Celti: il Sidh

Visibile e invisibile

Il modo di pensare il divino secondo la religione dei Celti è molto diverso da quello della tradizione culturale dell’Occidente, infatti bisogna pensare al divino come in continua evoluzione, ciò spiega il fatto che non esistono, presso o Celti, miti sulla creazione. Il divino si manifestava in quattro mondi (o cerchi) che andavano dal centro, il “cerchio vuoto” o Oiw assoluto, al piano della coscienza spirituale; da questo al mondo fisico, dove l’uomo fa l’esperienza della morte, per finire al mondo della materia inanimata e incosciente, punto di partenza del processo evolutivo. La ricerca della via che consente all’uomo il passaggio dal piano del mondo fisico a quello spirituale è alla base della leggenda del Graal.
Secondo i Celti la morte fisica coincideva con la cessazione di una cooperazione fra i quattro elementi. Il “corpo astrale” del defunto entrava a far parte di un mondo invisibile, dove manteneva la memoria della propria vita terrena.
La tradizione voleva che proprio in funzione di questa memoria i defunti tornassero tra i vivi il primo giorno di novembre.
Lentamente le tracce emotive e mentali della vita passata si cancellavano e si giungeva a una “seconda morte”, che dava accesso al mondo dell’oblio (“terza morte”). Da qui, a seconda dell’evoluzione spirituale raggiunta nella vita terrena si passava al piano della coscienza spirituale e dell’immortalità o si ritornava al mondo fisico. Questo ciclo si sarebbe mantenuto finché l’ultimo degli esseri viventi non avesse realizzato la propria immortalità potenziale.
Ciò consisteva nel fare esperienza dei diversi stati di coscienza presenti nel meccanismo dell’Oiw.
L’Oltretomba celtico, o Annwn, è stato oggetto della fantasia e dell’immaginazione popolare. Poteva essere un’isola nell’estremo Occidente, oltre l’oceano, oppure una città sprofondata nel mare. Insomma è comunque un “altro luogo”.
I celti pensavano che l’Aldilà fosse accessibile anche ai vivi. Gli accessi erano spesso collocati in particolari incroci o presso le tombe. Ai bambini, come ai malati erano date precise istruzioni perchè non vi si smarrissero. Un mondo invisibile ancora più caratterizzato dall’Oltretomba era il Sidh.

Il Sidh

Sidh significa “pace”, ma anche “collina fatata”, ovvero un elemento particolare del paesaggio scelto da esseri invisibili, ai quali è possibile il passaggio da questo mondo a un mondo parallelo, un mondo in cui non si sperimentano la sofferenza e il bisogno. Questo mondo può essere paragonato a quello in cui si giunge con la “terza morte”. Se da quest’ultima affermazione si comprende il significato di “pace”, dal folclore popolare si comprende il secondo significato di “collina fatata”.
Fate, Silfidi, Folletti, Elfi, Gnomi e così via, frequentavano abitualmente il Sidh, oltre che a ricrearne l’atmosfera in quei luoghi che sceglievano di proteggere. Queste figure sono sia forze naturali che presiedono alla crescita delle piante, allo scorrere delle acque e alla riproduzione degli animali, che la “degradazione” di déi e dee.
Inoltre, le leggende narrano dei Tuatha De Danaan, un popolo costretto a rifugiarsi nel Sidh in seguito ad una grave sconfitta.

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