Celti: I Druidi, detentori del sapere

La vita pubblica e privata dei Celti era sotto il controllo dei Druidi, considerati al vertice della piramide sociale, ma indipendenti dai meccanismi che la regolavano.
Essi presiedevano al culto ed esercitavano la loro autorità nella sfera morale e culturale. Mediante “specializzazioni” vi erano tra loro sacerdoti, astrologhi, interpreti dei segni divini, giudici, maestri e uomini di scienza. Risulta quindi riduttivo definirli “sacerdoti”.
L’istituto druidico oltre che una caratteristica originale della società celtica, era anche un elemento unificante tra le varie tribù, dal Nord Europa alla Galazia. Infatti, vi erano periodicamente assemblee di Druidi appartenenti a tribù diverse, che potevano essere anche in guerra tra loro.
Esonerati dal sevizio militare, quando non celebravano i loro “riti”, facevano “scuola all’aperto”, richiamando da ogni parte giovani e adulti che accorrevano spontaneamente ad ascoltare i loro insegnamenti, a volte arrivando a studiare per vent’anni.
Nonostante fosse diffuso l’uso dell’alfabeto greco, la trasmissione del sapere era essenzialmente orale e basata sul continuo esercizio della memoria.
Scopo dell’insegnamento druidico era la conoscenza della natura, delle sue energie, telluriche e cosmiche, delle sue leggi e dei suoi ritmi. Da ciò nasceva un rapporto molto stretto, rispettoso e armonioso con la natura.
I Druidi, nel risolvere le controversie pubbliche o private, valutavano i motivi del contendere e stabilivano le pene e i risarcimenti, sia che si trattasse di reati penali, fino all’omicidio, o civili, come le questioni di eredità o di confine. Se il singolo o l’intera tribù non accettava il loro verdetto essi ricorrevano alla massima pena: l’interdizione ai “riti”, che comportava l’isolamento dal resto del popolo.

Uomo e donna

L’insegnamento dei Druidi di mantenere sempre una condotta virile, non significava che i Celti vivessero in una società “maschilista”. Anzi, la donna era considerata molto importante, soprattutto considerando l’organizzazione che dava più importanza ai guerrieri e a valori quali: l’abilità, il coraggio e l’onore sul campo di battaglia.
Il contratto matrimoniale prevedeva una “dote” da parte di entrambi i membri.
Il possesso di bestiame corrispondeva al prestigio sociale, ed anche le donne potevano disporne. Fu così che donne molto ricche, come Boudicca per esempio, poterono diventare anche regine. La donna poteva scegliersi il marito e comunque il contratto di matrimonio non poteva essere stipulato senza il suo consenso. Inoltre anche nella vita coniugale manteneva una certa indipendenza, per esempio se il marito commetteva qualche crimine o si copriva di debiti la moglie era considerata estranea ai fatti. In caso di morte, il/la vedovo/a si tenevano la parte dei beni corrispondente a quella messa in comune al momento del matrimonio, mentre l’altra parte tornava alla famiglia del/della defunto/a.
In ogni caso non vi era nessuna cerimonia religiosa che sancisse il matrimonio. Erano ammessi e disciplinati da leggi il concubinaggio e il divorzio.
I Celti praticavano anche l’omosessualità maschile. Per loro era naturale offrire il proprio corpo, considerando importantissimo l’apprezzamento della bellezza fisica e il culto del corpo maschile, senza tabù morali o religiosi, e offendendosi se venivano rifiutati.
I figli venivano affidati in tenera età a figure genitoriali non naturali, che, in cambio di cure e protezione nella vecchiaia, badavano alla loro crescita fino alla maggiore età (17 anni per i maschi, 14 per le femmine).

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