Celti: Le cattedrali gotiche

Molti, chi a torto chi a ragione, hanno visto nella fioritura dell’architettura gotica il recupero dei valori più profondi e del patrimonio di sapienza della cultura celtica.
Per quanto riguarda il repertorio iconografico cui attinsero per le sculture e le decorazioni delle cattedrali, gli storici ufficiali dell’arte non hanno dubbi sull’importanza avuta dal monachesimo irlandese.
La questione si fa più misteriosa se si valuta la continuità dell’attribuzione a determinati luoghi una “sacralità” intrinseca. Ciò verrebbe dimostrato dal fatto che molte cattedrali sono sorte in luoghi già oggetto di culto da parte di antiche comunità celtiche, circondate da un alone “magico” per i loro poteri curativi e benefici o per il regolare verificarsi di eventi miracolosi. Sembra effettivamente che i Celti avessero una piena consapevolezza delle energie che operano nella natura e del loro ruolo fondamentale in tutto ciò che ha a che vedere con la vita. I costruttori gotici avrebbero ripreso queste conoscenze facendone un tardivo omaggio a quei culti che la Chiesa aveva “combattuto”
Un esempio ne è la cattedrale di Chartres. Costruita su un poggio dove in precedenza sorgeva un tempio gallo-romano, concentra le energie provenienti dal sottosuolo grazie alla galleria “isolante” che le è stata scavata attorno. La spinta verticale dell’edificio fa invece sì che possa raccogliere le energie celesti. Chi entra dunque in questa cattedrale potrà trovarsi nel punto ideale di congiunzione tra Cielo e Terra.
Un’altra traccia della tradizione celtica è la presenza delle cosiddette Vergini Nere. Esse vengono infatti ricollegate alla Madre-Vergine-Sposa Karidwen l’aspetto femminile dell’Oiw, venerata dai celti sia come la Dea Bianca (la Luna Nuova), sia come la Dea Nera (la Luna Vecchia), dea della morte e della divinazione. Quindi la presenza di Vergini Nere in camere sotterranee viene visto come un collegamento con la Terra di cui i Celti veneravano lo “spirito”.

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