Celti: Il meccanismo dell’Oiw

Il “cerchio vuoto”

Il modo di pensare il divino secondo la religione dei Celti è molto diverso da quello della tradizione culturale dell’Occidente, infatti bisogna pensare al divino come in continua evoluzione, ciò spiega il fatto che non esistono, presso o Celti, miti sulla creazione.
Il divino si manifestava in quattro cerchi che andavano dal centro, il “cerchio vuoto” o Oiw assoluto, al piano della coscienza spirituale; da questo al mondo fisico, dove l’uomo fa l’esperienza della morte, per finire al mondo della materia inanimata e incosciente, punto di partenza del processo evolutivo.
Secondo i Celti la morte fisica coincideva con la cessazione di una cooperazione fra i quattro elementi.
Il “corpo astrale” del defunto entrava a far parte di un mondo invisibile, dove manteneva la memoria della propria vita terrena. La tradizione voleva che proprio in funzione di questa memoria i defunti tornassero tra i vivi il primo giorno di novembre.
Lentamente le tracce emotive e mentali della vita passata si cancellavano e si giungeva a una “seconda morte”, che dava accesso al mondo dell’oblio (“terza morte”). Da qui, a seconda dell’evoluzione spirituale raggiunta nella vita terrena si passava al piano della coscienza spirituale e dell’immortalità o si ritornava al mondo fisico. Questo ciclo si sarebbe mantenuto finché l’ultimo degli esseri viventi non avesse realizzato la propria immortalità potenziale.
Ciò consisteva nel fare esperienza dei diversi stati di coscienza presenti nel meccanismo dell’Oiw.

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