Celti: L’Altro Mondo – Una passeggiata tra una vita e l’Altra

Tutti, prima o poi, ci troviamo a farci domande esistenziali.
Chi sono? Dove vado? Cosa voglio?
Sono domande volte a comprendere meglio la nostra vita.
Ce n’è una però che più di tutte nel corso dei millenni della storia ha spinto l’uomo a cercare sempre più in profondità dentro se stesso; ma al contempo sempre più lontano da sé, per timore o paura della risposta:
cosa c’è dopo la morte?
Iniziamo dunque un viaggio per conoscere l’Altro Mondo dei Celti.

Mentre studiavo la cultura dei popoli Celti, ho fatto molta fatica a capire cosa fosse, per loro la morte.
Così ho seguito la strada degli archeologi, iniziando a studiare i ritrovamenti e reperti storici, quelli tangibili, delle tumulazioni di questi popoli.

I Cairn

I loro tumuli, che prevedevano talvolta l’inumazione e tal altra l’incinerazione, sono conosciuti come Cairn. La parola cairn è un adattamento del gaelico scozzese càrn, che compare in forma simile in vari altri linguaggi celtici della Gran Bretagna; come il gallese, l’irlandese e il cornico carn (in moderno gallese carnedd; alternativa in carnico karn). La stessa Cornovaglia (che si chiama Kernow in lingua cornica) potrebbe prendere il suo nome dai cairn che ne punteggiano il paesaggio.
In tutta la Gran Bretagna e l’Irlanda, questi tumuli sepolcrali e altri megaliti sono oggetto di una vasta antologia di leggende e folklore. In Scozia vige la tradizione di portare una pietra dalla base alla cima di una collina per aggiungerla a un cairn costruito sulla sua punta, in modo che il cumulo diventi via via sempre più alto. Un’antica benedizione in gaelico scozzese recita: «Cuiridh mi clach air do chàrn» ovvero «Metterò una pietra sul tuo cairn».
La pratica di erigere cairn risale alla preistoria, generalmente Età del Bronzo o anteriori. Le opere variano da piccole sculture di roccia a imponenti colline artificiali di pietre, a volte costruite sulla cima di rilievi naturali. Quest’ultime in particolare avevano la funzione di proteggere il defunto e di fungere da nuova abitazione dopo la morte.
Nei primi ritrovamenti ad Hallstatt, nel 1846, si scoprirono notevoli tesori all’interno di queste sepolture. Si trovarono anche otri di vino e piatti contenenti cibo e vettovaglie, che sarebbero dovute servire al defunto nella sua “altra vita“.

Cosa c’era oltre la morte

Nella cultura dei popoli celti la morte non è la fine della vita, ma solo un passaggio che il corpo deve attraversare per poter evolvere e migliorare.
Si tratta quindi più di una trasmigrazione dell’anima, termine moderno introdotto dagli studiosi per poter meglio spiegare il concetto secondo il quale l’uomo, raggiunto un certo stadio di “consapevolezza” ha la possibilità di trasmigrare verso un Altro Mondo, dove il suo spirito può continuare a evolversi.
Questa teoria corrisponde all’ideale dettato dalla via dell’Oiw, l’elevazione spirituale. Se un uomo, raggiunto il giorno della sua morte non è pronto per trasmigrare la propria anima verso un nuovo mondo, tornerà sulla terra e per mezzo di un altro corpo e un’altra vita.
Potrà tentare nuovamente di raggiungere la trasmigrazione.
Alcuni avevano ipotizzato si potesse trattare di una sorta di metempsicosi. Si tratta di una credenza propria di alcune dottrine religiose secondo cui, dopo la morte, l’anima, prigioniera del corpo, trasmigra da un corpo all’altro; e ciò proseguirà fin quando non si sia completamente affrancata dalla materia.
In realtà non è esattamente così, poiché secondo i Celti il corpo non era una prigione, ma un tempio, da curare e fortificare, senza dimenticare di nutrire la propria anima, difatti nella cultura celtica, molti uomini che furono eroi in questa vita, divennero divinità nell’altra, quella vissuta nell’Altro Mondo.

Cos’è, davvero l’Altro Mondo

«Dowar ar Vro a bétra vefé grè Met euz ar ré zo enn-hi olouaret?»
«Il suolo della Patria di che sarebbe fatto se non di coloro che vi sono sepolti?»

Se conoscete un po’ di folklore e leggende legate ai popoli celtici, avrete sentito nominare diversi luoghi che vengono dipinti come “fiabeschi” e favolosi.
Sto parlando dell’arturiana Avalon (o Avallon, conosciuta anche come “Isola della mela”), o Annwn, il cui signore Arawn è conosciuto come il Signore Grigio. O avete sentito parlare dei Sid (o Sidhe, Sídh, Caer Siddi, tutte varianti), le “Colline fatate”. Non vogliamo dimenticare Tír Na n-Óg o Isola della Giovinezza.
Questi tuttavia sono solo alcuni dei nomi dei regni che costituiscono l’Altro Mondo celtico. Esistono un’infinità di regni e luoghi e sovrani di questi luoghi, che compongono, a prima vista, un mosaico spezzettato e confusionario.
Troviamo allora Tír Taimgire, il Paese della Profezia, Tír na mban, il Paese delle Donne, Tír na mbéo, il Paese della vita; Tír fa tonn, il Paese al di sotto delle onde, Tír sorcha, il Paese della benedizione, Mag mell, la Piacevole contrada, Moy mell, la Piacevole pianura.
Ci sono poi Ynys wydrin, l’isola di vetro, Caer wydyr, il Castello di vetro, Tech nDuinn, la Casa di Donn; Caer Vedwit, il Castello dell’ebbrezza, Da Derga, la dimora di Derga.

Quale, di questi regni, è davvero l’Altro Mondo?

In realtà la risposta è semplice: tutti.
L’Altro Mondo in realtà è una visione per così dire “ingenua” della vita terrena, che talvolta ha tratti fiabeschi e surreali, ma tal’altra riprende passo a passo la vita terrena, ad eccezione dell’assenza (ecco perché “ingenua”) di odio, dolore e sofferenza.
Ognuno di essi è parte di un intero, dunque, ed ognuno ha un suo sovrano, partendo da Arawn (Annwn), Hafgar, Donn (Tech nDuinn), Derga (Da Derga), Badb, Cliodna, Manannan (Isola di Man).
Persino Goibnu (Fledh Ghoibhnenn), il fabbro degli Dei, ha un suo regno nell’Altro Mondo.
Si tratta dunque di un’Altra Vita in un Altro Mondo dove non a tutti è concesso accedervi con la morte; alcuni sono costretti a ritornare alla vita terrena per percorrerla nuovamente perseguendo l’Oiw.

Come si accede all’Altro Mondo

Gli accessi a questi regni non sono così rari, sono nascosti in ogni forma misteriosa della natura, in ambiti “inaccessibili” come le profondità del cielo, del mare e della terra stessa. Anche in alcune costruzioni erette dell’uomo possono nascondersi questi accessi, sebbene al giorno d’oggi questo è sicuramente più raro.
Per trovarli bisogna dunque seguire i giusti segnali.
Ci sono, per esempio, animali che sono legati all’altro mondo e col loro comportamento possono condurre gli uomini oltre la Soglia.

Animali della terra

Il serpente, per la sua capacità di “rinascere” ogni primavera fuoriuscendo dal grembo della terra, è considerato uno dei guardiani dell’Altro Mondo.
Spesso il cervo viene raffigurato insieme al cinghiale. Entrambi sono simboli di metamorfosi e trasmigrazione; il cinghiale in particolare viene spesso raffigurato insieme alle divinità, simbolo dell’abbondanza e dell’ospitalità che spesso vengono offerte nell’Altro Mondo.
D’altra parte il maiale, secondo le leggende, proviene proprio da questo Altro Mondo.
Il cane è anch’esso un custode dell’Altro Mondo; come fedele protettore dell’uomo lo seguirà e proteggerà anche nella sua vita oltre la morte.

Uccelli

Gli uccelli in generale, poiché capaci di volare liberamente o di nuotare, possono raggiungere nell’immaginario celtico mondi inaccessibili e lontani per l’uomo; per questo il loro volo rappresenta un ponte tra i mondi del cielo, della terra, dell’acqua e dell’oltretomba.
In particolare, come rappresentanti dell’Altro Mondo, posso assumere sembianze umane e condurre o attirare gli umani verso gli accessi che vi conducono.
Abbiamo quindi in particolare: il corvo, la cornacchia, l’aquila, il cigno, l’oca, la gru.

Pesci

Il salmone, con la sua migrazione per tornare alla fonte da cui è nato, è un simbolo di trasmigrazione e diviene, nel culto dell’acqua, portatore di anime.
Anche la trota e l’anguilla possono condurvi verso l’Altro Mondo, soprattutto quest’ultima, con la sua capacità di muoversi tanto nell’acqua quanto sulla terra.

Alberi

A proposito della terra, anche gli alberi possono indicarvi la via. La betulla, il frassino ed il sorbo selvatico, a causa delle loro bacche che possono guarire, istituiscono un collegamento con l’Altro Mondo. Per un motivo simile, anche il melo è uno degli alberi più frequentemente legato all’oltretomba.
Gli effluvi velenosi del tasso, in una calda giornata, possono far perdere conoscenza ad una persona, motivo per cui anche a questo albero viene attribuita la funzione di mediatore tra il nostro e l’Altro mondo.
Insomma, è evidente che a questo punto non possiamo chiederci più dove si trovano questi regni, poiché molti sono gli accessi ed i modi per trovarli.

Quando e Come

Secondo la tradizione c’è un periodo dell’anno in cui tutti i passaggi divengono più sottili, l’Altro Mondo si avvicina al nostro e permette agli Spiriti dei defunti di tornare sulla terra. Si tratta della notte di Samhain.
Gli Spiriti tornano alle loro case, per dare consiglio e conforto ai vivi; ma è altre sì molto pericoloso per i bambini e per gli anziani, entrambi troppo vicini (chi per nascita recente, chi per raggiunti limiti di età) alla soglia dell’Altro Mondo da cui provengono i primi, e in cui dovranno provare ad accede i secondi.
Talvolta però, qualche essere umano trova uno dei passaggi che conducono in questi luoghi per puro caso ed allora vi si perde. Sono molte le leggende che narrano di questi avvenimenti (una su tutte la leggenda del Viaggio di Bran). Ognuna di queste storie insegna che ogni uomo che attraversi il passaggio per queste terre, percepirà lo scorrere del tempo in modo differente; in genere scorrerà lentissimo così che si riverserà sulle sue spalle con le relative conseguenze quando tornerà nel mondo dei viventi.

Cosa succede se…

Se un uomo viene trascinato in quei regni contro la sua volontà, per punizione o per ripicca, costui vedrà, di quei luoghi, il lato più tetro ed oscuro. Basti pensare a coloro che vengono trascinati da Herne e dalla sua Caccia Selvaggia per essere puniti dei loro misfatti contro la natura e le sue creature.
Inoltre non è possibile riportare nulla da quei mondi senza il permesso dei sovrani di quelle terre e senza rischiare di trovarsi, letteralmente (e nel migliore dei casi), con un pugno di foglie secche.
Ci sono poi situazioni in cui animali e spiriti guida conducono gli uomini verso questi Altri Mondi, ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo un’altra volta…

Conclusione

L’Aldilà di questa antica cultura è quanto di più semplice e complesso allo stesso tempo io abbia mai studiato.
Ha in sé tutto il mistero di una nuova vita, ma non opprime, non si avverte quel senso di “fine imminente”. Piuttosto incita a dare il meglio di sé in questa vita per poter scoprire cosa troveremo nell’Altra.

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