e anche un po’ spaventati dalle urla isteriche del Gnomo,si diressero verso di loro.
-Canar!Vecchio mio! Siete finalmente tornato normale!ottimo,ottimo! Molti progetti, molto lavoro t’attende –
Canar, sfogatosi, si girò verso il suo capo.
-Daheanak, possibile che tu pensi solo a darmi da lavorare?-
Daheanak scoppiò in una calda risata.
-Questo è il tuo compito vecchio mio! Su, su, al lavoro! E tu Yanat, non voglio vedere nessun altro scherzo di questo genere capito? Ora,tutti al lavoro forza!-
La ressa di gente che era accorsa a seguire la scena,speranzosa di godersi una bella rissa, tornò a malincuore al lavoro.
Canar e Yanat,invece, si fermarono dalle due Guardiane.
-Cosa volete, Guardiane?-
-Siete sempre così cordiale folletto? Come osate rivolgervi così a noi Guardiane, noi, protettrici dell’equilibrio e della natura.Non sfidarci Yanat, non riusciresti a uscirne integro da uno scontro con me-
La Guardiana dell’Acqua fissò in tono di sfida il folletto.
Lalla,temendo uno scontro, si mise in mezzo a due e rivolta a Canar,gli spiegò la situazione e il motivo della loro venuta.

Precedente [POESIA] Una brutta notte Successivo [POESIA] Il tesoro