[FIABE] Jboir e Beithe

V’è un’antica leggenda, che giunge alle nostre orecchie dai tempi dei tempi, quando l’uomo non correva, preso dalla fretta, dall’ansia di produrre, di crescere, di distruggere.
V’è una leggenda che narra di Jboir, lo Spirito dell’albero di tasso.
V’è una leggenda che narra di Beithe, lo Spirito dell’albero della betulla.
Jboir se ne stava tutto solo sopra ad un promontorio da cui intravvedeva, da anni ormai, uno splendido paesaggio.
Per curiosità, Jboir aveva sradicato i propri piedi di legno dal terreno, rischiando così la vita, per potersi avvicinare al ciglio d’un promontorio, dove, per tutti quei lunghi e solitari anni aveva veduto spuntare il fogliame e la cima dell’albero di betulla.
Giunse dunque al ciglio di questo promontorio, affacciandosi su d’una valle rigogliosa, scavata dal corso di un fiume. Accanto al fiume Beithe se ne stava tranquilla, nella sua pace.
Jboir, innamoratosi del fogliame e delle sue splendide venature, si avvicinò più che potè alla bella Beithe, piantando i suoi lunghi piedi legnosi accanto a lei.
Ma le radici crebbero e da esse nacquero nuovi germogli, nuove foglie, nuovi rami.
Pian piano Jboir cominciò a toglier la luce alla piccola e fragile Beithe, lasciandola inerme ed indifesa, senza la luce del sole.
In più Jboir non pensò mai, se non quando ormai fu tardi, che il suo soprannome era: “albero della morte”. Dalle sue foglie si estraeva, difatti, un potentissimo veleno.
Così Beithe era avvizzita due volte nel suo abbraccio: strangolata ed avvelenata dall’amore di Jboir.
Morale della favola:
Mai soffocare gli spiriti liberi, soprattutto se femminili.

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