[FIABE] La maledizione del Cigno

C’era una volta…
in una piccola città al limitare di un grande fiume, una giovane e bella principessa che viveva nello splendido castello tra le mura fortificate.
Ogni mattina, al sorgere del sole, si affacciava alla grande finestra della sua stanza, scostava le tende azzurre come un cielo primaverile e osservava con trasporto i bellissimi cigni che nuotavano con eleganza nell’acqua limpida. Sotto di loro la superficie si muoveva appena ed accarezzava le loro candide piume. I lunghi e flessuosi colli bianchi ondeggiavano e gli splendidi animali si osservavano dolcemente. La ragazza era rapita dalla splendida visione che le si presentava ogni mattina, nella fredda luce dell’alba, quando ancora una leggera foschia si stendeva come un fatato tappeto sulle sponde del fiume e al di là di esse, sull’erba fresca del bosco, perdendosi tra gli alberi come un maligno e notturno spettro terrorizzato dalle prime deboli luci del giorno. Era veramente uno spettacolo magico, un meraviglioso risveglio della vita. Tra le mura del castello e nelle sue immense, fredde stanze, ancora il silenzio del sonno. Come in un sogno muto le si aprivano gli occhi e sul suo viso splendeva un sorriso di perle, sognava eppure era già sveglia… e continuava a sognare ancora, in quella silenziosa battaglia tra la luce e le tenebre che la riportava alla vita.
Pensava spesso a quando il Re, suo padre, aveva deciso di portare lì la sua dimora, dalla capitale del regno a quel posto sperduto tra le colline. All’inizio non voleva proprio rassegnarsi ma quando scoprì il magnifico spettacolo di quegli animali non impiegò più di un istante a chiedere per sé la stanzetta della sua dama di compagnia, piccola e stretta, ma con le grandi finestre proprio di fronte al fiume, sul muro più esterno del palazzo. Suo padre aveva insistito perché la stanza della figlia fosse la più sicura e riparata ma non c’era stato verso e con un sorriso felice, quella giovane dagli occhi sognanti aveva avuto il permesso di dormire nella piccola stanzetta a patto che davanti alla porta restasse un soldato di guardia per tutto il tempo in cui lei vi fosse rimasta, sia di giorno che di notte. La sua dama di compagnia, una fanciulla della stessa età della principessa e tanto bella da poter essere scambiata lei stessa per la figlia del re, ogni mattina, piano piano entrava nella stanza, restava immobile davanti alla porta finché la principessa non si voltava raggiante facendole segno di avvicinarsi. Sul viso della fanciulla si dipingeva un sorriso che sembrava creato da un fiabesco artista e leggera come l’aria si accostava anch’essa alla finestra osservando con la giovane padrona il meraviglioso spettacolo. Le ragazze si guardavano e sorridevano con occhi sognanti affacciate a quella finestra e così ogni mattina allo spuntare del sole.
Un giorno, le fanciulle si trovavano davanti alla finestra come di consueto e, nel bagliore dell’alba osservavano gli animali nuotare graziosamente nell’acqua.
In un solo istante, la loro idilliaca visione fu interrotta da un silenzioso sibilo. Uno dei meravigliosi cigni dal lungo collo bianco si ghiacciò all’istante e, nel moto inerte del suo lento avanzare sulla superficie, lasciò dietro di sé una raccapricciante scia. Sull’altro lato del fiume si scorse una sagoma scura, solo per un momento, sembrava osservare proprio le mura del castello. Le giovani rimasero di stucco osservando l’animale chinare la testa sul pelo dell’acqua ed abbandonarsi alla triste fine.

Ovviamente Ylith non è d’accordo.

Commenti inutili archiviati. Insomma, non farmi perdere il filo!!! Cosa dicevo??. Ah sì..”

Solo dopo qualche istante si accorsero di quella sagoma nera che si stagliava nella nebbia di là dal fiume, sembrava una persona incappucciata, una persona di alta statura e sicuramente piuttosto robusta. Aveva le spalle coperte da un pesante mantello per proteggersi dalla brezza mattutina ed il suo viso era oscurato da un ampio cappuccio calato sulla fronte. Si accorsero che sotto la larga cappa teneva nella mano un grande arco di legno e, quando si voltò per scomparire nel bosco, videro con chiarezza le frecce spuntare dalla faretra legata alle sue spalle.
Poco dopo, stavano già correndo per le scale del castello, scendevano gli scalini di pietra quasi volando, senza dar retta alle domestiche che gridavano loro di fare attenzione. Appena giunte nel cortile del castello chiesero di alzare i cancelli e giunte in riva al fiume si lanciarono senza pensarci due volte nell’acqua , per soccorrere il povero animale ferito. Trascinarono a fatica sulla riva del fiume la carcassa esanime del regale cigno, ormai era tardi.
La principessa versò un mare di lacrime su quelle candide piume striate di rosso, non si dette pace per giorni e giorni, osservando malinconica la triste e nivea creatura rimasta che passava la mattinata alla disperata ricerca del compagno tristemente scomparso. Se ne stava triste e sconsolata alla finestra, nell’inutile speranza che ricomparisse quel magico animale, sospirando e soffrendo per l’unico cigno rimasto.
Un giorno, poi, si decise.
Si levò all’alba, scese con cautela dal letto e si vestì in fretta, scostò con infinita cautela la pesante porta di legno e s’avventurò nel corridoio cercando di evadere la sentinella che sonnecchiava di fianco alla porta. Giunta alla porta dell’ancella entrò per svegliarla. La luce iniziava a rischiarare la grande stanza e le tende bianche scivolavano leggere sui sospiri del vento. La ragazza si avvicinò cautamente al letto e scostò le leggere tende che le nascondevano l’amica alla vista. Nel momento in cui la tenda fu completamente tirata, un grido disperato riecheggiò per il castello. La giovane era riversa nel letto, la gola le era stata tagliata in modo orrendo. Sul suo corpo gli abiti erano oscenamente strappati e si scorgevano su di lei i segni di un’inequivocabile colluttazione. Enormi lividi e squarci orrendi. Sembrava quasi che avesse combattuto nel silenzio del sonno con una mostruosa Bestia.
In breve giunsero le guardie e la giovane principessa fu scortata nelle sue stanze. Era in preda all’orrore e alla follia della paura, chi mai avrebbe potuto introdursi nel castello a quel modo?
Non parlò, per giorni, per settimane, al mattino guardava ancora la limpida superficie dell’acqua con lo sguardo vuoto, perso tra gli orribili pensieri di giorni che si stavano allontanando come rondini all’arrivo dell’autunno.

Continua…?

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