[POESIA] L’isola incantata

(Claire Nahmad)

Verso l’Isola di Rathlin venni a navigare
quando spirava la lieve brezza estiva,
e là udii un così dolce raccontare
da voler ch’esso non fosse fantasia.

Diceva che alla sera,
quando il forte vento tace
e i torbidi flutti trovan pace,
dal profondo emerge una sirena,
e la magica conchiglia dolcemente intona.

E mentre suona, rocce, atri e valli
in echi morenti serbano la melodia,
come un coro di spiriti che si unisca
ad accrescere del suono la malia.

Poi, dalle dolci note richiamata,
ergendosi all’ammirato sguardo,
un’isola fatata par fluttuare,
e le sue tinte sono un trionfo di splendore.

Templi scintillanti, torrioni elevati,
sull’isola fatata tutto ciò che compare;
a alberi ondeggianti e ombrosi pergolati
di una verzura tutt’altro che mortale.

E mentre si muove, il cielo di ponente
di mille raggi variopinti splende;
e la quieta acqua, da ogni sfumatura baciata,
pare un flusso di fiamma dorata.

Si dice poi che se zolla o sasso o quel che sia
dalla verde Irlanda, terra consacrata,
fosse gettato su quest’isola di magia,
per sempre rimarrebbe sì ancorata;

ma se una piccola barca con tal mira
in silenzio ai suoi lidi si avventura,
la sirena scompare, il canto si estingue,
e l’isola fatata più non si distingue.

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