[FIABE] Solitudine e silenzio

C’era una volta…
in un lontano paese incantato, un vecchio boscaiolo che viveva ai margini di una foresta immensa con la moglie e due graziose figlie.
Ogni mattina, allo spuntare del sole, s’incamminava lungo il sentiero che conduceva nel folto del bosco accompagnato dalla sua ascia e una volta immerso nel verde, iniziava il pesante lavoro per mantenere la famigliola.
Un bel giorno, mentre si apprestava a tagliare un grosso albero, sentì dietro di sé lo scricchiolare delle foglie e, voltatosi, si accorse di una strana creaturina seduta sul ramo di un albero vicino…
era lì che lo osservava con la testolina piegata da un lato, ciondolando una zampetta giù dal legnetto… Osservava il boscaiolo con aria assorta al che il vecchio gli rivolse cautamente la parola :-Buongiorno a te, essere delle foreste, spero di cuore che il mio lavoro non ti arrechi fastidio…-
:-Assolutamente mio caro amico- Rispose l’esserino con fare amichevole, aveva una vocina tagliente e un’aria furba, ma non sembrava pericoloso… -Anzi, sono anni ormai che ti osservo, osservo il tuo lavoro e mi sembra molto faticoso. Sei una brava persona boscaiolo, quindi ho deciso che ti farò un dono- Detto questo, estrasse magicamente un’enorme e bellissima ascia, la lama argentea brillava nel sole mattutino, le arcane incisioni del manico erano veramente spettacolari, il boscaiolo lo guardò con stupore… :- E’ un’ascia molto particolare, è stata creata appositamente per te, nel regno delle Fate…-
La creaturina si alzò in piedi sul rametto brandendo l’enorme arnese con entrambe le mani e, prima che il vecchio potesse proferir parola, la scagliò velocemente nella sua direzione. Non ebbe nemmeno il tempo di emettere un fiato che uno schizzo di sangue imbrattò l’albero su cui stava l’esserino… Gli aveva spaccato di netto la testa a metà… l’ascia fatata si era conficcata pesantemente nel cranio del vecchio con un tonfo sordo sfigurando il suo viso e aprendogli la testa fino al collo.
Giunse la sera, il tramonto macchiò di fiamme rosse l’orizzonte e nella casetta del boscaiolo la moglie aveva già preparato la cena. Attese assieme alle figlie il ritorno dell’uomo ma invano e, fattosi buio, iniziò a preoccuparsi seriamente del mancato ritorno del marito.
attesero per tutta la notte e al mattino presto, la più grande delle due figlie, decise di recarsi nel bosco alla ricerca del padre.
Camminò a lungo sul sentiero inoltrandosi nel folto della foresta, il sole mattutino iniziava a farsi largo tra le fronde degli alberi e gli uccellini avevano già iniziato ad intonare i loro canti quando, all’improvviso, si ritrovò dinnanzi la scena raccapricciante.
Il padre giaceva disteso sull’erba ancora fradicia di rugiada in una pozza di sangue, col cranio spaccato a metà… un orrendo squarcio apriva il pover’uomo dalla gola allo stomaco… era stato svuotato dalle interiora e gli insetti del bosco stavano iniziando banchettare con gli ultimi resti della carcassa.
La ragazza rimase impietrita, prima ancora di disperarsi per la morte del padre la raggiunse un conato i vomito ed un grido di dolore e ribrezzo le salì alla gola.
In suo soccorso giunse veloce come un lampo un provvidenziale esserino che si disgustò a tal punto che decise di aiutare la povera ragazza e, lavorando con impegno, l’aiutò a seppellire il padre nel bosco, sotto una grande quercia, ansimando ed impegnandosi all’inverosimile per consolare la giovane persa nel suo dolore.
Al termine del lungo lavoro che aveva impegnato ormai metà della mattinata, l’esserino parlò alla ragazza :- Seguimi, forse le Fate potranno restituirti tuo padre che è stato così crudelmente ucciso, parlerò alla Regina delle Fate, vedremo cosa sarà in grado di fare per te, la conosco da molto tempo ormai, vedrai, per lo meno mi ascolterà…-
La ragazza decise di seguirlo senza nemmeno pensarci e si avviò dietro quell’esserino stravagante e buffo che si muoveva agilmente nel sottobosco fermandosi di tanto in tanto ad aspettarla.
Di lì a poco, egli le fece cenno di entrare in una buca scavata sapientemente in una grande roccia ed ella vi si infilò senza timore percorrendo carponi uno stretto tratto in discesa che terminò presto in una grande stanza piena di strani oggetti ed arredata in modo assai inconsueto… un rifugio… una tana… Non ebbe il tempo di pensarci di più, l’esserino, giunto alle sue spalle la scaraventò contro una delle fredde pareti di roccia e la immobilizzò in un istante.
Rimase stupefatta, da principio non si rese nemmeno conto di ciò che le stava succedendo… solo dopo alcuni secondi iniziò a gridare con tutto il fiato che le rimaneva… il dolore si fece sempre più forte e si accorse di essere letteralmente inchiodata al muro di pietra.
L’esserino la guardava infastidito e lei, piano piano iniziò a calmarsi…
Quando smise di gridare egli cominciò a parlarle… :-Vedi, non è da molto che abito in questo posto, è abbastanza tranquillo, e al sorgere del sole ho sempre dormito placidamente…
Ma ieri mattina, allo spuntare del sole, sono stato svegliato di soprassalto da un fastidioso ed insistente rumore, così, ho dovuto mio malgrado lasciare i miei sogni per inseguire la fonte dell’insopportabile fracasso che disturbava la quiete del mio sonno. Giunto nel bosco, già che mi ero svegliato più storto del solito, già che odio la luce del sole, già che gli uccellini cinguettavano…. e ho trovato anche un vecchio guastafeste che butta giù un albero, no, dico, ma ti rendi conto? Non che me ne freghi degli alberi… ma non poteva farlo in Silenzio?
Così ho eliminato la fonte del mio fastidio e visto che ho passato una giornata insonne e nel tardo pomeriggio mi è venuto un languorino, ho deciso di tornare a fare colazione. Poi, questa mattina, appena mi sono coricato dopo cena… i bambini mica li vengono a cercare nel bosco… danno la colpa agli Gnomi e alle Fate sai? Quegli odiosi fracassoni… Almeno, stando qui, non sento le mamme piagnucolare… per un marmocchio frignone… però hanno le ossa croccanti e la carne tenera…che delizia… Dicevo? Ah sì, Mentre mi coricavo ho sentito strillare. Se ti lasciavo lì a gridare addio tranquillità e non avrei dormito nemmeno oggi, e stanotte sarei stato ancora più nervoso, e poi mi passa l’appetito… Uffa, adesso batteranno la zona e… oh, che seccatura, che terribile seccatura…e poi mi dovrò aspettare altri scocciatori e il fracasso… che terribile seccatura… In quanti vi cercheranno ora? Non ne posso più, mi toccherà traslocare di nuovo… voi esseri umani quando raggiungete una certa età diventate così inutili, nemmeno buoni da mangiare e talmente rumorosi…-
La giovane, allibita e sconcertata dalle parole dell’esserino, si mise ad ingiuriare e a gridare ancora più forte di prima finché egli, stanco e oltremodo infastidito da quella voce lamentosa decise di farsi un’altro spuntino, con forza le aprì la bocca e con un solo morso le staccò di netto la lingua… tanto per chiudersi il buco nello stomaco provocato da tutto quel trambusto.
Si fece tardissimo e la moglie del boscaiolo, ora doppiamente preoccupata, decise di avviarsi verso il villaggio vicino per chiedere aiuto. La figlia minore si offrì anche lei di andare in cerca della sorella e del padre ma la madre non glielo permise e verso sera si avviò giungendo al villaggio al calare della notte.
Se fosse successo qualcosa di grave al marito e alla figlia, chi meglio dei boscaioli del paese avrebbe potuto battere la zona e cercare di trovarli? E poi la signora non avrebbe mai messo in pericolo la vita dell’altra figlia.
E così, ecco organizzati altri cinque giovani e forti lavoratori.
Accompagnati dalle loro asce e dalle lanterne, senza timore del bosco in cui passavano le loro giornate, si avviarono a passo sicuro gridando ad alta voce il nome dell’uomo e della ragazza scomparsi ormai da molte ore…


Si avviarono così per i sentieri oscuri della foresta, conoscevano ogni sasso del sentiero che percorrevano, non era poi così difficile orientarsi tra quegli alti tronchi che da tempo avevano accompagnato le loro lunghe giornate di lavoro. Continuavano a gridare i nomi dei due dispersi senza perdersi d’animo e cercando di fare chiasso per farsi udire…
Dopo un paio d’ore passate a camminare per i sentieri si accorsero che si stavano già allontanando parecchio dal paese ma vollero comunque proseguire. Decisero di dividersi per ampliare la zona della ricerca, quella parte di bosco era raggiunta di rado e non erano sicuri di poter contare solo sulla loro conoscenza del luogo.
Così, s’incamminarono ognuno per una direzione differente, chiamando e cercando con gli occhi in quel buio impenetrabile una traccia che potesse condurli ai due scomparsi… Il primo boscaiolo prese il sentiero che costeggiava il ruscello… camminò per qualche minuto e poi si fermò, cercava con gli orecchi il suono familiare delle voci dei compagni, tutto quel silenzio risultava alquanto strano nel folto di quel bosco così conosciuto. In un istante, uno sbuffo d’aria fredda spense la gialla fiammella della sua lampada. L’oscurità si distese d’improvviso sopra di lui, i suoi occhi furono coperti da uno spesso strato di nero e qualcosa gli toccò la schiena. Iniziò a sentire la schiena calda e umidiccia, pensò che fosse la paura, che il sudore gli avesse già inzuppato gli abiti ma lo strano liquido gli scivolò lentamente sulle gambe. Uno strattone lo fece piombare in terra, ancora confuso per la velocità con cui era avvenuto il tutto. Sentì una forte stretta ad un braccio e cercò di liberasene, si accorse che era molto più semplice di quanto avesse creduto, il braccio arretrò con grande semplicità ed in quello stesso istante la medesima stretta lo afferrò all’altro braccio, ancora una volta ritirò l’arto che si ritrasse velocemente… cercò di rialzarsi in fretta, solo allora si accorse che appoggiandosi alle mani aveva il viso troppo vicino al terreno. Una risatina stridula tagliò il silenzio come la lama di un rasoio e la luce della lampada ricominciò a brillare come per magia. Abbassando gli occhi non riuscì a scorgere che i suoi avambracci appoggiati in una pozza di sangue… le sue mani giacevano ad un metro di distanza da lui, una a destra ed una a sinistra… Con gli occhi colmi d’orrore e paura sollevò davanti ai suoi occhi gli arti amputati… La vista si annebbiò e allora si accorse anche di cosa gli avesse toccato la schiena. Il sangue scorreva come un ruscello di montagna, rosso e denso… Piano piano le forze lo abbandonavano e, negli orecchi, gli tuonava quella vocina leggera come l’aria e sottile come un filo di ragnatela, il dolce canto dell’oblìo.
Il secondo boscaiolo aveva imboccato il sentiero tra i salici, seguiva la strada con fierezza e sicurezza, l’ascia in spalla e la lanterna lucente davanti agli occhi. I suoi passi risuonavano sulle foglie come il sussurro di uno spirito inquieto. Si ritrovò a pensare alla sua vecchia nonna che raccontava orride storie sui salici, rabbrividì e si strinse nelle spalle proseguendo la sua marcia. Piano piano, come il crescere della marea, si sollevò una bava di vento, un respiro gelido e pungente che gli accarezzava le possenti spalle nude. Si guardò attorno con fare circospetto, la notte si posava quieta tra quei rami pendenti nel suo nero lucente, niente, non riuscì a scorgere nulla in quel buio ed il richiamo per quelle povere anime disperse si spense. Un brivido… e poi, preceduto da un sibilo somigliante al frusciare di un frustino per cavalli, come una gelida mano dai lunghi artigli, un profondo graffio gli solcò il bicipite. Nulla, non c’era nulla, i suoi occhi si sgranarono nel buio, la calda luce della lampada non cessava di brillare calma e sicura tra i suoi vetri opachi di fumo e di serate passate nel bosco. Al di fuori di quel cerchio luminoso i rami dei salici iniziavano ad artigliare l’aria, dalle loro estremità, come dalle punte delle dita di mani spettrali si allungarono lische di nebbia che via via presero forma. Quel ghigno sorridente sembrava invitare il giovane boscaiolo ad un orrendo destino ma lui, gelato dal terrore non osava muoversi e non osava muovere quella luce che splendeva tranquilla tra gli spiriti di morti innocenti e di silenziose grida. La sua forma era come quella che aveva tante notti sognato, quella forma silenziosa e solitaria che gli si presentava dinnanzi all’improvviso facendolo svegliare di soprassalto in un bagno di sudore. Anche ora, si diceva, si sarebbe svegliato e la sua giovane moglie sarebbe stata lì, accanto a lui, per rassicurarlo… Ma no, questa volta gli si parò dinnanzi all’improvviso e la sua lanterna cadde rompendosi in un fragore che in quel tombale silenzio sembrò una cascata di vetro. Non era il suo sogno, si disse, e nell’istante in cui vide l’ultimo bagliore della fiammella morente, riuscì a scorgere quel ghigno grondante di anime in pena ed una lunga mano dalle dita distese pronta a ghermirlo. Chiuse gli occhi, la vecchia nonna l’avrebbe riabbracciato con un sorriso…
Il terzo boscaiolo scattò in avanti tra la sterpaglia ed intraprese un faticoso cammino tra alberi enormi ed una vegetazione impenetrabile ferendosi le gambe ma continuando a proseguire e a gridare. Non si era mai spinto così nel profondo della foresta prima di allora ma non temeva quella quiete silenziosa. Quasi non fece caso alle voci dei compagni che si spensero in un sussurro nella notte e continuò ad avanzare gridando a squarciagola e, talvolta, imprecando tra sé e sé… Camminava a testa bassa e quasi sussultò quando sentì quel dolce e triste pianto. L’ho trovata, si disse, e si avviò verso quella flebile voce. Dopo pochi passi scorse tra gli alti fusti una veste chiara, una testa bionda china sulle mani. La donna stava seduta su di un tronco caduto o qualcosa di simile, sembrava che brillasse di luce propria nella notte, i gomiti appoggiati alle ginocchia e la testa tra le mani… Provò a chiamarla ma lei non rispose, sembrava troppo triste e persa nei suoi disperati pensieri. Si avvicinò il più in fretta possibile a quella leggiadra figura che risplendeva di stelle e di dolore, si chinò di fianco a lei pieno di apprensione ma, quando lei alzò gli occhi il suo volto lo fece ruzzolare tra l’erba. Uno scarno e putrido teschio, quelle mani non erano che stecchi rinsecchiti e carichi di odoroso muschio verdastro. La sua fu la velocità del lampo, il bianco sudario le si avvinghiò attorno lasciando indovinare ogni singolo osso di quel corpo sfigurato dai secoli e le sue dita si conficcarono nella gola del giovane come se fosse burro appena riscaldato… ne sentì l’odore pungente, poi il sapore del sangue che gli si riversava in bocca e da ultimo quei fetidi denti che scavavano a fondo nel collo e che alla fine riuscirono a sfilare la sua lingua dal foro nella gola… e lei mangiava con un gorgoglio felice ed ingordo…
Il quarto boscaiolo intraprese la sua ricerca dirigendosi verso la vecchia baracca, aveva percorso quella strada mille volte, aveva trovato quella rudimentale capanna in un pietoso stato d’abbandono e, una volta segnalata agli altri, avevano deciso di rimetterla in sesto per ripararsi dai temporali nel caso in cui si fossero trovati nei boschi a tarda ora. Pensava al lavoraccio che avevano fatto per rimettere in piedi quella catapecchia e così, immerso nei suoi pensieri, camminava tranquillo dondolando la lanterna al suo fianco e portandosi la vecchia ascia in spalla. Non si preoccupò quando non sentì più i compagni chiamare, la sua teoria era quasi infallibile, forse il boscaiolo si era ferito ed aveva cercato riparo nella capanna, almeno uno dei due l’avrebbero trovato. Continuava a camminare senza esitazione canticchiando tra sé e sé, l’aria si stava facendo fredda, pensava di fermarsi anche lui nella capanna, ammesso che ci fosse qualcuno, e di ritornare l’indomani al villaggio. Era quasi in vista della capanna quando iniziò ad alzarsi nell’aria quel gemito tremendo. Sembrava che un coro di centinaia di voci urlasse all’unisono ma il volume di tutto quel baccano era bassissimo… Si sollevava e si riabbassava ad ondate, come se qualcuno giocasse con la leva del volume di un antico grammofono. Come in una cascata di specchi rotti che rifrangono in mille schegge la luce di un fatato arcobaleno, si videro comparire nel cielo piccole strane figure danzanti. Il boscaiolo rimase stupefatto da tanto colore e si soffermò a guardare quell’incantevole danza. Quando le piccole figure si avvicinarono si sentì gelare il sangue, mille volti di bambini ghignanti e sofferenti gli stavano volteggiando attorno con fare minaccioso, le loro manine spuntavano da colorati abiti di luce cercando di afferrare una vita che a loro fu negata. Urla disperate e demoniaci capricci, vocette stridule e volti deformati dall’angoscia gli roteavano attorno, il loro reale volume attutito da qualche sorta di magico incanto. Il boscaiolo cercò di ripararsi il volto con le mani per non essere graffiato e sfigurato da quegli spiriti maledetti, ma in pochissimo tempo fu costretto ad accasciarsi al suolo, frastornato dall’apparizione. Solo per un istante, nel momento in cui la sua anima, con un leggero sussulto, minacciava di abbandonarlo, riuscì a sentire per intero tutto il frastuono generato dalla diabolica presenza. I suoi orecchi spruzzarono sangue all’intorno e le orbite dei suoi occhi si spinsero paurosamente fuori dal cranio… L’unico suono che si sentì attorno a lui fu un fioco rantolo di follia.
Solo il quinto boscaiolo si attardò un istante a partire alla ricerca dei due dispersi, vide distintamente i compagni allontanarsi nel bosco e, alla distanza di cinque passi, non di più, li vide accasciarsi sull’erba in orrende pozze e schizzi di sangue. Li per lì restò agghiacciato da quella strana e raccapricciante visione, poi, col poco fiato che gli rimase, cercò disperatamente di tornare di corsa sui suoi passi ed ecco che, mentre a grandi balzi cercava di riconquistare la strada perduta, un provvidenziale esserino gli si accostò nella corsa e, con una vocina tranquilla, gli chiese :-Perché stai correndo?-
Incredulo e senza respiro, il giovane boscaiolo si fermò… :-Chi sei?-
:-Oh, solo un abitante del bosco, niente di più… sai, forse so cosa stavate cercando, se vuoi ti condurrò da lei…L’ho soccorsa giusto stamane, sai, quelle creature hanno fatto a pezzi il poveretto, lei era davvero disperata così ho cercato di rendermi utile e l’ho soccorsa. Non devi aver paura con me, le fate mi sono amiche, é molto male inoltrarsi nel bosco quando fa buio sai?-
Vinto dalla paura e dal timore che potesse succedere anche a lui qualcosa di tremendo, il giovane seguì quel buffo esserino tra gli alberi, correva davvero veloce ed il giovane faticava non poco a non perderlo di vista. In poco tempo si ritrovò a scendere per una stretta buca scavata nel terreno. Al termine del cunicolo nel quale s’infilò carponi, si ritrovò in una grande stanza arredata in modo strano e colma di oggetti stravaganti. Assomigliava ad una tana ed il boscaiolo non si era immaginato nulla di diverso, forse l’aveva portata lì per proteggerla… L’esserino scoppiò in una fragorosa risata e se ne uscì con :-Eccola! Finalmente l’hai trovata!- Lo sguardo di lui iniziò a cercare nella grande stanza e la vide, con le mani sanguinanti che ormai si stavano strappando attorno agli enormi buchi che le avevano procurato i chiodi, la testa china da un lato e la bocca grondante di sangue… le aveva staccato la lingua in un modo osceno, strappata dalla bocca le pendeva inerte sul mento…
Anche il ragazzo si trovò in un baleno inchiodato al muro, proprio di fronte alla ragazza che ormai stava per esalare il suo ultimo respiro. Senza curarsi del dolore, preoccupato per la vita della giovane donna non poté fare a meno di esclamare
:-Sta morendo!-
:-Lo vedo bene!-
:-Non hai un briciolo di cuore!-
:-Non mi serve il cuore, stupido mortale! mi avete già scassato tutti quanti, non si può dormire in pace, non si può cenare in pace, non si può nemmeno farsi una passeggiata in pace che c’è gente che sbraita in tutti gli angoli!!!
MI AVETE SECCATO! E adesso, ora che ho tolto di mezzo gli altri fracassoni, toglierò di mezzo te, mi farò una buona cena e poi toglierò di mezzo anche tutti gli altri fracassoni del paese. Una volta tanto me ne starò in pace… QUESTO E’ IL DESTINO CHE ATTENDE CHIUNQUE CERCHI DI SCHIERARSI CONTRO LA SOLITUDINE ED IL SILENZIO…-
Fine?

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