[POESIA] Una brutta notte

(M. Ende)

Un Paffo ha gli incubi e si sveglia,
vuole la mamma per sentirsi meglio,
perciò la chiama e aspetta.
nessuno viene, non c’è alcun rumore,
così si alza e cerca i genitori
in camera da letto.
Ma la stanza è vuota, è vuoto il letto,
il Paffo resta un attimo interdetto,
ma poi gli torna in mente:
i genitori sono usciti a cena
e lui è solo in casa – Dio, che pena! –
e non può farci niente!
“Bah, non c’è motivo” pensa il nostro Paffo,
“d’aver paura” e con incerto passo
torna nella sua stanzetta.
Ebbro dal sonno, imbambolato perso,
confonde testa e piedi, e in senso inverso
s’infila nel suo letto.
Ma non riuscendo a vincer la paura
tende l’orecchio nella stanza oscura.
Sente un rumore!
Come un bisbiglio, un flebile lamento,
si sente appena nella stanza accano.
Il Paffo trema dal terrore.
Per quanto riesce ora trattiene il fiato
augurandosi di essersi sbagliato.
No! Lo sente ancora!
Dall’armadio provengon dei rumori
come qualcuno che vuole venir fuori.
Che paura!
Ka-crack! Il pavimento ha scricchiolato.
Chi è che cammina con passo felpato
su e giù per la stanza?
Nel tentativo di non farci caso
il Paffo si ricopre fin sul naso.
Ma non è abbastanza.
Trema come se avesse l’influenza
e sente sotto al letto una presenza.
Rumori, rumori dappertutto!
Ora basta, non lo sopporta più!
Si fa coraggio e dal letto salta giù.
Ma è perduto!
Ha perso il senso dell’orientamento:
cerca l’interruttore inutilmente
e vaga disperato,
perchè in modo del tutto involontario
s’era infilato a letto all’incontrario
(ve lo ricordate?)
Vede una fioca luce alla sua destra
pensa: “Questa dev’esser la finestra”.
E invece era un riflesso.
Nello specchio intravede un ombra tetra,
una figura umana, oddio uno spettro!
E invece era lui stesso.
Il Paffo è stanco, spaventato e affranto,
non regge più, si lascia andare al pianto,
un pianto dirotto.
Ma in questo modo aumenta il suo terrore:
fugge, urta qualcosa… ahi! C’è un rumore
di vetro rotto.
Vuole uscire e non trova più la porta,
corre, si gira, sbatte e non si è accorto
che è già fuori dalla stanza.
Tutta la casa è invasa dai rumori:
gemiti, strepiti, grida d’orrore,
scricchiolii in abbondanza.
Il Paffo adesso fugge per le scale,
arriva fino al portone, vuole
andare in strada, fuggire.
Ma il portone della casa è chiuso
e il Paffo si accascia, tremante e confuso,
stanco da morire.
Passano i minuti, o forse sono ore?
Il Paffo non si muove, non ha il cuore,
e infine s’addormenta.
Solo, accoccolato contro il muro,
senza coperte in quell’androne scuro
e freddo, senza niente.
Ma all’improvviso lo acceca un bagliore.
Sono tornati a casa i genitori!
Il Paffo si risveglia.
La mamma lo solleva e lo bacia,
il papà lo prende tra le braccia.
Ora va meglio.
La mamma chiede: «Cosa ti è successo?»
Ma il Paffo si vergogna un poco, adesso,
di essersi spaventato.
«Niente, mamma, lo sai che sono grande.
Volevo solo sgranchirmi le gambe,
e mi sono addormentato».
«Mamma» chiede il Paffo, «Quando andate fuori,
tornate sempre a casa, voi genitori?»
«Certamente!»
La mamma sorride e spegne a luce,
il Paffo sospira, stanco e felice,
e si addormenta.

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